Fondi europei per lo sviluppo, isola promossa

Parere positivo del Comitato di sorveglianza ma devono migliorare i tempi di spesa dei finanziamenti

CAGLIARI. Se non fosse per la strozzatura della burocrazia, l’esame sarebbe stato superato, perché – secondo il Comitato di sorveglianza – «l’aver programmato oltre il 70 per cento dei contributi europei destinati allo sviluppo è un buon punto di partenza». È questa, in sintesi, la pagella con cui s’è conclusa la prima missione di controllo sull’utilizzo del Fondo europeo per lo sviluppo regionale 2014-2020. Anche se il vero tagliando sarà a dicembre, quando la Sardegna dovrà dimostrare d’aver speso almeno 147 milioni dei 930 che ha disposizione, altrimenti dovrà restituire quelli rimasti bloccati. Per l’assessore al bilancio, Raffaele Paci, è «un traguardo che raggiungeremo senza difficoltà», e infatti «abbiamo accettato la sfida di andare oltre quella soglia minima e arrivare a 185 milioni di spesa». Dopo l’avvio delle procedure, finora la Regione ha investito 102 milioni e poco meno della metà sono stati già certificati dall’Unione europea. Ma per far cosa? Prima di tutto – come ha sottolineato dal direttore del Centro di programmazione Gianluca Careddu – «i fondi europei sono stati fondamentali per tenere o quasi in linea di galleggiamento la Sardegna negli anni della grande crisi». Ora che la paura è alle spalle sono cominciati gli investimenti su innovazione, competitività e rilancio economico. L’elenco dei progetti in corso è lungo: dalle reti intelligenti alla biomedicina, dall’aerospazio alla promozione turistica. Ancora: dal termodinamico di Ottana ai bandi per far crescere le micro imprese. «Superata la fase iniziale – ha detto l’assessore – dove ci sono stati degli innegabili ritardi, abbiamo messo a regime la macchina regionale che si occupa dei bandi legati ai Fondi europei». È una corsa continua per «garantire il massimo della velocità e dell’efficienza nella spesa», ma come ha confermato l’assessore «troppo spesso esiste la strozzatura della burocrazia». Il sistema Italia e quindi anche la Sardegna nei fatti «è ostaggio di leggi che scatenano, a loro volta, procedure lunghe e farraginose, o di una conflittualità giudiziaria infinita», e senza questo imbuto anche la spesa dei Fondi sarebbe molto più veloce. Durante il confronto con gli inviati dell’Unione c’è stato anche un accenno alla recente retrocessione della Sardegna da regione verso lo sviluppo ad area ancora molto lontana dallo sviluppo. «L’Europa – ha detto Paci – ha preso atto di una situazione che risale al 2013, ma allora da Bruxelles non sono arrivate le risorse che ci servivano. Ora, con la prossima programmazione 2021-2026, riceveremo più soldi». Ma per Pietrino Fois, coordinatore dei Riformatori, «sui Fondi europei la Regione non continua a raccontare la verità sul passato e soprattutto oggi sui ritardi nella spesa»,

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