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gli ostacoli per il via ai lavori 

Dal trasloco dei conigli alla posidonia quando la burocrazia detta legge

Dal trasloco dei conigli alla posidonia quando la burocrazia detta legge

SASSARI. Dai ciuffi di posidonia da trapiantare, alla colonia di conigli autoctoni da convincere a cambiare casa. Il mestiere di Presidente dell’autorità portuale si scontra anche con richieste...

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SASSARI. Dai ciuffi di posidonia da trapiantare, alla colonia di conigli autoctoni da convincere a cambiare casa. Il mestiere di Presidente dell’autorità portuale si scontra anche con richieste complicate da soddisfare. Massimo Deiana evita le polemiche: «Se le prescrizioni ci sono vanno rispettate, poi io sono un ambientalista convinto», ma racconta come la burocrazia sia il maggiore ostacolo alla creazione di un sistema portuale moderno.

«Viviamo una sorta di paradosso – spiega Deiana –, perché siamo in grado di trovare le risorse e sappiamo quali sono i progetti necessari per rendere efficiente il nostro sistema portuale. Ma spesso a rendere complicato il via ai lavori sono i passaggi burocratici. Il nostro bilancio è ottimo, abbiamo fondi ministeriali. Il problema è che da quando progetti a quando metti il primo paletto ci vogliono in media tre anni. Abbiamo lavori appaltati, pronti, che si incagliano su procedure. Per esempio l’autorizzazione paesaggistica spesso diventa complicata. Nel caso di Porto Torres il Ministero dell’Ambiente ci ha dato il via libera ma con 22 prescrizioni. Alcune delle quali allungano di molti i tempi di avvio dei lavori e fanno lievitare i costi. Per esempio per costruire la diga foranea di 800 metri si dovrà spostare la posidonia di 150 metri. Ma dovrà essere fatto da dei sub pianta per pianta. Dovremo mettere centinaia di tripodi in mezzo al mare per evitare che si faccia la pesca a strascico con le reti. E potrei andare avanti. Mi ricordo che i lavori sul porto canale sono stati bloccati per mesi per una colonia di 25 conigli che doveva essere spostata. La soprintendenza ha contestato l’ampliamento del Porto Canale perché la struttura entrava nel cono visivo di chi da Giorgino volgeva lo sguardo verso Cagliari. In un’altra occasione per spostare una casamatta della seconda guerra mondiale sono stati spesi 180mila euro».

Ma subito Deiana precisa. «Non contesto i singoli interventi o le prescrizioni – spiega –, contesto la farraginosità delle autorizzazioni. Tempi lunghi significa l’impossibilità di spendere le risorse entro i tempi previsti, e così si rischia di perderli. Mi chiedo quale sia il senso di fare conferenze di servizi con decine di enti che non portano a nulla. Forse in alcuni casi si dovrebbe fare sintesi, si dovrebbero semplificare le procedure. E si dovrebbe comprendere che si fa un’opera pubblica, un’infrastruttura fondamentale per spezzare l’isolamento della Sardegna e per far crescere la sua economia. Dobbiamo acquisire la consapevolezza che gli interessi pubblici vanno contemperati nella valutazione delle opere che vengono proposte. Per esempio potrebbe essere il governo a trovare una sintesi e a tagliare i tempi lunghi». (l.roj)

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