LE STRATEGIE DEI POLITICI “DI PANCIA”
di LUCA DEIDDA
Pensioni d’oro. Ridurre le pensioni del vecchio sistema retributivo ai pensionati il cui assegno è di oltre 80 mila euro lordi annui. La strada è quella del ricalcolo. Le simulazioni di Antonietta...
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Pensioni d’oro. Ridurre le pensioni del vecchio sistema retributivo ai pensionati il cui assegno è di oltre 80 mila euro lordi annui. La strada è quella del ricalcolo. Le simulazioni di Antonietta Mundo, ex attuario coordinatore generale Inps, apparse su Sole24ore parlano chiaro. Su 100mila euro lordi annui, il taglio è del 21,3% per un pensionato all’età di 55 anni e del 2,2% per un pensionato all’età di 63.
Le più penalizzate sarebbero le donne. Inoltre, nel testo della proposta di legge presentato non si tiene conto dei contributi versati, ma solo del confronto tra età effettiva ed età giusta di pensionamento, dove quest’ultima è definita ex post, oggi, e dunque in maniera arbitraria. Quanto si ricava? 300-600milioni di euro: bastano per le minime a 780? E i ricorsi? Ci saranno, ben motivati: c’è il rischio di un buco nell’acqua. Se proprio vogliamo lavorare su pensioni d’oro forse la strada è il contributo di solidarietà: lo dice la Lega, lo ha detto Elsa Fornero.
Flat tax. Il costo stimato per la proposta iniziale era di 50 miliardi. Oggi si parla di gradualità: per quest’anno solo per le imprese. In parte c’è già. Qual è la novità e quanto è il minore gettito? Infine, reddito di cittadinanza, non è chiaro come supererebbe il Rei (che già esiste) e se sia un sussidio di disoccupazione che incentivi alla ricerca di un lavoro (assai auspicabile). Il costo: a spanne il Governo dice 15 miliardi di euro, Inps parla di 35-38 miliardi.
Totale fattura: non meno di 70 miliardi di euro (sottostimiamo). Che si proceda con gradualità o meno, le risorse vanno trovate. Evitando deficit: perché vorrebbe dire maggiori tasse per i giovani di domani; che pagherebbero il conto. Dato che non sono bruscolini, definire nei dettagli l’impianto di tale rivoluzione prima di partire è prioritario.
Altrimenti, in nome della gradualità, l’elefante rischia di partorire un topolino e lì si finisce per mancanza di “sghei”.
Se così, meglio abbandonare i proclami e limitarsi a interventi circoscritti. Rivedere il sussidio di disoccupazione, migliorare il sistema pensionistico e quello fiscale. Tutto auspicabile; e un plauso al Governo per aver messo tali questioni sul tavolo.
Ma serve calma e gesso; e perizia. Sono pilastri di una costruzione complessa che si chiama Stato Sociale. Occorre il lavoro delle migliori menti per varare riforme che realmente migliorino ciò che abbiamo.
Gli svedesi ci hanno messo tre anni a rivedere il loro sistema pensionistico. Al di là dell’ottimismo, abbiamo noi le competenze per produrre qualcosa di sensato in meno tempo? E poi, quali sono le priorità?
L’Italia non cresce per questioni di offerta, non di domanda: la priorità dunque sono gli investimenti in infrastrutture materiali e in competenze (istruzione) e la semplificazione burocratica per migliorare la produttività delle imprese: obiettivi di lungo periodo indigeribili per i politici del ventre.
Le più penalizzate sarebbero le donne. Inoltre, nel testo della proposta di legge presentato non si tiene conto dei contributi versati, ma solo del confronto tra età effettiva ed età giusta di pensionamento, dove quest’ultima è definita ex post, oggi, e dunque in maniera arbitraria. Quanto si ricava? 300-600milioni di euro: bastano per le minime a 780? E i ricorsi? Ci saranno, ben motivati: c’è il rischio di un buco nell’acqua. Se proprio vogliamo lavorare su pensioni d’oro forse la strada è il contributo di solidarietà: lo dice la Lega, lo ha detto Elsa Fornero.
Flat tax. Il costo stimato per la proposta iniziale era di 50 miliardi. Oggi si parla di gradualità: per quest’anno solo per le imprese. In parte c’è già. Qual è la novità e quanto è il minore gettito? Infine, reddito di cittadinanza, non è chiaro come supererebbe il Rei (che già esiste) e se sia un sussidio di disoccupazione che incentivi alla ricerca di un lavoro (assai auspicabile). Il costo: a spanne il Governo dice 15 miliardi di euro, Inps parla di 35-38 miliardi.
Totale fattura: non meno di 70 miliardi di euro (sottostimiamo). Che si proceda con gradualità o meno, le risorse vanno trovate. Evitando deficit: perché vorrebbe dire maggiori tasse per i giovani di domani; che pagherebbero il conto. Dato che non sono bruscolini, definire nei dettagli l’impianto di tale rivoluzione prima di partire è prioritario.
Altrimenti, in nome della gradualità, l’elefante rischia di partorire un topolino e lì si finisce per mancanza di “sghei”.
Se così, meglio abbandonare i proclami e limitarsi a interventi circoscritti. Rivedere il sussidio di disoccupazione, migliorare il sistema pensionistico e quello fiscale. Tutto auspicabile; e un plauso al Governo per aver messo tali questioni sul tavolo.
Ma serve calma e gesso; e perizia. Sono pilastri di una costruzione complessa che si chiama Stato Sociale. Occorre il lavoro delle migliori menti per varare riforme che realmente migliorino ciò che abbiamo.
Gli svedesi ci hanno messo tre anni a rivedere il loro sistema pensionistico. Al di là dell’ottimismo, abbiamo noi le competenze per produrre qualcosa di sensato in meno tempo? E poi, quali sono le priorità?
L’Italia non cresce per questioni di offerta, non di domanda: la priorità dunque sono gli investimenti in infrastrutture materiali e in competenze (istruzione) e la semplificazione burocratica per migliorare la produttività delle imprese: obiettivi di lungo periodo indigeribili per i politici del ventre.
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