La Nuova Sardegna

Nell’agenda della Cisl la priorità è l’occupazione

di Claudio Zoccheddu
Nell’agenda della Cisl la priorità è l’occupazione

Carta: «Per poter ripartire dobbiamo prima assicurare posti di lavoro» Tra i temi caldi anche il welfare, le infrastrutture e le politiche energetiche

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SASSARI. L’agenda è piena e il sindacato è già al lavoro per mettere in fila tutti gli appuntamenti già fissati sui temi caldi che trasformeranno il prossimo autunno in una stagione cruciale per il futuro della Sardegna. Gavino Carta, segretario regionale della Cisl, ha tracciato un percorso che attraversa le vertenze aperte nell’isola affrontando i problemi di una regione soffocata dalla disoccupazione e relegata ai margini, non solo geografici, di un “progetto nazione” che pare allontanarsi dalle esigenze di chi vive in quella che riconosce come la profonda periferia dello Stato.

Segretario, quali saranno i temi caldi del prossimo autunno?

«Purtroppo l’emergenza che più ci preoccupa non è una novità per la Sardegna: il lavoro. La lotta alla disoccupazione è un argomento che arriva dal passato e che interesserà il futuro dell’isola. L’elenco completo, però, è molto lungo e comprende temi come le infrastrutture, le politiche energetiche, il welfare, i trasporti, l’insularità e anche la scuola. Dobbiamo provare a colmare il ritardo che abbiamo accumulato e sarà un’operazione tutt’altro che facile».

All’inizio dell’anno la disoccupazione è stata stimata al 17 per cento in Sardegna. Significa che ha guadagnato due punti mentre nel resto d’Italia è calata. Come si può invertire la rotta?

«L’emergenza lavoro è il tema che più ci preoccupa. Dovremo condividere le politiche che sostengono il mondo del lavoro, come il progetto LavoRas, e tutto ciò che possa aiutare la ripresa. E lo dobbiamo fare in fretta perché non intendiamo continuare a leggere dati come quelli che riportano l’emigrazione di 7mila giovani all’anno. Questo non significa che non si debba continuare a tenere un confronto serrato con la Regione e con il governo nazionale».

Da dove si deve iniziare a programmare il futuro?

«Sicuramente dalla scuola ma anche in questo caso i numeri ci preoccupano dato che 10mila giovani hanno deciso di seguire gli studi universitari lontano dall’isola nonostante gli atenei sardi garantiscano un’altissima qualità».

Che ruolo ha il Welfare e qual è la situazione nell’isola?

«È fondamentale ma è anche impossibile pensare di garantire ai cittadini i servizi indispensabili se poi la Regione promuove una riforma della rete ospedaliera che non tiene conto delle esigenze dei territori. Capisco che abbina cercato di ridurre i costi di un sistema che consumava troppe risorse ma non è certo impoverendo i territori che si ottengono risultati che possono essere considerati soddisfacenti».

Anche le politiche energetiche dovranno essere ripensate. In che modo?

«In questo caso abbiamo una linea chiara da seguire, è quella della Conferenza di Parigi. Dovremo organizzare la riconversione della produzione tendendo conto che allo stato attuale le fonti rinnovabili non possono garantire la produzione dell’energia necessaria ma anche che entro il 2030 l’utilizzo dei combustibili fossili dovrà essere fermato. Ma è un traguardo da raggiungere passo dopo passo, ad esempio iniziando la riconversione delle vecchie centrali termoelettriche. Non sarà facile, anche la Germania sta riscontrando parecchi problemi, ma è un cammino da iniziare al più presto».

Il metano sarà la spalla si potrebbe appoggiare la riconversione energetica?

«Potrebbe. Noi siamo favorevoli alla realizzazione del metanodotto, non ci siamo mai nascosti, e come noi anche gli altri sindacati confederali. Il metano è sicuramente una risorsa importate per l’isola ma non è certo l’unica perché le esigenze sono diverse anche nel campo delle infrastrutture. Ad esempio l’elettrificazione delle rete ferroviaria ma anche la realizzazione delle opere in tempi certi e definiti: non è possibile vedere una strada fondamentale come la Sassari-Olbia ancora all’aria, mentre il futuro della Sassari–Alghero è ancora tutto da scrivere. Servono risorse e servono subito. Solo così potremo iniziare programmare il futuro».

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