L’AMBIGUA INCOGNITA SALVINI
di MARIO SEGNI
La sua politica sui migranti, in parte la continuazione di quella di Minniti, ha reali e comprensibili motivazioni. Un cambiamento di rotta era atteso da gran parte del paese e la inerzia dell'Europa...
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La sua politica sui migranti, in parte la continuazione di quella di Minniti, ha reali e comprensibili motivazioni. Un cambiamento di rotta era atteso da gran parte del paese e la inerzia dell'Europa era scandalosa. Salvini non ha risolto i problemi, sia chiaro, ma almeno li ha imposti alla attenzione di tutti.
Siamo dunque avviati, sotto la sua guida, verso qualcosa che non abbiamo mai avuto, una destra moderna e liberale? Qualcosa che la coalizione di Berlusconi non è mai riuscita ad essere, visto lo sfrenato conflitto di interessi e la lotta contro la legalità e la magistratura? Andiamoci piano, perchè su questa strada vi è un ma grande come una casa: ed è rappresentato dalla concezione di Salvini dei diritti umani e della politica estera, che sembrano fondersi in un coacervo preoccupante ed inaccettabile.
Nella concezione di Salvini la energica difesa della legalità, di cui l'Italia ha assoluto bisogno, non sembra accompagnarsi ad un generale rispetto dei diritti umani, a qualunque comunità, razza, condizione il cittadino appartenga. Nelle cose che fa, e sopratutto nel modo in cui le dice, sembra rivelarsi un atteggiamento di sfiducia preconcetta e di ostilità aperta verso situazioni di disagio, verso alcune comunità. Le dichiarazioni i sui rom dell’altro giorno ne sono un clamoroso esempio. Sono dichiarazioni, è vero, non fatti. Ma, soprattutto in un momento di generale sbandamento e di particolare difficoltà come questo la predicazione di un leader politico può incidere profondamente sulla opinione pubblica e sulla cultura del paese, può creare chiusure, discriminazioni, razzismo.
Peraltro vi sono anche fatti che vanno in questo a senso: perché Salvini, sempre così determinato, non è intervenuto pubblicamente e decisamente nello scandalo dei migranti schiavizzati dal caporalato del Sud?
Temo che questa cultura sia la vera ragione delle posizioni della Lega in politica estera. Se il legame con Putin può essere spiegato con il desiderio di difendere l’industria italiana danneggiata dalle sanzioni, situata prevalentemente nel Nord Est, il rapporto con Orban e i paesi dell’accordo di Visegrad non ha alcuna giustificazione negli interessi italiani.
La vera ragione è dunque la affinità ideologica, la simpatia per quei movimenti, la condivisione dei mutamenti politici e istituzionali che quei paesi stanno cominciando ad attuare? Se è così c’è da essere veramente preoccupati. Ciò che vedo avanzare in quei paesi, e che non vorrei proprio in Italia, non è qualcosa di più avanzato, ma l’abbandono della vecchia democrazia liberale per sistemi profondamente intrisi di intolleranza e forse di razzismo.
Siamo dunque avviati, sotto la sua guida, verso qualcosa che non abbiamo mai avuto, una destra moderna e liberale? Qualcosa che la coalizione di Berlusconi non è mai riuscita ad essere, visto lo sfrenato conflitto di interessi e la lotta contro la legalità e la magistratura? Andiamoci piano, perchè su questa strada vi è un ma grande come una casa: ed è rappresentato dalla concezione di Salvini dei diritti umani e della politica estera, che sembrano fondersi in un coacervo preoccupante ed inaccettabile.
Nella concezione di Salvini la energica difesa della legalità, di cui l'Italia ha assoluto bisogno, non sembra accompagnarsi ad un generale rispetto dei diritti umani, a qualunque comunità, razza, condizione il cittadino appartenga. Nelle cose che fa, e sopratutto nel modo in cui le dice, sembra rivelarsi un atteggiamento di sfiducia preconcetta e di ostilità aperta verso situazioni di disagio, verso alcune comunità. Le dichiarazioni i sui rom dell’altro giorno ne sono un clamoroso esempio. Sono dichiarazioni, è vero, non fatti. Ma, soprattutto in un momento di generale sbandamento e di particolare difficoltà come questo la predicazione di un leader politico può incidere profondamente sulla opinione pubblica e sulla cultura del paese, può creare chiusure, discriminazioni, razzismo.
Peraltro vi sono anche fatti che vanno in questo a senso: perché Salvini, sempre così determinato, non è intervenuto pubblicamente e decisamente nello scandalo dei migranti schiavizzati dal caporalato del Sud?
Temo che questa cultura sia la vera ragione delle posizioni della Lega in politica estera. Se il legame con Putin può essere spiegato con il desiderio di difendere l’industria italiana danneggiata dalle sanzioni, situata prevalentemente nel Nord Est, il rapporto con Orban e i paesi dell’accordo di Visegrad non ha alcuna giustificazione negli interessi italiani.
La vera ragione è dunque la affinità ideologica, la simpatia per quei movimenti, la condivisione dei mutamenti politici e istituzionali che quei paesi stanno cominciando ad attuare? Se è così c’è da essere veramente preoccupati. Ciò che vedo avanzare in quei paesi, e che non vorrei proprio in Italia, non è qualcosa di più avanzato, ma l’abbandono della vecchia democrazia liberale per sistemi profondamente intrisi di intolleranza e forse di razzismo.
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