CONTE IN USA MISSIONE PER LA LIBIA
di NICOLÒ MIGHELI
La storia però ha ripreso a correre, gli equilibri e le conseguenti politiche possono cambiare da un giorno all’altro. Il 27 luglio a Washington Jean-Claude Juncker presidente della Ue ha incontrato...
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La storia però ha ripreso a correre, gli equilibri e le conseguenti politiche possono cambiare da un giorno all’altro.
Il 27 luglio a Washington Jean-Claude Juncker presidente della Ue ha incontrato Donald Trump. Il presidente americano ci ha sorpreso mostrando il suo lato dialogante incline alla trattativa. L’intesa raggiunta tra Ue e Usa è nella fase iniziale ma a regime l’accordo dovrebbe prevedere: una riduzione progressiva dei dazi e sussidi commerciali, azzeramento nei beni industriali fatto salvo il settore automobilistico, i dazi e le tariffe su acciaio e alluminio verranno riesaminate, la Ue si impegna ad aumentare la quota dell’importazione di gas liquefatto americano – i tedeschi hanno annunciato che costruiranno dei rigassificatori - e l’Europa aumenterà l’importazione di soia americana.
Per quel che riguarda l’Italia, oggi le esportazioni in Usa sono pari a 40,5 miliardi di euro, di cui il 10% è costituito da prodotti agro-alimentari.
Conte si presenta nella Casa Bianca con molte richieste. La prima evitare i dazi che colpiscano le auto di lusso italiane, però è soprattutto la Libia il grande interesse italiano. Stabilizzare quel paese è strategico, non solo per bloccare i flussi migratori ma evitare che la Libia cada sotto l’influenza della Francia e questa sottragga all’Italia le fonti energetiche più importanti.
Per il momento gli americani nicchiano, già Obama era poco interessato a una presenza nella ex quarta sponda.
Trump parrebbe lo sia di meno, l’unico interesse sembrerebbe la lotta contro la Jihad appaltata ad altri, visto che vorrebbe ridimensionare la presenza americana nel nord d’Africa.
Terzo dossier, questa volta di grande interesse Usa, la Tap, il gasdotto che dovrebbe unire il Caspio con la Puglia, strategico per la diversificazione delle fonti energetiche sottraendole all’influenza russa. La speranza di Conte e del governo giallo verde, è trovare in Trump una sponda nel contrasto con Francia e Germania diventando l’interlocutore principale degli Usa in Europa. Se fino all’altro giorno era possibile, oggi lo è ancora? Nel frattempo il 17 luglio a Tokio veniva firmato un trattato commerciale tra Ue e Giappone, creando così l’area di libero scambio più estesa del pianeta.
Il trattato Ue-Canada, il Ceta, pur con molte perplessità, funziona da 18 mesi incrementando notevolmente gli scambi.
Le ipotesi sovraniste si scontrano con la realtà. La globalizzazione non vuol recedere, non sembra possibile rimettere il dentifricio dentro il tubetto.
Ci si chiede se Trump abbia cambiato idea. È ancora dell’avviso che la Ue vada disarticolata per poi trattare da posizioni di forza con ogni Stato?
L’inizio di negoziato Ue Usa farebbe propendere per il contrario, anche se l’imprevedibilità del presidente americano induce cautela. In prospettiva le politiche presidenziali potrebbero portare a un isolamento degli Usa.
È questa la paura che induce la pace tra Usa e Ue, o si tratta solo di una tregua momentanea? In questo panorama in continuo mutamento quale ruolo intende giocare l’Italia? La politica estera non è un dettaglio ininfluente.
Il 27 luglio a Washington Jean-Claude Juncker presidente della Ue ha incontrato Donald Trump. Il presidente americano ci ha sorpreso mostrando il suo lato dialogante incline alla trattativa. L’intesa raggiunta tra Ue e Usa è nella fase iniziale ma a regime l’accordo dovrebbe prevedere: una riduzione progressiva dei dazi e sussidi commerciali, azzeramento nei beni industriali fatto salvo il settore automobilistico, i dazi e le tariffe su acciaio e alluminio verranno riesaminate, la Ue si impegna ad aumentare la quota dell’importazione di gas liquefatto americano – i tedeschi hanno annunciato che costruiranno dei rigassificatori - e l’Europa aumenterà l’importazione di soia americana.
Per quel che riguarda l’Italia, oggi le esportazioni in Usa sono pari a 40,5 miliardi di euro, di cui il 10% è costituito da prodotti agro-alimentari.
Conte si presenta nella Casa Bianca con molte richieste. La prima evitare i dazi che colpiscano le auto di lusso italiane, però è soprattutto la Libia il grande interesse italiano. Stabilizzare quel paese è strategico, non solo per bloccare i flussi migratori ma evitare che la Libia cada sotto l’influenza della Francia e questa sottragga all’Italia le fonti energetiche più importanti.
Per il momento gli americani nicchiano, già Obama era poco interessato a una presenza nella ex quarta sponda.
Trump parrebbe lo sia di meno, l’unico interesse sembrerebbe la lotta contro la Jihad appaltata ad altri, visto che vorrebbe ridimensionare la presenza americana nel nord d’Africa.
Terzo dossier, questa volta di grande interesse Usa, la Tap, il gasdotto che dovrebbe unire il Caspio con la Puglia, strategico per la diversificazione delle fonti energetiche sottraendole all’influenza russa. La speranza di Conte e del governo giallo verde, è trovare in Trump una sponda nel contrasto con Francia e Germania diventando l’interlocutore principale degli Usa in Europa. Se fino all’altro giorno era possibile, oggi lo è ancora? Nel frattempo il 17 luglio a Tokio veniva firmato un trattato commerciale tra Ue e Giappone, creando così l’area di libero scambio più estesa del pianeta.
Il trattato Ue-Canada, il Ceta, pur con molte perplessità, funziona da 18 mesi incrementando notevolmente gli scambi.
Le ipotesi sovraniste si scontrano con la realtà. La globalizzazione non vuol recedere, non sembra possibile rimettere il dentifricio dentro il tubetto.
Ci si chiede se Trump abbia cambiato idea. È ancora dell’avviso che la Ue vada disarticolata per poi trattare da posizioni di forza con ogni Stato?
L’inizio di negoziato Ue Usa farebbe propendere per il contrario, anche se l’imprevedibilità del presidente americano induce cautela. In prospettiva le politiche presidenziali potrebbero portare a un isolamento degli Usa.
È questa la paura che induce la pace tra Usa e Ue, o si tratta solo di una tregua momentanea? In questo panorama in continuo mutamento quale ruolo intende giocare l’Italia? La politica estera non è un dettaglio ininfluente.
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