QUEL RAZZISMO DI INDIVIDUI PRIVI DI STORIA
di MARCELLO FOIS
Altra strada è quella di banalizzare scientificamente i discorsi altrui: «mica succedono solo in Sardegna queste cose!» O ricorrere alla formula «tanto qui non cambia nulla» che ci risolve il...
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Altra strada è quella di banalizzare scientificamente i discorsi altrui: «mica succedono solo in Sardegna queste cose!» O ricorrere alla formula «tanto qui non cambia nulla» che ci risolve il problema di fare qualunque tentativo e giustifica l’immobilismo diffuso. Un immobilismo arguto, si badi bene, perché muta a seconda che si debba dare o prendere. Un esempio chiaro in questo senso ce lo offrono i numeri che danno in calo le presenze turistiche nella nostra regione. E sono dati che hanno un senso inconfutabile: le vacanze in Sardegna sono carissime e i servizi non sono all’altezza. La questione è semplice: o ci si attrezza per soddisfare esclusivamente un turismo di lusso, o si abbassano i prezzi. Entrambe le cose non si possono avere. È inutile lamentarsi che il turista diserta la nostra isola se non siamo in grado, dal politico all’imprenditore, di garantire una prestazione adeguata.
Qualcuno, con orrendo cinismo, si è persino lamentato della riapertura dei villaggi in Egitto che il terrorismo islamico aveva costretto a chiudere. Gli albergatori che lavorano tre mesi all’anno evidentemente hanno di che campare per i restanti nove e, se così non fosse, non si capisce che cosa li spinga ad ostinarsi, se non la certezza che, nel periodo di stasi, qualcun altro, magari il contribuente, dovrà necessariamente tappare la falla. Questa logica è diffusa in tutti i campi e ha a che fare con la convinzione che la politica debba fornire soluzioni e non indirizzi.
Il cittadino in una società matura ha coscienza del fatto che la politica non è un territorio di “consolazione” e assistenza, ma di dibattito e dinamismo.
E ha coscienza del fatto che il sistema democratico è costoso in termini economici e anche psicologici. Occorre un salto di qualità per essere democratici, che è pari a quello che occorre per essere dei buoni credenti. Chi pensa che la democrazia sia naturale, che non richieda un’elaborazione e una cura quotidiana, ha confuso la democrazia con la Dittatura che è l’unico sistema politico totalmente gratuito. Quei poveri dementi, turisti sardi, che, a Cala Gonone, hanno eccepito sul cameriere di colore, per esempio, meriterebbero di vivere nel modello sociale, politico, confessionale che auspicano. I sardi razzisti sono davvero l’ultimo esito dell’obbrobrio di senso in cui ci siamo infilati. Non è passato troppo tempo da quando nella civile Milano era vietato nei locali l’ingresso ai cani e ai sardi. Ma questi individui privi di storia e di valori umani, non dico religiosi, spero non siano andati a Messa dopo quell’episodio, meritano solo la denuncia perché il reato di razzismo, per il momento, ancora esiste nel nostro Paese.
I pusillanimi diventano forti alle spalle del forte, sono cinici, opportunisti, parassiti e, se occorre, se la stagione lo richiede, razzisti. Erano lì da sempre, ma escono solo quando il potente di turno, improvvidamente, li autorizza aprendo le gabbie. Ma spesso chi ha aperto quelle gabbie non ha studiato abbastanza per sapere che quando si dà il via a questi meccanismi si rimane vittime degli stessi mostri che si sono liberati. E questa, si può dire con tranquillità, è una costante della nostra storia recente. Questa volta sì: non solo sarda.
Qualcuno, con orrendo cinismo, si è persino lamentato della riapertura dei villaggi in Egitto che il terrorismo islamico aveva costretto a chiudere. Gli albergatori che lavorano tre mesi all’anno evidentemente hanno di che campare per i restanti nove e, se così non fosse, non si capisce che cosa li spinga ad ostinarsi, se non la certezza che, nel periodo di stasi, qualcun altro, magari il contribuente, dovrà necessariamente tappare la falla. Questa logica è diffusa in tutti i campi e ha a che fare con la convinzione che la politica debba fornire soluzioni e non indirizzi.
Il cittadino in una società matura ha coscienza del fatto che la politica non è un territorio di “consolazione” e assistenza, ma di dibattito e dinamismo.
E ha coscienza del fatto che il sistema democratico è costoso in termini economici e anche psicologici. Occorre un salto di qualità per essere democratici, che è pari a quello che occorre per essere dei buoni credenti. Chi pensa che la democrazia sia naturale, che non richieda un’elaborazione e una cura quotidiana, ha confuso la democrazia con la Dittatura che è l’unico sistema politico totalmente gratuito. Quei poveri dementi, turisti sardi, che, a Cala Gonone, hanno eccepito sul cameriere di colore, per esempio, meriterebbero di vivere nel modello sociale, politico, confessionale che auspicano. I sardi razzisti sono davvero l’ultimo esito dell’obbrobrio di senso in cui ci siamo infilati. Non è passato troppo tempo da quando nella civile Milano era vietato nei locali l’ingresso ai cani e ai sardi. Ma questi individui privi di storia e di valori umani, non dico religiosi, spero non siano andati a Messa dopo quell’episodio, meritano solo la denuncia perché il reato di razzismo, per il momento, ancora esiste nel nostro Paese.
I pusillanimi diventano forti alle spalle del forte, sono cinici, opportunisti, parassiti e, se occorre, se la stagione lo richiede, razzisti. Erano lì da sempre, ma escono solo quando il potente di turno, improvvidamente, li autorizza aprendo le gabbie. Ma spesso chi ha aperto quelle gabbie non ha studiato abbastanza per sapere che quando si dà il via a questi meccanismi si rimane vittime degli stessi mostri che si sono liberati. E questa, si può dire con tranquillità, è una costante della nostra storia recente. Questa volta sì: non solo sarda.
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