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Centri di riabilitazione nel caos

Centri di riabilitazione nel caos

Denunciati tagli nei finanziamenti. Vertenza Aias: la soluzione è ancora lontana

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CAGLIARI. La lista della protesta è lunga: dai tagli insostenibili (dai 72 milioni del 2015 ai 55 previsti per il 2020) ai quasi tremila pazienti in lista d’attesa (e fra loro ci sono anche centinaia di bambini), dalle tariffe inadeguate alle risorse pubbliche distribuite senza un criterio. Nell’aula della commissione sanità del Consiglio regionale, a presentare l’elenco delle cose che non vanno è stata la delegazione dei Centri di riabilitazione convenzionati con il sistema sanitario regionale. Il portavoce Salvatore Pani ha detto: «È il caos e diverse terapie sono ormai a rischio proprio a causa della confessione che c’è. Più volte – ha aggiunto – abbiamo cercato un confronto con l’assessorato alla sanità e l’Asl unica ma non siamo stati ancora ricevuti. Purtroppo, negli ultimi mesi, la situazione è addirittura peggiorata e l’intera rete per la riabilitazione, che copre il 95 per cento del fabbisogno regionale, oggi è in serio pericolo». Sollecitato consiglieri di opposizione Giorgio Oppi, Edoardo Tocco e Michele Cossa e da quelli di maggioranza, Valerio Meloni e Rossella Pinna, il presidente della commissione, Raimondo Perra del Psi, ha annunciato che nei prossimi giorni sarà convocati con urgenza sia l’assessore alla sanità Luigi Arru che il manager dell’Ats Fulvio Moirano.

Caso Aias. Sempre la commissione sanità del Consiglio ha approvato all’unanimità anche una risoluzione, proposta da Edoardo Tocco di Forza Italia, sulla vertenza Aias. La sintesi è questa: «La Regione deve impegnarsi a sospendere il più presto possibile il contenzioso giudiziario con i vertici dell’associazione in attesa che sia fatta definitiva chiarezza sui conti ancora aperti». La mozione però non è stata votata da Luca Pizzuto di Mdp, che fa parte della maggioranza di centrosinistra, perché «sospendere il contenzioso risolverebbe solo i problemi dell’Aias, ma non mettere certo in sicurezza gli stipendi non ancora pagati ai dipendenti e neanche le prestazioni a favore dei pazienti». Va ricordato che, secondo la Regione, ai Comuni sono stati trasferiti da tempo i contributi per pagare all’Aias quanto dovuto per le cosiddette quote sociali, mentre l’Ats ha fatto sapere di aver pagato le prestazioni 2017-2018 dell’Associazione secondo i tempi previsti: entro 60 giorni dalle fatture. Quindi, «è l’Aias – si legge in un comunicato dell’assessorato alla sanità – a non avere più alibi e se continuerà a non pagare gli stipendi la convenzione sarà disdetta». Schiacciati in questo contenzioso infinito, i lavoratori dell’Associazione hanno proclamato per il 17 luglio due manifestazioni di protesta: una davanti al Consiglio regionale e l’altra sotto l’assessorato alla sanità.

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