La Nuova Sardegna

La signora delle calzature e l’amore per la Sardegna

di Stefania Puorro
La signora delle calzature e l’amore per la Sardegna

Rita è la vedova di Morris Magli, uno dei fondatori della storica azienda di moda. Laureata in astrofisica, ora si occupa di ricerca per la fondazione Veronesi

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PORTO CERVO. Ogni giorno, da vent’anni, ammira quello spettacolo. E non è mai abbastanza. Dal divano del giardino della sua “Casa Ghardaia”, sulla collina del Pevero, guarda il mare stupendo della baia del Cala di Volpe. Un incanto. Un panorama unico. Poi comincia a raccontare la sua vita.

Rita Magli, vedova di Morris Magli, figlio di uno dei fondatori del grande calzaturificio “Bruno Magli”, si potrebbe definire una “scienziata” delle scarpe. Lei, laureata in astrofisica all’università di Bologna, città nella quale vive, voleva davvero fare la scienziata. E ancora oggi ha un sogno non realizzato che spera si possa avverare al più presto: andare all’Osservatorio di Monte Palomar, in California. Nel frattempo si gode le vacanze a Porto Cervo, nella villa che acquistò nel 1998 con suo marito e che fu di Dolores Guinness e dove, pochi giorni fa, ha organizzato una grande cena con il jet set internazionale.

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«Ma se devo raccontare la mia vita, devo partire dall’inizio. E, quindi, dalle due grandi passioni che avevo fin da bambina: la musica e la scienza. Ho vissuto a Forlì per alcuni anni, perché mio padre (che faceva il medico) lavorava lì, poi siamo tornati a Bologna prima che io cominciassi l’università. Ed è stato in quel momento, a 19 anni, che ho conosciuto Morris: l’uomo che ho avuto al mio fianco sino al giorno in cui è morto, il 7 aprile 2011, e che ho sposato ancor prima di laurearmi. Lui era il figlio di Marino Magli, fratello di Bruno e di Maria, i tre creatori di quel calzaturificio che sarebbe diventato famoso in tutto il mondo. Tutti i loro figli maschi portarono avanti l’azienda insieme, sino a quando Morris la rilevò dai cugini. E proprio quell’azienda rappresentava, per mio marito, tutta la sua vita. Per stargli ancora più vicino e per riuscire a entrare nel suo mondo, decisi allora di lavorare con lui. Questo accadde alla fine degli anni ’80. Ma la “Bruno Magli” a quel punto aveva bisogno di cambiare passo e credo di essere stata protagonista della svolta. Facevo mille cose: seguivo le collezioni, ero una guida per gli stilisti, mi occupavo dell’immagine aziendale e della pubblicità su tutte le maggiori riviste del mondo. Determinante è stato Mario Testino, uno dei più grandi fotografi di moda in assoluto, che ho conosciuto a New York e che mi ha dato una grossa mano per le nostre campagne. Ho viaggiato in tutto il mondo ma seguivo soprattutto il mercato americano, forse il più importante in assoluto, mentre nel frattempo erano entrati in azienda anche i nostri figli: Monica (che seguiva una sua linea) e Marco che però era ancora impegnato negli studi universitari».

Tanti gli incontri, tante le persone importanti che Rita Magli ha conosciuto «in questo periodo meraviglioso. Con particolare affetto ricordo John John Kennedy (morì nel 1999 in un incidente aereo), famoso soprattutto per essere stato il figlio minore di John Fitzgerald Kennedy. Aveva una rivista di nome “George”, ancora non conosciuta, e decisi di fare la pubblicità su quel giornale. Fu un grande successo».

La vita lavorativa per Rita Magli e suo marito, era intensissima. Tanto che non tornavano mai a casa.

«Avevo aperto anche un ristorante nella sede del calzaturificio, a Bologna, e non ci muovevamo mai da lì. È stato a quel punto che mio figlio cominciava a ripeterci che il nostro non era un buon stile di vita, che la vita era un’altra cosa e che non poteva esistere solo il lavoro. Nello stesso tempo, il mercato stava cambiando, sia da punto di vista del consumatore che del produttore, e arrivavano tante offerte di società interessate a comprare la “Bruno Magli”. Mio marito ci ha pensato moltissimo prima di cedere tutto: lo ha fatto nel 2001 e credo sia stato un atto di coraggio immenso».

È stato allora che Rita e Morris Magli si sono potuti dedicare a ciò che amavano di più: il mare e la Sardegna. «Arrivammo in Costa Smeralda nel 1982 e comprammo prima un piccolo appartamento a Cala Granu e qualche anno dopo una villetta. Ma non era nemmeno questa la casa dei nostri sogni. E qui ricordo un particolare. Quando arrivai in barca per la prima volta a Porto Cervo, notai una casa bianca rettangolare con un comignolo a forma di gambero. Mi colpì moltissimo e seppi che l’aveva progettata Michele Busiri Vici. Ma le camere erano troppo piccole e così abbandonammo l’idea di acquistarla. All’improvviso me ne trovai un’altra davanti: “Casa Ghardaia”, progettata dallo stesso grande architetto. Ci dissero che era in vendita. La comprammo in un secondo. Per dieci anni, sino a quando Morris era in vita, abbiamo trascorso tanti bei momenti in questo paradiso condividendo la passione per il mare. Facevamo spesso le immersioni ed eravamo convinti che il mondo più bello fosse quello che si può ammirare solo nei fondali. Ancora oggi non ho cambiato idea».

Con la morte improvvisa del marito (fu il tetano a ucciderlo, dopo una banale caduta), Rita Magli si è chiusa nel suo dolore per due anni. Poi una nuova luce, che ha riacceso la sua infinita sensibilità, l’ha stimolata a impegnarsi in qualcosa di importante: la ricerca. È diventata la responsabile della fondazione Veronesi a Bologna e continua a organizzare iniziative per sostenere i giovani ricercatori. E ora nei suoi progetti c’è un evento da organizzare a Porto Cervo il prossimo anno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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