La Nuova Sardegna

Diana condannato: cinque anni e mezzo

di Mauro Lissia
Diana condannato: cinque anni e mezzo

L’ex capogruppo Pdl giudicato colpevole di peculato continuato

2 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Qualcuna delle accuse è saltata grazie al lavoro dei difensori, altre per la prescrizione. Alla fine però Mario Diana, l’ex capo del gruppo Pdl in consiglio regionale, è rimasto inchiodato a quei libri preziosi acquistati coi fondi del gruppo che la polizia giudiziaria gli trovò a casa e che gli costarono il carcere. Il conto del tribunale presieduto da Giuseppe Pintori è comunque meno salato rispetto a quello del pm Marco Cocco, che aveva chiesto otto anni: colpevole di peculato continuato, il politico oristanese incassa la condanna a cinque anni e mezzo di reclusione con l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Se Diana aveva ancora velleità di tornare sulla scena politica regionale dovrà accantonarle almeno fino a un’eventuale riforma in appello della sentenza. A leggere il dispositivo si scopre che il tribunale - a latere Claudia Belelli e Manuela Anzani - l’ha assolto dall’accusa di aver avvallato l’ormai celebre banchetto nuziale del collega di gruppo Carlo Sanjust, che lo pagò coi soldi pubblici. È saltato dalla rubrica dei reati anche l’acquisto dei famosi Rolex: i difensori Pierluigi Concas e Massimo Delogu sono riusciti a dimostrare che la sua firma sull’assegno incriminato era stata falsificata. Se qualche personaggio di dubbia moralità è rimasto fra le ombre di questo processo, il tribunale ha voluto richiamare alle proprie responsabilità una testimone del dibattimento: si chiama Alessandra Gasbarri e gli atti del suo esame del 5 novembre 2015, in odore di falso, andranno alla Procura per ordine dei giudici. La vicenda: Carlo Sanjust, tra banchetti e convegni fantasma, aveva dato una mano anche alla Gasbarri, la cugina della moglie, che nel 2009 cercava un lavoro da studentessa universitaria. Chiamata a testimoniare dall’accusa, la donna aveva confermato di aver lavorato per qualche mese all’anno su incarico del gruppo Pdl tra il 2009 e il 2011, ma pur incalzata dalle domande del pm Marco Cocco e dall’ammonimento del presidente Claudio Gatti («lei si sta esponendo a un’accusa di falsa testimonianza») non era riuscita a ricordare che cosa avesse fatto per meritarsi 14 mila euro netti. Un’amnesia totale, che aveva suscitato la sorpresa del pm e del tribunale. Ora la Gasbarri lavora ad Abbanoa nel settore incassi e non ricorda nulla di quell’incarico: «Ricordo solo una ricerca sulla caccia - aveva detto dopo il richiamo del tribunale e quelli del pm - ma no... facciamo che non mi ricordo nulla». Caustica la replica del pm Cocco: «Faccia un po’ come vuole lei». All’avvio dell’udienza finale la difesa ha contestato l’ammontare delle uscite attribuite a Diana, finito a giudizio immediato per aver speso o fatto spendere illegalmente 220 mila euro tratti dai fondi destinati all’attività del suo gruppo tra marzo 2009 e maggio 2012.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative