Quando la paura fa vincere le elezioni
La paura rimane uno straordinario strumento di governo, di orientamento dell'opinione pubblica: siamo influenzabili, siamo fragili
Negli anni '90 e nei primi del nuovo secolo si parlava di "pancia" dell'elettorato. Ci si riferiva ai sentimenti più profondi che si agitavano nel corpo sociale dell'Italia. Da qualche tempo alla "pancia", abbiamo attribuito una definizione più precisa: paura. Una paura che viene messa al centro di tutti i discorsi e le analisi politiche. Chi l'ha trascurata, l'ha minimizzata, a volte l'ha ridicolizzata, oggi si trova ai margini del consenso popolare. Chi l'ha sopravvalutata, costruita, cavalcata, spesso utilizzata, ora vede gonfiare le proprie percentuali di gradimento presso l'opinione pubblica. La paura è uno degli istinti più profondi e primordiali dell'Uomo.
Avere paura, servirsi di meccanismi automatici di reazione, di corsi d'azione che poco hanno del razionale e molto dell'istintivo e dell'immediato, è qualcosa che può aiutare a salvarsi la vita in una foresta tropicale infestata di serpenti velenosi. Ma in una società industriale che ha risolto la totalità di problemi come quello appena descritto, la paura può provocare danni seri. È evocando la paura che i movimenti di destra populista hanno spinto molti elettori in Gran Bretagna a una scelta di uscita dall'Unione Europea di cui in tantissimi ora si stanno pentendo. Ed è evocando per anni paure con uno scarso fondamento nella realtà fattuale che movimenti xenofobi hanno vinto le scorse elezioni in Italia e vedono crescere in modo sostanziale il loro consenso.
Nelle società occidentali, tuttavia, le paure agitate dalla destra (e spesso sottovalutate dalla sinistra) non trovano riscontro nella realtà. Va fatta una prima considerazione: «Il mondo sembra più spaventoso di quanto sia perché ciò che sentiamo sul suo conto è stato selezionato - dal nostro filtro dell'attenzione o dai media - proprio per la sua natura spaventosa» (Rosling). Insomma, pare abbiamo una particolare passione per le storie spaventose, truci. Sono quelle che ci rimangono più impresse in mente perché la razza umana le ha sempre utilizzate come utile ammaestramento per evitare i tanti rischi che il mondo fino alla prima rivoluzione industriale ci riservava. Oggi non è più così e il panico, lungi dal garantirci una via d'uscita da situazioni difficili, al contrario, le crea. Come nel caso, ad esempio, dei fatti successi a Torino durante la visione in piazza della finale di Champions League di Cardiff fra Juventus e Real Madrid.
E' lo stesso meccanismo del terrorismo. La possibilità di morire per un attacco terroristico oggi al mondo, in alcune aree, è bassissima (le morti per questo motivo nei Paesi più ricchi si aggirano sullo 0,9% del totale) eppure la percezione di pericolosità è molto elevata.Come nel caso del crimine in Italia. Come nel caso dei migranti, percepiti tre volte tanti quelli che soggiornano da noi. Ma il pericolo è dato dalla pericolosità di unevento per il rischio di esservi esposti. E solo alcuni, se ragioniamo un attimo, vi sono materialmente esposti (e ovviamente devono essere assistiti per farvi fronte). Ma la paura rimane uno straordinario strumento di governo, di orientamento dell'opinione pubblica. Quando abbiamo paura, siamo influenzabili, siamo fragili, non prendiamo buone decisioni. Chi deciderebbe di stipulare un contratto sotto minaccia di una pistola? Quando si prova paura circa una questione pubblica, dunque, varrebbe la pena farsi alcune domande. Chi guadagna dalla mia paura? Seguendo l'istinto prenderò una decisione migliore o peggiore che se mi fermassi a riflettere valutando attentamente i pro e i contro? Un elettore dovrebbe farlo perché con la sua decisione potrà influire sulla pace e la prosperità della sua comunità. Potrebbe recare danno ad altri, ai suoi figli, come ricorda Brennan, che arriva a proporre una patente - cui tutti potrebbero accedere dopo un esame - dell'elettore. Una provocazione, forse. Tuttavia, la paura nelle democrazie mature (o pseudo tali) è pessima consigliera. Superarla insieme sarà una delle principali sfide delle forze politiche progressiste e dei cittadini nel XXI secolo.
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