La Nuova Sardegna

RISCHIAMO L’ASSUEFAZIONE ALLE TRAGEDIE

di VANESSA ROGGERI

A guardar bene però un conto è scendere a patti con la natura traditrice, altra questione è quando il tradimento arriva dall’uomo. Nell’ultimo decennio quel senso di lutto e tragedia è degenerato,...

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A guardar bene però un conto è scendere a patti con la natura traditrice, altra questione è quando il tradimento arriva dall’uomo. Nell’ultimo decennio quel senso di lutto e tragedia è degenerato, arrivando a minare il nostro vivere quotidiano con una subdola e generale percezione di insicurezza. Le nostre case non sono sicure, le nostre strade non sono sicure. Insieme al viadotto autostradale Morandi di Genova – l’ultimo esempio in ordine cronologico di disastro colposo nel nostro paese – oltre alle 43 vittime, è crollato il simbolo di un progresso tutto italiano e un bagaglio di illusioni appartenenti non solo a una città che dall’oggi al domani si è ritrovata spaccata a metà, ma a una nazione intera. Non è un caso che chi ha potuto vedere con i propri occhi le proporzioni del crollo l’ha paragonato a una devastazione sismica, scenario che conosciamo fin troppo bene.

Come ho detto, il tradimento più grande arriva dall’uomo che sta mostrando tutta la sua incapacità nel non saper costruire, e una strenua volontà – dominata dal tornaconto – nel non voler ricostruire. E questo senso di incertezza è aggravato ulteriormente dalla consapevolezza che se mai dei colpevoli saranno individuati in via giudiziale, non pagheranno o pagheranno solo in parte le proprie responsabilità. Anche questo è un male tutto italiano. Verrebbe da chiedersi: quanto vale una vita umana? Aver spezzato i sogni e la “normalità” di decine di famiglie, quanto vale? Vale forse un luculliano pranzo ferragostano a Cortina? O un selfie ai funerali di Stato?

Se nemmeno una disgrazia di tali proporzioni, col suo straordinario carico emotivo, riesce a smuovere Governo ed enti locali affinché si proceda a prevenire piuttosto che piangere certe sciagure, allora il senso serpeggiante di insicurezza rischia davvero di prenderci alla gola e condizionare le nostre esistenze. Anche in Sardegna le strade e i viadotti fanno paura: fondi pubblici in rosso, strade comunali e provinciali pericolose, cantieri paralizzati e un’arteria principale come la 131 impegnata in un infinito rattoppo. E il futuro non sembra riservare una soluzione rapida ai problemi.

Il Friuli, a suo tempo, ha saputo risorgere dalle rovine, affrontando in maniera concreta la ricostruzione anche grazie all’ondata di solidarietà che mobilitò l’Italia e non solo. Gli italiani hanno un cuore grande, ma stringersi in un unico abbraccio colmo di commozione, fare rete dando fondo a risorse impensabili, spingere il volontariato fin quasi al sacrificio, non potrà mai sostituire quelli che sono i doveri imprescindibili di chi è obbligato a garantirci, per quanto possibile, stabilità e sicurezza. Rischiamo che il modello di ricostruzione del Friuli rimanga un caso unico, ma il pericolo più insidioso alla fine è un altro: l’assuefazione di un popolo alle tragedie.

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