Legge sul turismo, ma sulle case mobili è caos
La maggioranza va sotto sull’emendamento di Usula che prevede la riduzione dei bungalow nei camping
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CAGLIARI. Sulle casette di legno nei campeggi, quelle montate all’inizio dell’estate e smontate alla fine, la maggioranza di centrosinistra era già entrata in crisi mesi fa. Stavolta s’è proprio schiantata fino ad andare sotto in Consiglio regionale. Nelle correzioni volanti alla legge sul turismo, approvata l’anno scorso, è stata battuta proprio sull’emendamento bungalow. Perché se il vecchio testo prevedeva che, nei campeggi, le casette mobili potessero assorbire massimo il 35 per cento delle presenze possibili, il nuovo ha fissato un tetto più basso: non più del 25. A mettere in crisi il centrosinistra è stato l’emendamento presentato da Emilio Usula dei Rossomori, «è uno scandalo che la percentuale sia ancora così alta», le sue parole, detto, e con lui – che della maggioranza non fa parte – oltre all’opposizione, hanno votato a favore del «taglio» anche il Partito dei sardi, Campo progressista e l’Upc, che invece sostengono la giunta Pigliaru. È stato un incidente di percorso che, fino all’ultimo, il Pd ha cercato di evitare, confermando che «comunque il problema delle casette mobili sarebbe stato affrontato nella legge urbanistica e quindi era meglio soprassedere». Invece, c’è stato il tonfo. L’inaspettata correzione è stata subito criticata dalla Federcamping-Faita, con il presidente regionale Giuseppe Vacca che ha scritto: «Siamo sconcertanti per quanto è accaduto in Consiglio regionale. L’aver imposto la quota del 25 per cento è di fatto una decisione destinata a mettere in ginocchio tutto il mondo del turismo all’aria aperta». Per poi ricordare come invece, anche di recente, a favore delle casette mobili sia pronunciata di recente anche la magistratura ordinari, non ritenendolo un abuso edilizio. «Dalla politica purtroppo è stata portata avanti, fino alle estreme conseguenze, un’assurda battaglia di retroguardia». Sconfitta una volta, la maggioranza è riuscita invece a evitare – seppure per un solo voto – che passasse l’emendamento con cui Forza Italia proponeva un finanziamento, intorno ai 16 milioni, per «la realizzazione di 8 macrostrutture ricettive e sportive in ognuna delle ex Province». In sostanza, solo all’ultimo la maggioranza ha evitato che, dopo anni e anni, ritornassero i vecchi e fallimentari alberghi pubblici Esit. Infine, con la stessa leggina la Sardegna ha inserito, nella tipologia delle strutture turistiche, i «Condhotel». Sono una via di mezzo fra le seconde case e gli alberghi, tra l’altro imposti da una direttiva nazionale. La presa d’atto è stata contestata però dal centrodestra e in particolare da Luigi Crisponi dei Riformatori: «Ancora una volta – ha detto – dallo Stato abbiamo preso il peggio. I Condhotel sono l’esatto contrario del turismo di cui abbiamo bisogno».
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