Abbanoa, bocciato un licenziamento
Il tribunale di Nuoro reintegra un dirigente accusato di aver diffamato l’azienda
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CAGLIARI. Licenziato per “giusta causa” disciplinare in seguito ad alcune mail di protesta inviate ai vertici aziendali e all’assessore regionale ai lavori pubblici Paolo Maninchedda, un ingegnere dirigente di Abbanoa ha ricorso al tribunale del lavoro di Nuoro ed è stato reintegrato nel posto di lavoro per ordine del giudice Paolo Dau. La società in house della Regione che gestisce il servizio idrico - assistita dall’avvocato Giuseppe Macciotta - dovrà versare a Giovanni Paolo Dalu gli stipendi arretrati rivalutati e con gli interessi, le spese legali e quelle del giudizio. Il provvedimento non è definitivo: Abbanoa potrà scegliere di andare avanti fino al giudizio di merito, ma nel frattempo Dalu - che è patrocinato dagli avvocati Luca Crotta e Cecilia Savona - potrà riprendere a lavorare in azienda col ruolo che aveva prima del licenziamento oppure avrà diritto, se vorrà, al pagamento di un’indennità pari a quindici mensilità calcolate sull’ultima busta paga ricevuta. Per il tribunale il dirigente nelle sue mail «non ha mai oltrepassato la misura consentita dall’esercizio del diritto di critica e pertanto il licenziamento intimatogli il 16 marzo 2017 è illegittimo o almeno sproporzionato rispetto alla reale e concreta gravità delle affermazioni rese dal lavoratore nelle missive oggetto di addebito».
Spiega ancora il giudice nell’ordinanza che «benché appaia evidente come l’ingegner Dalu abbia inteso attribuire ai soggetti interessati e in particolare al direttore generale Sandro Murtas fatti dotati di un’intrinseca gravità, tali da poter integrare, ove provati, illeciti civili e finanche penali, e sebbene le espressioni variamente utilizzate si situino in una zona di confine tra la pacata esposizione di opinioni personali e la vera e propria invettiva, non può non rilevarsi, a conferma che tali dichiarazioni non assurgono nel caso in specie a motivo legittimo di licenziamento disciplinare» che ogni «contestazione mossa ai vertici aziendali» era sempre riferita a profili «esclusivamente attinenti alla mission aziendale di Abbanoa spa». In altre parole il dirigente avrebbe sempre parlato solo di lavoro. Nelle mail contestate Dalu parla fra l’altro di deportazione di dipendenti, di assoluta assenza di segnali di umanità da parte dei vertici aziendali, di realtà oppressiva e di tensioni continue all’interno dei luoghi di lavoro, con aggravi di impegni e ferie costantemente rimandate, in una situazione che avrebbe condotto fra l’altro al suo declassamento professionale. Fra le altre situazioni segnalate da Dalu la difficoltà di rapporti, secondo la sua opinione, tra i dirigenti e il dg Murtas: «Visto che il direttore generale ha una specializzazione non tecnica - è scritto in uno dei messaggi di posta elettronica - come fa a dialogare con tutti i responsabili apicali di settori tecnici in cui risulta oggi suddivisa l’azienda, come fa a fare sintesi?». Ma se per l’azienda quelle frasi sono sufficienti a considerare interrotto il rapporto fiduciario tra Abbanoa e il dirigente, il giudice di Nuoro ha ritenuto che le affermazioni contenute nei messaggi rientrino nei limiti della protesta, aspra ma legittima, comunque rivolta soltanto a migliorare lo stato dei rapporti interni all’azienda e non a danneggiarla.
Opposta la posizione di Abbanoa: secondo l’avvocato Macciotta il dirigente avrebbe rivolto «nei confronti dei vertici aziendali espressioni accusatorie eccessive e denigratorie che superano i limiti interni ed esterni del diritto di critica da parte del dipendente nei confronti del management della società». (m.l)
Spiega ancora il giudice nell’ordinanza che «benché appaia evidente come l’ingegner Dalu abbia inteso attribuire ai soggetti interessati e in particolare al direttore generale Sandro Murtas fatti dotati di un’intrinseca gravità, tali da poter integrare, ove provati, illeciti civili e finanche penali, e sebbene le espressioni variamente utilizzate si situino in una zona di confine tra la pacata esposizione di opinioni personali e la vera e propria invettiva, non può non rilevarsi, a conferma che tali dichiarazioni non assurgono nel caso in specie a motivo legittimo di licenziamento disciplinare» che ogni «contestazione mossa ai vertici aziendali» era sempre riferita a profili «esclusivamente attinenti alla mission aziendale di Abbanoa spa». In altre parole il dirigente avrebbe sempre parlato solo di lavoro. Nelle mail contestate Dalu parla fra l’altro di deportazione di dipendenti, di assoluta assenza di segnali di umanità da parte dei vertici aziendali, di realtà oppressiva e di tensioni continue all’interno dei luoghi di lavoro, con aggravi di impegni e ferie costantemente rimandate, in una situazione che avrebbe condotto fra l’altro al suo declassamento professionale. Fra le altre situazioni segnalate da Dalu la difficoltà di rapporti, secondo la sua opinione, tra i dirigenti e il dg Murtas: «Visto che il direttore generale ha una specializzazione non tecnica - è scritto in uno dei messaggi di posta elettronica - come fa a dialogare con tutti i responsabili apicali di settori tecnici in cui risulta oggi suddivisa l’azienda, come fa a fare sintesi?». Ma se per l’azienda quelle frasi sono sufficienti a considerare interrotto il rapporto fiduciario tra Abbanoa e il dirigente, il giudice di Nuoro ha ritenuto che le affermazioni contenute nei messaggi rientrino nei limiti della protesta, aspra ma legittima, comunque rivolta soltanto a migliorare lo stato dei rapporti interni all’azienda e non a danneggiarla.
Opposta la posizione di Abbanoa: secondo l’avvocato Macciotta il dirigente avrebbe rivolto «nei confronti dei vertici aziendali espressioni accusatorie eccessive e denigratorie che superano i limiti interni ed esterni del diritto di critica da parte del dipendente nei confronti del management della società». (m.l)
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