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L'Oms mette sotto accusa la dieta mediterranea, Coldiretti: "Una follia"

Luca Saba
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Luca Saba

Dopo le perplessità di alcuni sul Ceta, il trattato di libero scambio col Canada, ecco un'altra fonte di preoccupazione per i prodotti agroalimentari della Sardegna

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SASSARI. Dopo i timori per la ratifica del trattato Ceta, il trattato di libero scambio con il Canada, ora si apre un altro fronte per il settore dell'agroalimentare, anche in Sardegna. L'Organizzazione mondiale della Sanità, infatti, vuole mettere sotto accusa i prodotti tipici della dieta mediterranea, olio, formaggi e vini innanzitutto, perché responsabili di provocare il diabete, il cancro e le malattie cardiovascolari.

Secondo le intenzioni dell'Oms, tutti i prodotti di qualità del made in Italy rischiano di fare la fine delle sigarette: verrebbero tassati pesantemente, con tanto di immagini raccapriccianti sulle confezioni per ricordare che «nuocciono gravemente alla salute». «È una follia - protesta Luca Saba, direttore regionale di Coldiretti - Tutta l'industria agroalimentare sarda verrebbe pesantemente colpita. Dai produttori di olio di oliva alle cantine vitivinicole fino ai formaggi. Ci sarebbero tasse pesantissime su tutti i prodotti che contengono grassi, sale e zuccheri e, soprattutto, ci sarebbero sulle confezioni gli avvisi di pericolo per scoraggiare i consumatori ad acquistarli. Si arriverebbe al paradosso di concedere luce verde alla Coca Cola Light, per il suo ridotto contenuto di zuccheri, e semaforo rosso a un pezzo di pecorino. Eppure questa è l'alimentazione dei sardi, da millenni».

Il direttore di Coldiretti è preoccupato anche delle conseguenze che potrebbe avere la ratifica del trattato Ceta sull'agroalimentare sardo. «I produttori di pecorino romano dicono che grazie a questo trattato - che è entrato in vigore in via provvisoria il 21 settembre scorso in attesa di essere ratificato da tutti i parlamenti degli Stati membri - le esportazioni nel primo semestre di quest'anno sono aumentate del 24%. Però, da quel che vedo, il prezzo del pecorino continua a scendere. Non riesco a capire perché se c'è tutta questa richiesta». Per il direttore della Coldiretti «la decisione di non ratificare il trattato Ceta è una scelta giusta di fronte ad un accordo sbagliato e pericoloso per l'Italia e anche per noi. Per la prima volta nella storia l'Unione europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, come il Parmesan canadese».

Attacca il Ceta anche Emilio Usula, consigliere dei Rossomori, medico di professione, che ha presentato una mozione per sensibilizzare il Consiglio Regionale ad una presa di posizione netta contro il Trattato. «Il Trattato rappresenta un vero e proprio pericolo per la salute dei cittadini dati i diversi livelli di controllo nell'uso dei prodotti sanitari e sull'utilizzo di fitofarmaci e pesticidi. Si pensi solo all'uso del glifosato, considerato dall'Oms causa accertata di malattie tumorali e vietato a livello comunitario, ma ampiamente utilizzato nelle coltivazioni del grano canadese».

Difende il Trattato, invece, la consigliera regionale di Forza Italia Alessandra Zedda. «Da quando il trattato è in vigore le esportazioni italiane verso il Canada sono cresciute dell'11%, e quelle dei prodotti Dop e Igp del settore lattiero-caseario hanno avuto un incremento di oltre il 5%. Nonostante questi indubbi benefici alcuni parlamentari sardi censurano il Ceta con dichiarazioni preoccupanti. La verità è che il Ceta, oggi applicato ancora in modalità provvisoria, sta rappresentando un vero e proprio volano per l'economia agroalimentare sarda». (g.z.)

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