La Nuova Sardegna

Edilizia, la leggina bocciata dalla Consulta

La Corte: eccesso di potere da parte della Regione. Nel mirino anche gli interventi nella fascia protetta

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CAGLIARI. La Corte costituzionale ha bocciato per eccesso di potere della Regione i cinque articoli della legge di manutenzione o legge edilizia. Approvata a luglio dal Consiglio e allora motivo di un’aspra contrapposizione con la Soprintendenza al paesaggio e il Consiglio dei ministri, all’epoca guidato da Renzi, ora ha ricevuto il colpo di grazia. Senza entrare nei tecnicismi, i giudici hanno dato ragione su tutta la linea al Governo, che aveva impugnato la legge, e ribadito ancora una volta: quando c’è di mezzo il paesaggio, la Regione «non può decidere da sola, ma deve sempre i condividere (il termine giusto sarebbe co-pianificare) le scelte con il ministero per i beni ambientali». Nella sentenza, depositata dal collegio presieduto da Giorgio Lattanzi, relatore Aldo Carosio, è decisivo anche questo passaggio: «La legge in oggetto è in aperto contrasto con le norme fondamentali in materia di paesaggio contenute nella legislazione statale», e subito dopo «in questo caso la Regione ha legiferato con un eccesso di potere, andando oltre le competenze che le sono attribuite dallo Statuto fino a violare l’articolo della Costituzione che affida allo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente, ecosistema e beni culturali». Dunque, in estrema sintesi, la Regione ha commesso un abuso costituzionale. Ma su cosa? Sugli articoli della legge che intervenivano sulla tutela paesaggistica, sui trasferimenti di volumetrie e sugli usi civici. Su tutti questi punti la Corte ha ribadito che «le tutele previsto dal Piano paesaggistico regionale mai possono essere ridotte con una legge, com’è accaduto invece in questo caso, ma al massimo migliorato». E infatti i giudici hanno ritenuto che la legge sull’edilizia avrebbe invece «allargato le maglie del Ppr» e quindi «sarebbero venuti meno quei principi con cui da sempre è tutelato l’ambiente», proprio da un Piano paesaggio cui, ancora una volta, è stato «riconosciuto un inviolabile “peso” costituzionale. Per entrare nel dettaglio, gli articoli bocciati riguardano tutte una serie di «accorpamenti fra leggi» che la Regione aveva deciso per rendere più semplice l’iter dell’edilizia. Dall’articolo 13 che prevede «i possibili interventi nelle zone sottoposte a vincolo integrale di conservazione», quindi e soprattutto nella fascia dei 300 metri dal mare, poi il 29 sugli «immobili incompatibili con i valori paesaggistici da rilocalizzare in aree non di pregio», quindi fuori dai 300 metri e infine dal 37 al 39 sulla «permuta, alienazione, sdemanializzazione e trasferimento degli usi civici». In tutti questi casi, la Corte ha censurato «la Regione per «aver violato gli interessi generali e le competenze dello Stato». Ora bisognerà vedere se questa sentenza produrrà effetti anche sulla prossima Legge urbanistica. (ua)

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