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Sulla sanità isola in coda Arru contesta: dati vecchi

Sulla sanità isola in coda Arru contesta: dati vecchi

Nel rapporto di Tor Vergata la Sardegna ha una bassa qualità del servizio L’assessore: preso in esame il 2015, prima della riforma delle Asl e della rete

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CAGLIARI. La Sardegna è uscita molto male dall’ultima indagine del Centro studi dell'Università Tor Vergata sulla qualità del sistema sanitario regionale. In tutte le classifiche, è agli ultimi posti, massimo al penultimo, dietro Campania, Sicilia, Molise, Puglia, Basilicata, e Calabria. Con il resto d’Italia, oltre il Mezzogiorno, che ormai avrebbe raggiunto invece gli standard europei, con in testa le Province di Trento e Bolzano, seguite da Toscana, Lombardia, Friuli, Romagna e Veneto. Ma l’indagine, che sembra essere soprattutto una bocciatura, è stata contestata dall’assessore alla sanità Luigi Arru: «La maggior parte dei dati raccolti sono vecchi e infatti si riferiscono agli anni 2015-2016, quindi precedenti alla riforma della rete ospedaliera, all’avvio dell’Asl unica e all’apertura della centrale unica d’acquisto per gli appalti. Tre riforme che invece cominciano a dare, con continuità, più di un effetto positivo nella qualità delle prestazioni e nei bilanci». Di tutt’altro avviso è stato il commento alla stessa indagine dell’opposizione di centrodestra. Per i Riformatori, «la sanità è arrivata al capolinea, stavolta con un fallimento certificato, e i colpevoli devono avere l’umiltà di dimettersi». Secondo Fratelli d’Italia, «la giunta di centrosinistra ormai è un’accabadora e va fermata». Per Forza Italia, «Il governatore Pigliaru dovrebbe liberarsi di chi finora ha solo sbagliato».

L’indagine. Il Centro studi di Tor Vergata ha indagato, come ogni anno, sulle performance delle Regioni in cinque macro aree: quella sociale, poi esiti e appropriatezza delle cure, innovazione e infine «aspetto economico-finanziario». Fra gli indicatori di qualità sono inseriti il numero delle «famiglie impoverite proprio a causa della spesa sanitaria», l’aspettativa di vita in buona salute, il numero dei pazienti over 75 ricoverati e l’incidenza della spesa sanitaria sul Prodotto interno lordo. A valutare lo stato di ogni singolo sistema regionali sono stati poi gli utenti, le istituzioni – tra l’altro Arru ha fatto sapere di essere stato fra gli intervistati – medici e infermieri, più le industrie che si occupano di sanità in generale. Tirate le somme, è scritto nella relazione finale, la Sardegna è risultata sempre molto al di sotto della «soglia minima», senza mai raggiungere il 20 per cento, mentre la capofila Trento-Bolzano è sempre oltre il 50.

Non è così. Nella replica l’assessore Arru ha scritto: «L’indagine è incentrata non sulla qualità oggettiva di un sistema sanitario, ma su giudizi e quindi sono tutti soggettivi». Per poi aggiungere: «Tra l’altro i parametri cambiano di anno in anno, non è dunque possibile un confronto con le classifiche del passato». Nel 2017, per esempio, la Sardegna era invece a metà classifica, ma gli indicatori – come ammesso anche dal Centro studi – erano allora quasi tutti diversi. Per concludere, secondo Arru, che «senza conoscere la storia vera e completa dell’indagine, il centrodestra è arrivato a conclusioni affrettate, confermando di essere formata solo da degli untori seriali». La controreplica è stata immediata: «L’assessore si difende con i particolari e nega la bocciatura, ma dovrebbe provare a chiedere ai sardi cosa pensano della sanità. Non ha però il coraggio di farlo».

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