Massacrati al rientro dalla mungitura
Massacrati di pallettoni mentre tornavano a casa, dopo la mungitura. Uno, colpito alla schiena e alla testa, mentre tentava la fuga, a piedi. L’altro straziato mentre era ancora al volante del pick-up...
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Massacrati di pallettoni mentre tornavano a casa, dopo la mungitura. Uno, colpito alla schiena e alla testa, mentre tentava la fuga, a piedi. L’altro straziato mentre era ancora al volante del pick-up. Bisogna tornare indietro di undici anni, per ritrovare, tra le cronache più tragiche della Barbagia, l’episodio precedente legato alla faida di Orune che aveva colpito la famiglia Chessa. Una famiglia che ancora prima aveva perso diversi altri componenti. La sera del 4 febbraio del 2007, poi, a perdere la vita sotto i colpi del killer erano stati i fratelli Nicola e Serafino Chessa, di 31 e 34 anni. Due ragazzi dall’animo gentile e generoso, sconosciuti alle forze dell’ordine, sempre pronti a dare una mano nell’ovile e nelle campagne della famiglia. Fino al loro ultimo giorno. Erano circa le 17 del 4 febbraio, quando il destino aveva deciso che era scoccata la loro ora. Nicola e Serafino Chessa stavano tornando a casa, dopo aver munto e accudito il bestiame di famiglia. Tornavano a casa stanchi ma soddisfatti, come sempre, dopo una giornata in campagna. Non temevano agguati, evidentemente, perché non prendevano precauzioni particolari. Poco prima delle 17, dunque, i due fratelli avevano chiuso il cancello dell'ovile alle loro spalle ed erano saliti sul loro furgoncino per tornare a casa a Orune. I killer li attendevano poco più avanti, a non più di venti-trenta metri. Volevano, evidentemente, che i ragazzi fossero entrambi dentro l’auto, per avere la certezza che non potessero fuggire. Gli assassini si erano piazzati in un punto strategico della strada, studiato con cura, per non lasciare scampo ai bersagli senza rischiare di ferirsi a vicenda. I killer erano uno per lato, nascosti dalla macchia, armati probabilmente di fucili caricati a pallettoni. Il pick-up grigio dei Chessa aveva rallentato e in quel momento era stato investito dal fuoco incrociato. Nicola Chessa, che era seduto al posto di guida, era stato centrato alla testa ed era morto sul colpo. Il fratello Serafino, era riuscito, invece, ad aprire lo sportello e a tentare una fuga disperata lungo la stradina di penetrazione agraria, in direzione opposta a quella dei killer. Una fuga finita dopo circa quaranta metri. Il giovane, infatti, era inciampato ed era stato raggiunto dal suo assassino, che lo aveva ucciso sparandogli alla testa e alle spalle. Una esecuzione perfetta e brutale. (v.g.)
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