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Appello delle famiglie: sì al tempo pieno

Appello delle famiglie: sì al tempo pieno

La Sardegna è molto indietro, soprattutto nei piccoli paesi l’orario scolastico è limitato al mattino

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SASSARI. La correlazione è chiara, evidente, certificata da numeri e percentuali. Dove viene garantito il servizio mensa e dunque il tempo pieno, la dispersione scolastica crolla. Dove invece il tempo scuola è limitato alle ore della mattinata trascorse in aula, la percentuale sale. In Sardegna accade proprio questo, nonostante il servizio mensa sia garantito in un numero molto più alto di scuole rispetto a quasi tutte le regioni del Mezzogiorno. Secondo Save the Children la percentuale di ragazzi sardi che abbandonano gli studi prima di avere conseguito il diploma è del 21,2%, il dato più alto a livello nazionale. Un po’ meno secondo i dati della Regionale, 18%, un importante balzo rispetto al 24% di pochi anni fa. Molto più alta la percentuale di classi senza tempo pieno: 64,69% in Sardegna , due punti in meno rispetto alla media nazionale, altissima, del 66,44%. Ma quello della Sardegna non è un dato corretto, perché si basa esclusivamente sui dati di Cagliari e Sassari. In realtà la percentuale di scuole che non offrono il tempo pieno è molto più alta, perché il servizio risulta essere inesistente in moltissimi Comuni, soprattutto nei centri più piccoli. Un problema più volte evidenziato anche da numerose di associazioni di famiglie che hanno chiesto l’attivazione del servizio con due motivazioni: andare incontro alle esigenze di genitori che lavorano e quasi sempre fanno orario continuato e dunque non hanno la possibilità di uscire per andare a prendere i figli a scuola, ma anche per garantire ai ragazzi una migliore formazione, consentendo loro di fare i compiti a scuola insieme ai compagni con la supervisione degli insegnanti dedicando le ore successive alla famiglia o alle attività sportive. Ma il tempo pieno è considerato importante anche per un terzo motivo: chi sta a scuola sino al pomeriggio mangia in mensa, dunque fa un pasto bilanciato insieme ai compagni con i quali socializza in un contesto diverso da quello dell’aula. A proposito di questo, il rapporto di Save the Children inserisce Cagliari nel gruppetto di comuni virtuosi perché – oltre a garantire uguali tariffe per la mensa a residenti e non residenti, ha attivato percorsi di educazione alimentare nelle scuole, nonché attività di riciclo e promozione di cibo proveniente dal territorio. Un modo efficace per fare amare la scuola e scongiurare gli abbandoni prematuri. (si. sa.)

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