La Nuova Sardegna

TRE PRESIDENTI TRE FACCE TRE CARATTERI

di CARLO PALA

E questo accade, per di più, ad ogni livello di governo, soprattutto nel momento in cui si devono scegliere le cariche apicali (sindaci, presidenti, governatori, parlamentari), ma non solo, come i...

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E questo accade, per di più, ad ogni livello di governo, soprattutto nel momento in cui si devono scegliere le cariche apicali (sindaci, presidenti, governatori, parlamentari), ma non solo, come i presidenti del consiglio nella democrazia italiana. A questo proposito cosa potremmo dire sugli ultimi tre Presidenti del consiglio italiani? Beh, forse ancora quasi niente, perché Renzi e Gentiloni, da una parte, e Conte, dall’altra, hanno governato relativamente poco. Tuttavia, vi sono dei tratti che hanno sicuramente marcato e marcano, la presenza politica di questi leader. La sobrietà e la politicità di Gentiloni, leader di una maggioranza che sarebbe solo dovuta sopravvivere allo smacco del referendum costituzionale del 2016, fa il paio con l’ambizione e lo sprezzo del pericolo che ha visto Renzi percorrere buona parte del suo mandato a Palazzo Chigi. Oppure, l’attitudine al comando di Renzi versus il tentativo di condivisione di Gentiloni. Quest’ultimo non ha osato, in termini di proposizione politica, come il suo precedente, le cui slides dei suoi progetti ancora risuonano ad ogni conferenza stampa ufficiale. Da un certo punto di vista si potrebbe dire la tranquillità contrapposta alla frenesia, a volte ai limiti della tracotanza, forse uno dei motivi delle sonore bocciature alle urne di Renzi. Conte è un capitano che ha iniziato un percorso. La sua forza potrebbe essere già ciò che tutti gli attribuiscono come pesante debolezza, ovvero la sua ipotetica subalternità a Di Maio e Salvini. Nelle dinamiche di governo, a volte, non è necessario apparire più degli altri per non correre il rischio di essere visto come un ausiliario. Non dimentichiamoci che con questo stesso metro di misura avremmo dovuto attribuire a Gentiloni – in relazione a Renzi - caratteristiche che poi non ha dimostrato di avere. Conte è un’esperienza ancora in corso, e quindi mutevole ad ogni momento, ma non sembra che non abbia puntato i piedi nelle occasioni di confronto internazionale. E questo al di là di come la si pensi sul governo M5S-Lega.

Tre personalità politiche differenti persino nei loro esiti con il resto della politica: se Gentiloni è molto improbabile che diventi nemico, Renzi invece aumenta di molto queste possibilità, laddove Conte probabilmente gioca una partita più attendista sia coi suoi alleati che coi suoi avversari politici. L’onnipresenza di Renzi, il suo bisogno quasi maniacale di apparire, supportato comunque da un’abilissima dota comunicativa, ha segnato il suo modo di far politica, laddove Gentiloni appariva più da establishment, ma riservato, visti i pochi momenti in cui ha concesso interviste durante il suo mandato. Conte ha ancora tutta una pagina da scrivere in questo senso. Ed è da qui che i cittadini spesso si fanno un’idea del leader. Proprio come faremmo noi nella vita quotidiana a farci un’idea di una persona se non sentendola parlare ed esprimersi. Ad ogni modo, dopo l’esperienza renziana, si assiste ad una regressione dal personalismo dell’era Berlusconi. Questo rende più difficile la “resa” personologica cui si accennava prima. Ai lettori si lasci decidere se questo sia un bene o un male per la politica italiana.

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