La Nuova Sardegna

Nessun abuso, Zedda assolto anche in appello

Respinto il ricorso della Procura, il sindaco nominò la sovrintendente per sanare i conti del Lirico

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CAGLIARI. Non c’è stato abuso d’ufficio, Massimo Zedda è assolto anche in appello dall’accusa di aver imposto al consiglio di amministrazione del teatro lirico la nomina di Marcella Crivellenti al ruolo di sovrintendente. E’ una sentenza definitiva, perché lo scorso 10 maggio il pg Giancarlo Moi aveva chiesto la conferma del primo grado, convinto che scelte e atti amministrativi firmati dal sindaco-presidente della Fondazione fossero orientati soltanto sulla rotta dell’interesse pubblico: voleva mettere in sicurezza i conti del teatro, massacrati dalla gestione dispendiosa di Mauro Meli. La sentenza è arrivata poco prima di mezzogiorno, quando il presidente Antonio Onni è tornato in aula per leggere uno stringato dispositivo. La camera di consiglio è durata meno di un’ora, il che certifica come i tre giudici non abbiano avuto alcun dubbio sulla posizione di Zedda. Che l’aria fosse quella si era capito dalla tranquillità con cui il sindaco di Cagliari ha atteso il verdetto: sorrisi, strette di mano, una capatina al bar del palazzo di giustizia insieme ai difensori, gli avvocati Fabio Pili e Giuseppe Macciotta. Un avvocato Pili che ha ripercorso in un’ora e dieci minuti gli aspetti salienti di una vicenda che a suo tempo, era il 2012, sollevò un polverone di polemiche anche sul fronte politico del capoluogo. Il difensore è partito dalla realtà finanziaria del teatro, storicizzata nelle carte processuali: «Quando Zedda prese in mano la fondazione - ha detto Pili - c’era il rischio che i soldi non bastassero a pagare gli stipendi». Con l’arrivo della Crivellenti - ha sostenuto Pili - le cose cambiano e gli anni della sua gestione «sono gli unici in cui il bilancio si chiude in nero». Fondamentale il richiamo alla manifestazione d’interesse indetta da Zedda per trovare un sovrintendente al passo delle esigenze cagliaritane: «Non c’era alcun vincolo, lo scopo era esplorativo» ha spiegato Pili. Nel senso che il Cda della Fondazione avrebbe potuto scegliere fra le 44 candidature oppure no, senza che questo - come ha sempre sostenuto la Procura - comportasse conseguenze legali. Solo che al momento in cui saltò fuori il nome della Crivellenti, che al teatro aveva lavorato nel 2008 come coordinatrice della biglietteria, venne giù il mondo: prima l’ok del Cda, seguito da un repentino ripensamento. Dopo un’insurrezione interna dei dipendenti, orchestrali e coristi, sindacati in testa, che non vedevano di buon occhio quella nomina sorprendente. Il resto è scritto negli atti giudiziari e resterà dov’è: se errori sono stati commessi, nessuno di questi è un reato. (m.l)

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