La Nuova Sardegna

Via al progetto di riqualificazione da 18 milioni

La strada asfaltata lascerà il posto a una passerella. Le auto dirottate su nuovi posteggi periferici

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STINTINO . Via la strada asfaltata, che lascerà il posto a una passerella di legno montata su pali. Via le auto, dirottate su nuovi posteggi periferici e sostituite da bici, mezzi elettrici e soprattutto “piedi”. Via gli accessi delle ville e il vecchio “bar” in pietra che diventerà una moderna struttura con infopoint, bagni e primo soccorso. Spazio a terrazze panoramiche, a pergole per fare ombra, a luci radenti e discrete, a nuove piante e fiori. E soprattutto nuova vita per le dune, che sotto il lungomare sospeso potranno riprendere a “respirare”, a vivere, a crescere. È uno dei più importanti interventi di recupero ambientale mai visti in Sardegna quello che partirà questo inverno e costerà 18 milioni di euro.

Un sogno, che promette di allungare la “resistenza” del gioiello di Stintino. Che rischia però di scontare per l’ennesima volta la sua maledizione: più diventerà bella più persone vorranno venire a vederla, farci un tuffo, rubarle un altro pezzo di vita.

E allora l’asticella si dovrà per forza alzare ancora. Arrivando al numero chiuso, per il quale sarebbe però necessario inserire la Pelosa nel sistema di tutela integrale del parco dell’Asinara, cosa che in molti non vogliono assolutamente. O a progetti che ora sembrano estremi ma che bisognerà iniziare a prendere in seria considerazione.

Come quello messo sul tavolo da Roberto Tavazzi del Windsurfing Center Stintino. Che è pronto a far partire bici elettriche (che già affitta in esclusiva all’Asinara, dove organizza escursioni con tre catamarani) dal suo stabilimento alle porte della Pelosa, ma alza ancora la posta: «Insieme ad altri imprenditori del settore e residenti e amanti di Stintino stiamo preparando un progetto di tutela del mare di fronte alla Pelosa da presentare al Comune. Chiaramente la cornice deve essere quella di una tutela da area protetta o parco nazionale, la stessa indispensabile per il numero chiuso in spiaggia. Il nostro obiettivo è di sensibilizzare tutti sul fatto che il mare non può essere zona franca, invasa da barche che ancorano danneggiando le foreste di posidonia, o inquinano con i loro motori o scaricando le loro sentine. Il sogno è un mare libero, riservato alle vele e ai natanti elettrici. Un punto di arrivo che può essere preceduto da forme di tutela crescenti. Un passo dopo l’altro. Per una Pelosa per tutti, ma non per tutti insieme».

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