Regione: parte civile contro chi depreda le risorse dei mari
di Claudio Zoccheddu
L’assessore Caria: «Siamo pronti a costituirci in giudizio nei processi contro i pescatori che non rispettano le regole»
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SASSARI. Sono una delle delizie del mare. Ma la loro bontà è anche la loro maledizione perché la domanda supera di gran lunga l’offerta e chi non ha scrupoli è disposto a tutto pur di immettere merce fresca nel mercato. Per questo motivo la pesca abusiva del riccio di mare potrebbe mettere a rischio il futuro della specie. Una minaccia che ha convito la Regione ad affrontare il problema di petto: «Siamo pronti a costituirci parte civile in eventuali processi a carico dei pescatori abusivi di ricci di mare – annuncia l’assessore regionale all’Agricoltura, Pier Luigi Caria –. La tutela dell’ambiente e delle specie che lo abitano è un dovere civico che dobbiamo impegnarci a mettere in atto per le generazioni che verranno». Chi non rispetta le regole, insomma, rischia grosso.
L’episodio. La replica della Regione è arrivata dopo il clamoroso sequestro effettuato dalla Guardia di finanza nei giorni scorsi tra Alghero e Bosa: 31 chili di uova ricavate da più di 25mila ricci raccolti nel bel mezzo del fermo biologico imposto dal ministero dell’Ambiente come limite invalicabile del rispetto della specie. Non tutti, però, hanno a cuore la salute del mare e la biodiversità. L’unica cosa che conta, quindi, è riempire il portafogli anche a costo di attraversare il Tirreno pur di mettersi all’opera. La banda di pescatori originari della Campania aveva raccolto e “stivato” materia prima che avrebbe fruttato circa 30mila euro. Il danno ambientale, invece, è sicuro perché per i ricci questo è il periodo della maturazione.
Le regole della pesca. Si pratica nei mesi invernali e in Sardegna, durante la stagione 2017/2018, era consentita dalla metà di novembre alla metà di aprile. Non solo, anche il prelievo è limitato: mille per ogni pescatore professionale in possesso dell’autorizzazione e 50 per i pescatori sportivi: Si può infatti fare la raccolta dei ricci, nei periodi e nei modi stabiliti dalle norme, così da rispettare il prodotto e tutto l’ecosistema marino – aggiunge Pier Luigi Caria che rincara la dose –. Come istituzione difenderemo gli interessi e il patrimonio di tutti i sardi, incaricando l’ufficio legale della Regione per chiedere il massimo delle pene previste e il massimo del risarcimento danni agli eventuali trasgressori».
La difesa. La politica non è sola. Anzi, i primi a richiamare l’attenzione della Regione sulla pesca abusiva e indiscriminata del riccio di mare sono stati i membri delle associazioni ambientaliste che hanno chiesto un risarcimento per i danni causati dalla pesca abusiva: «Come assessorato – conclude Caria – abbiamo modificato all’inizio del 2018, in collaborazione con i pescatori e con i loro sindacati, le norme sui quantitativi da raccogliere, le giornate di lavoro e le ore in cui si può stare in mare. Abbiamo riorganizzato, dopo tanti anni, un comparto importante per le economie dell’isola che ha il nemico principale nei pescatori di frodo. L’augurio è che, proprio in occasione delle vacanze ferragostane, i tanti cittadini e turisti che affolleranno i nostri centri costieri rispettino le regole, perché la Regione è e sarà sempre al fianco delle forze dell’ordine che faranno di tutto, con grande senso del dovere, per garantire la legalità». La “guerra” ai predoni del mare è quindi passata a un livello superiore. La speranza di amministratori e ambientalisti è che l’idea di essere condannati a corrispondere un risarcimento possa frenare i pescatori abusivi e limitare le raccolte non autorizzate. Diversamente, la popolazione dei ricci di mare continuerà a subire un prelievo insostenibile che, nel tempo, può portare a un solo risultato: l’estinzione della specie.
L’episodio. La replica della Regione è arrivata dopo il clamoroso sequestro effettuato dalla Guardia di finanza nei giorni scorsi tra Alghero e Bosa: 31 chili di uova ricavate da più di 25mila ricci raccolti nel bel mezzo del fermo biologico imposto dal ministero dell’Ambiente come limite invalicabile del rispetto della specie. Non tutti, però, hanno a cuore la salute del mare e la biodiversità. L’unica cosa che conta, quindi, è riempire il portafogli anche a costo di attraversare il Tirreno pur di mettersi all’opera. La banda di pescatori originari della Campania aveva raccolto e “stivato” materia prima che avrebbe fruttato circa 30mila euro. Il danno ambientale, invece, è sicuro perché per i ricci questo è il periodo della maturazione.
Le regole della pesca. Si pratica nei mesi invernali e in Sardegna, durante la stagione 2017/2018, era consentita dalla metà di novembre alla metà di aprile. Non solo, anche il prelievo è limitato: mille per ogni pescatore professionale in possesso dell’autorizzazione e 50 per i pescatori sportivi: Si può infatti fare la raccolta dei ricci, nei periodi e nei modi stabiliti dalle norme, così da rispettare il prodotto e tutto l’ecosistema marino – aggiunge Pier Luigi Caria che rincara la dose –. Come istituzione difenderemo gli interessi e il patrimonio di tutti i sardi, incaricando l’ufficio legale della Regione per chiedere il massimo delle pene previste e il massimo del risarcimento danni agli eventuali trasgressori».
La difesa. La politica non è sola. Anzi, i primi a richiamare l’attenzione della Regione sulla pesca abusiva e indiscriminata del riccio di mare sono stati i membri delle associazioni ambientaliste che hanno chiesto un risarcimento per i danni causati dalla pesca abusiva: «Come assessorato – conclude Caria – abbiamo modificato all’inizio del 2018, in collaborazione con i pescatori e con i loro sindacati, le norme sui quantitativi da raccogliere, le giornate di lavoro e le ore in cui si può stare in mare. Abbiamo riorganizzato, dopo tanti anni, un comparto importante per le economie dell’isola che ha il nemico principale nei pescatori di frodo. L’augurio è che, proprio in occasione delle vacanze ferragostane, i tanti cittadini e turisti che affolleranno i nostri centri costieri rispettino le regole, perché la Regione è e sarà sempre al fianco delle forze dell’ordine che faranno di tutto, con grande senso del dovere, per garantire la legalità». La “guerra” ai predoni del mare è quindi passata a un livello superiore. La speranza di amministratori e ambientalisti è che l’idea di essere condannati a corrispondere un risarcimento possa frenare i pescatori abusivi e limitare le raccolte non autorizzate. Diversamente, la popolazione dei ricci di mare continuerà a subire un prelievo insostenibile che, nel tempo, può portare a un solo risultato: l’estinzione della specie.
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