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Banda larga in Sardegna, Maninchedda contro Telecom

Banda larga in Sardegna, Maninchedda contro Telecom

Il leader del Pds scrive a Pigliaru: 100 comuni sono pronti a partire, ma la società non attiva il servizio 

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SASSARI. In cento comuni sardi la banda ultra larga è già una realtà. E da qui a dicembre il numero potrebbe aumentare. Attualmente, infatti, sono 296 i comuni interessati dalle opere di scavo e dalla posa della fibra. Ciononostante il servizio di banda ultra larga non è ancora attivo. Colpa di Telecom, dice Paolo Maninchedda. Il segretario del Partito dei sardi, infatti, sostiene che il colosso delle telecomunicazioni stia rallentando l’operazione. Per questo motivo ha scritto una lunga lettera al governatore Francesco Pigliaru. «Come troppo spesso è accaduto nella storia sarda, anche oggi una felice programmazione infrastrutturale da parte dei sardi viene vanificata da imprese di stato italiane pressoché monopolistiche nel nostro territorio – scrive Maninchedda –. Mi riferisco alla realizzazione della banda ultra larga in Sardegna nei 296 comuni cosiddetti a fallimento di mercato o aree bianche». Si tratta di quei comuni a minore intensità abitativa dove i grandi soggetti gestori dei servizi di telefonia e digitalizzazione non hanno ritenuto di investire nella realizzazione della rete. «Oggi portare connessione digitale è come portare l’acqua – aggiunge il leader del Pds –. Il problema è che non basta realizzare la rete, occorre ‘illuminarla’, cioè renderla funzionale».

Dal 2016 si stia lavorando a una rete pubblica, realizzata con fondi regionali “girati” al Mise affinché, tramite Infratel, si realizzi una rete che rimarrà nella proprietà del demanio regionale a disposizione dei soggetti gestori fornitori di servizi. Il tutto suggellato da un accordo tra Regione, Comuni, Mise e Infratel. «Attualmente – dice ancora Maninchedda – quasi un centinaio di comuni sono già collaudati. Una cosa però è portare il cavo, altra cosa è portare il servizio di banda ultra larga. Risulta però che solo Telecom Italia, soggetto ex monopolista, abbia manifestato interesse a realizzare l’attivazione del servizio. Ma come mai Telecom non ha ancora “illuminato” la rete in questi 100 comuni dove potrebbe farlo con investimenti assai modesti? Che senso ha elaborare in sede programmatica il concetto di “aree bianche” dove la Regione si accolla i costi di infrastrutturazione della rete quando poi la loro effettività risulta legata esclusivamente alla volontà e alle richieste di chi, in solitaria, è l’unico a poterle renderle fruibili. Telecom si comporta come Enel e Anas: i sardi spendono per i loro diritti ma per renderli effettivi devono pagare le ex ed attuali aziende di Stato italiane. È necessario un intervento deciso della Giunta su questa materia. È in ballo il diritto di tanti sardi a non essere discriminati nella libertà di essere cittadini capaci di operare e relazionarsi nel campo della digitalizzazione».

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