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I Condhotel sbarcano anche in Sardegna

I Condhotel sbarcano anche in Sardegna

Sono strutture a metà tra il condominio e l’albergo. I Riformatori: «La Regione doveva bloccarli»

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CAGLIARI. Il nome di per sé è tutt’altro che invitante: Condhotel. Sono le strutture ricettive metà condominio e metà albergo, riconosciute nel 2014 dal governo Renzi e poche settimane anche dalla Regione, con i soli voti del centrosinistra, all’interno di una leggina sul turismo. Ma, secondo il consigliere regionale Luigi Crisponi dei Riformatori, è stato commesso un grave errore. «Nella disattenzione generale – scrive – l’Aula ha varato anche in Sardegna la figura ibrida dei Condhotel». Cosa sono? «Non sono altro – prosegue Crisponi – che un obbrobrio inventato anni fa in Florida e importato in Italia per rivitalizzare, nelle regioni ad alto tasso di strutture fuori mercato, quegli alberghi ormai ai margini delle prenotazioni turistiche». Alberghi che «oggi sono autorizzati – scrive il consigliere regionale – a frazionare parte delle loro stanze, trasformandone addirittura fino al 40 per cento in appartamenti residenziali. E naturalmente questo potrà accadere anche nella fascia super protetta dei 300 metri dal mare». Secondo Crisponi, «trattandosi di un decreto legge nazionale, la Sardegna ha recepito i Condhotel senza porre paletti normativi, e questo punto nulla potrà impedire la conversione in seconde case (come che ce ne fosse il bisogno), di quelle strutture ricettive realizzate a suo tempo fuori e dentro la fascia dei 300 metri di cui tanto oggi si discute anche in prospettiva della prossima Legge urbanistica». Fino a questa conclusione: «Beffa fra le beffe, con i Condhotel sarà possibile aggirare non solo gli ostacoli dovuti dall’aver eventualmente incassato agevolazioni pubbliche per incentivare il turismo alberghiero, ma anche quelli relativi ai vincoli di destinazione d’uso, aprendo alle speculazioni immobiliari e impoverendo ancora di più la rete ricettiva». Per Crisponi «è stato consumato quindi un pasticcio, molto rischioso, che andava in qualche mondo fermato, o regolamentato, mentre oggi avremo a che fare anche con questo obbrobrio, molto lontano da quelli che sono i reali obiettivi del turismo in Sardegna».

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