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Crescono le assunzioni ma l’isola è in ritardo

Crescono le assunzioni ma l’isola è in ritardo

Cna: numeri positivi nell’ultimo trimestre ma la media nazionale è più alta Nel 2018 sono stati registrati 30mila contratti contro i 23mila dell’anno scorso

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SASSARI. Non è più un tabù: anche in Sardegna c’è qualcuno che assume. Ma è una buona notizia a metà perché la ripresa nell’isola procede più lentamente che nel resto del Paese. I dati arrivano da uno studio della Cna Sardegna che analizza le rilevazioni mensili sulle aspettative di assunzione da parte delle aziende sarde effettuate dal sistema informativo Excelsior di Unioncamere. Nell’ultimo trimestre le imprese hanno indicato circa 30 mila unità lavorative in entrata: un risultato positivo dato che un fa, nello gli “ingressi” nel mondo del lavoro erano stati appena 22.980 . Ovviamente sono cresciute anche le percentuali: lo scorso anno le imprese che avevano segnalato movimenti in entrata erano state il 12,5 per cento, dodici mesi dopo la percentuale è salita sino a quota 13,2. Un balzo in avanti che però è molto più corto di quello del resto d’Italia, la cui media raggiunge il 14,7 per cento.

Le assunzioni. La differenza con il dato nazionale è generato dalla scarsa fiducia delle imprese di costruzioni e manifatturiere. Solo il 9,1 per cento delle imprese di costruzioni ha indicato aspettative positive di assunzione contro il 12 per cento registrato al livello nazionale. Nonostante le confortanti indicazioni che arrivano da compravendite, credito e attività edilizia, il settore delle costruzioni fa una grande fatica ad aprire un nuovo ciclo espansivo che possa ripristinare parte dell’occupazione persa durante la dura fase di crisi: 20mila occupati in meno tra 2009 e 2017, un calo del -34%, da confrontare con il -3,8% del totale dell’economia. È addirittura più accentuato il gap di fiducia tra il dato regionale e il dato nazionale relativo alle assunzioni delle imprese manifatturiere, che vale circa 4 punti percentuali. Una circostanza legata in parte alla minore vocazione all’export delle imprese sarde. Il tasso di entrata di dipendenti nelle imprese del settore turistico indica una sostanziale tenuta dei livelli occupazionali rispetto al 2017 ma il confronto con l’andamento nazionale dimostra, ancora una volta, la stagionalità di cui soffre il turismo regionale: i tassi di ingresso dei lavoratori stagionali sono infatti arrivati al 27 per cento a maggio, al 26 per cento a giugno e al 25% per cento a luglio contro poco più del 10% che si registra per la media nazionale.

L’analisi. «Nonostante i dati sulle aspettative di assunzione delle imprese indichino un miglioramento – commentano Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, presidente e segretario della Cna Sardegna –. Ma gli indici di fiducia indicano come la ripresa in Sardegna prosegua a ritmi inferiori rispetto al resto della Penisola. Il ritardo maggiore – spiegano – si registra nei settori dell’edilizia e del manifatturiero, soprattutto tra le imprese di piccole dimensioni, a testimoniare la necessità di intervenire con più decisione con politiche che possano sostenere il mercato interno. Il settore dei servizi, di contro, mostra indicazioni positive, anche grazie alle performance del settore turistico, che ha beneficiato di una stagione che potrebbe aver confermato gli importanti risultati dell’anno passato». (c.z.)

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