Bungalow della discordia Il Consiglio nella bufera
Scambio di accuse dopo il via libera alla riduzione delle case mobili nei campeggi Piscedda, Pd: «Hanno vinto le lobby». Usula, Rossomori: «No, ha vinto il diritto»
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CAGLIARI. Sulla casette della discordia, nei campeggi, il centrosinistra è scivolato l’altro giorno in Aula e 24 ore dopo continua a essere sotto pressione. Parte del Pd, con in testa Valter Piscedda, parla apertamente di lobby trasversali, «facilmente individuabili», che «avrebbero spinto troppi consiglieri a ridurre senza un motivo valido dal 35 al 25 per cento il numero delle presenze turistiche possibili nei bungalow o nelle case mobile dei campeggi. Soprattutto perché la decisione o retromarcia – prosegue – è arrivata nel mezzo di una stagione estiva e quindi con diversi investimenti, leggi acquisto delle casette, da parte di imprenditori invece sicuri di poter contare sulla vecchia percentuale». All’attacco frontale ha risposto Emilio Usula dei Rossomori, che della maggioranza non fa parte, ma è stato lui a presentare l’emendamento su cui poi il centrosinistra è scivolato: «Con quel voto favorevole – scrive – il Consiglio ha ripristinato solo la certezza del diritto visto che, l’anno scorso, proprio quel 35 per cento era stato contestato sin da subito dal Governo, perché incompatibile con il Piano paesaggistico regionale. Però c’è un altro aspetto importante: il Consiglio stavolta è stato più veloce di una Giunta che aveva giurato di abbassare quella soglia dopo le polemiche del passato, mentre poi invece nella realtà non ha fatto nulla e voleva anzi rinviare il problema a una Legge urbanistica ancora tutta da definire». La sconfitta è stata comunque presa con filosofia dalla Giunta e in particolare dall’assessore al turismo Barbara Argiolas: «Prendiamo atto – sostiene – della volontà del Consiglio, ma come ho detto in Aula, sulla sostanza (cioè il taglio della percentuale) siamo comunque d’accordo, anche se avremmo preferito portare la discussione sul numero delle casette possibili all’interno della prossima Legge urbanistica». Per poi spiegare il perché di quella scelta: «Il rinvio sarebbe servito a garantire, a luglio, gli investimenti semmai già fatti dagli imprenditori, scongiurando cambiamenti in corsa nel bel mezzo della stagione». Invece è proprio su questo aspetto che insiste ancora il comunicato di Valter Piscedda del Pd. «L’improvvisa marcia indietro del Consiglio – scrive – oggi non ha solo il peso di una brutta sconfitta per la nostra maggioranza, ma ha provocato anche un grave danno ai campeggi. Fra tutti quelli che hanno votato a favore dell’emendamento, qualcuno ha pensato che, nel frattempo, quei posti letto in più potevano essere stati prenotati o venduti?». Secondo Piscedda, quella domanda invece nessuno se l’è posta. Ma Emilio Usula sostiene tutt’altro: «Non è certo il caso di scomodare chissà quali misteriosi giochi di potere. Abbiamo solo messo al sicuro – scrive – diverse aree di sicuro pregio, gran parte dei campeggi sono sulla costa, evitando quelli che invece, vista la vecchia percentuale, sarebbero stati innegabili aumenti volumetrici. Non solo, il Consiglio ha sollevato la Regione dall’andare incontro a un contenzioso perdente con lo Stato». Sempre sui bungalow c’è stato un scambio di battute anche fra Raimondo Cacciotto del Pd e Marco Tedde di Fi. Il primo ha commentato: «Non è certo prevalso il buon senso in chi ha votato a favore dell’emendamento». E l’altro ha replicato: «Qualcuno sembra dimenticarsi che a criticare sin da subito quel 35 per cento era stato proprio chi guida la sua coalizione, il governatore Pigliaru». (ua)
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