La Nuova Sardegna

Cala Gonone, il barista offeso dai clienti: commosso dalla solidarietà

di Nino Muggianu
Cala Gonone, il barista offeso dai clienti: commosso dalla solidarietà

Mamadou: questo episodio non mi cambierà. Pigliaru: una lezione di civiltà 

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DORGALI. «Volevo ringraziarvi per la solidarietà dimostratami. Questo fatto non cambierà nulla di me, sarò sempre lo stesso e non cambierò mai, grazie ancora». Mamadou Niang, il cameriere 18enne di origine senegalese, vittima di un episodio di razzismo a Cala Gonone, sulla costa di Dorgali, non si aspettava tutto questo clamore intorno alla sua vicenda. Lunedì sera quattro clienti del bar avevano chiesto delle birre ma avevano preteso di non essere serviti da Niang perché di colore.

Il suo datore di lavoro era subito intervenuto in sua difesa cacciando quei ragazzi dal locale. «Ho fatto solo quello era giusto. Gli ho detto “qui non si fa nessuna distinzione” e se ne sono andati – ricorda Dionigio Fronteddu, titolare dell’Iris Cafè di Cala Gonone – In verità ci ha molto stupito tutto questo risalto mediatico, non ci aspettavamo tutta questa notorietà, abbiamo fatto quello che era giusto fare e che siamo abituati a fare. Erano quattro ragazzi sardi, ma non della zona – sottolinea il titolare – io e la mia collega ci siamo subito accorti del loro comportamento. Ogni volta che Mamadou si avvicinava, si mettevano a confabulare e a fare sorrisini ironici. Al secondo giro di birre, hanno chiesto di essere serviti da me o dalla mia collega e non da Mamadou».

Mantenendo la calma, e con una fermezza glaciale da dietro il bancone, Dionigio ha subito replicato: «Ho detto loro che noi non facciamo alcuna distinzione». Nessuno scambio di battute. «Sono rimasti nel locale ancora qualche istante, poi si sono allontanati – ricorda ancora il titolare del bar – Siamo rimasti molto stupiti perché non si erano mai verificati episodi di questo genere. Quella pronunciata dai ragazzi mi è sembrata una frase stupida – dice ancora Dionigio Fronteddu – In ogni caso non credo che qui ci siano persone razziste. Forse qualcuno, sentendo quanto accade in altri posti, sentendo frasi e notizie in televisione, prende coraggio e si lascia andare a queste frasi».

Il paese. Mamadou Niang lavora da poco tempo nel locale di Cala Gonone. «Aveva bisogno di lavorare e gli ho dato fiducia – dice Fronteddu –, dopo un breve periodo di prova ci siamo accorti della sua bravura. Lo abbiamo assunto per i pochi giorni di luglio e per tutto il mese di agosto. Conosce diverse lingue, è gentile, educato e preciso. Da quando ha iniziato a lavorare con noi sembra far parte della nostra famiglia da sempre». Anche Mamadou, calciatore del Santu Predu di Nuoro, minimizza l’episodio. «Non sono stato insultato né altro – precisa il ragazzo – Parlare di razzismo mi sembra fuori luogo, io la chiamerei ignoranza».

La sindaca. La pensa così anche la sindaca Cinque Stelle di Dorgali, Maria Itria Fancello. «Il nostro non è decisamente un comune razzista. Abbiamo sempre accolto gli stranieri che arrivano qui per lavoro o per vacanza. Quello tenuto dai questi ragazzi non è un comportamento che ci appartiene». «Non erano mai accadute cose di questo genere – sottolinea ancora la prima cittadina – ci cono tanti nordafricani e stranieri che lavorano a Cala Gonone e non si erano mai registrati episodi di questo genere. Probabilmente chi ha detto di non voler essere servito da quel cameriere non abita nel nostro territorio – aggiunge –, questo ci consola ma non ci fa piacere. Hanno avuto un comportamento stupido. Sicuramente nei prossimi giorni andrò a trovare il ragazzo senegalese per salutarlo e parlare con lui». Parole condivise anche dall’assessora ai servizi sociali, Rosanna Fronteddu. «Può darsi che non sia razzismo ma è di sicuro un atto di ignoranza. Forse una bravata di ragazzini ma sempre di ignoranza si tratta. Dorgali ha sempre accolto bene i forestieri. Episodi di razzismo a Dorgali non ce ne sono mai stati. Basta andare al porto dove ci sono i ragazzi delle bancarelle da anni, parlano il sardo, sono integrati». Anche Franco Carpinelli, titolare del Garden Bar, punto di riferimento dei giovani a Cala Gonone, ha alle sue dipendenze un ragazzo di colore. «Lavora con me da 5 anni e non si sono mai verificati episodi di razzismo. Quello che è accaduto è incredibile. Anche Sanai, il mio collaboratore, gioca a nel Cala Gonone. Mi dispiace per quello che è successo».

Gli amici. Anche per Marco Mura, operatore turistico di Cala Gonone, si tratta di un episodio inqualificabile. «Sono solidale con il mio collega, anch’io mi sarei comportato allo stesso modo perché episodi di questo tipo non devono succedere e giustamente Dionigio ha invitato i ragazzi ad andar via. Siamo tutti uguali e non è il certo il colore della pelle che fa cambiare qualcosa». Ignazio Fenu conosce molto bene Mamadou, è presidente del Santu Predu, la squadra di calcio dello storico quartiere di Nuoro dove gioca Mamadou. «È un ragazzo bravissimo, educato, si è sempre distinto per i suoi interventi, anche per sedare qualche inizio di rissa in campo. Mai una violenza».

Pigliaru. I complimenti al titolare del bar di Dorgali arrivano anche dal presidente della Regione, Francesco Pigliaru. «La Sardegna non è terra di razzismo. Da Dorgali una lezione di civiltà che è un esempio per tutti».
 

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