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Cossa: per l’insularità necessario cambiare la Costituzione

Cossa: per l’insularità necessario cambiare la Costituzione

L’esponente dei Riformatori replica a Solinas (Psd’Az-Lega) «Per avere pari diritti non basta intervenire sullo Statuto»

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SASSARI. La modifica allo Statuto è giusta e doverosa, ma non potrà avere la stessa forza rispetto a un intervento sulla Costituzione. Michele Cossa, consigliere regionale dei Riformatori, il partito promotore della mobilitazione a favore del riconoscimento dello status di insularità in Costituzione, replica alle affermazioni del ministro degli Affari regionali, la leghista Erika Stefani e del senatore del Psd’Az-Lega Christian Solinas. Entrambi, nelle interviste pubblicate sulla Nuova, hanno detto che la grande battaglia portata avanti dai Riformatori – e sostenuta da numerose altre forze politiche anche di diverso colore – rischia di essere inutile, complicata e soprattutto troppo lunga. Perché, hanno sostenuto, per garantire maggiore autonomia alla Sardegna è sufficiente modificare lo Statuto, la Carta dell’isola. Solinas ha spiegato di avere già presentato alcuni disegni di legge su vari temi – per esempio entrate, trasporti, accise, istruzione – con l’obiettivo di scompensare gli svantaggi economici, assicurare maggiori spazi di libertà e rendere l’isola più attrattiva per gli investitori. «Tutto giusto – dice Cossa – ma il nostro obiettivo guarda più lontano». Prima la risposta al ministro Stefani: «Non sa nulla della Sardegna, lei in passato ha fatto una battaglia per rivendicare maggiori risorse alla sua regione, il Veneto. Ma noi non vogliamo elemosine, al contrario pretendiamo pari opportunità rispetto alle regioni della terraferma. Intorno a questo scopo si è costituito un incredibile fronte comune, con l’impegno delle forze politiche più disparate che hanno contribuito a raccogliere prima 92mila firme a favore del referendum e ora per la proposta di legge di modifica costituzionale. Voglio ricordare – aggiunge Cossa – che l’insularità non riguarda solo la Sardegna, ed è un principio che esiste già e noi chiediamo che sia riportato nella Costituzione italiana: al ministro Stefani faccio presente che c’era nel 2001, quando fu cancellato dalla riforma federalista dello Stato». Nessun dubbio, da parte di Michele Cossa, sulla diversa forza dell’iniziativa rispetto alla sola modifica dello Statuto: «Con l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione italiana si fisserebbe un paletto chiaro. Di fatto si creerebbe un ponte ideale tra l’isola e il Continente e non sarebbe più necessario, ogni volta, sedersi a un tavolo a discutere su cosa spetta alla Sardegna. Mi riferisco per esempio alla Continuità territoriale: non è pensabile che puntualmente il principio venga rimesso in discussione, il diritto alla mobilità dei sardi deve essere cristallizzato in via definitiva. In questo modo anche lo Stato sentirebbe un impegno maggiore rispetto all’attuale: sino a questo momento il problema non è stato posto con sufficiente forza all’Europa. Probabilmente perché nessun governo si è reso conto sinora di che cosa significhi spostarsi in aereo o in nave per un sardo. Quando le difficoltà saranno comprese allora forse la battaglia sarà vinta». (si. sa.)

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