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La guida: «Può essere stata una fatalità non erano su un percorso complicato»

di Claudio Zoccheddu
La guida: «Può essere stata una fatalità non erano su un percorso complicato»

SASSARI. Era a pochi chilometri dal luogo della tragedia quando ha saputo quello che era capitato a S’Iscala e su tasaru. Corrado Conca è una tra le guide escursionistiche a più esperte della...

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SASSARI. Era a pochi chilometri dal luogo della tragedia quando ha saputo quello che era capitato a S’Iscala e su tasaru. Corrado Conca è una tra le guide escursionistiche a più esperte della Sardegna e proprio l’esperienza che ha fatto sulle pareti dell’isola, e non solo, lo costringe a non sbilanciarsi: «Non ho informazioni dirette su quanto accaduto, purtroppo tutto quello che ho appreso e frutto del passaparola dunque posso solo azzardare qualche ipotesi – spiega Corrado –. Io credo che sia stata una fatalità, una distrazione tragica. Lo dico perché quella è una delle vie storiche, la precorrevano i pastori che, per quanto fossero abituati, non si aiutavano con attrezzature particolari e non usavano nemmeno troppe precauzioni. Per quanto non sia semplicissimo, quello può essere considerato un percorso da trekking. E loro erano pronti ad affrontarlo in sicurezza, senza fare pazzie e addirittura utilizzando l’imbracatura. Per questo motivo dico che la causa della caduta può essere stata solo una distrazione, una fatalità». Che poi, sono proprio le disattenzioni le peggiori nemiche di scala, soprattutto quando non si tratta di professionisti o di rocciatori particolarmente esperti: «Dico sempre due cose a chi vuole provare questo genere di esperienze – precisa la guida –, si deve sempre essere accompagnati da persone esperte e si devono evitare le distrazioni. La guida escursionistica si comporta come un padre fa con un figlio molto piccolo figlio, controlla tutto e indica cosa non fare per evitare conseguenze». Se affrontato in questa maniera, si stratta di un sporto sicuro: «Assolutamente, non ci sono rischi se si seguono le indicazioni di chi conosce queste pratiche», aggiunge Corrado Conca. Il numero di incidenti – quello accaduto ieri è il secondo mortale in un lasso di tempo tutto sommato breve – è invece un numero destinato a crescere ma non per colpa del fattore sicurezza: «Fino a poco tempo nessuno ha mai sentito un incidente mortale durante un’arrampicata o su una strada ferrata. Il motivo è semplice – precisa l’esperta guida escursionistica –, se prima eravamo in cento a praticare questo tipo di sport, adesso saremo duemila. Dunque, è brutto da dire, ma il numero degli incidenti in parete è destinato a crescere per semplice fatto che il movimento conta un numero sempre maggiore di praticanti ed è in costante aumento. Il rischio che corriamo, però, è evidente: potrebbe passare l’immagine di uno sport pericoloso e praticato da persone fuori di testa. Non è così, ve lo assicuro». La Sardegna si presta a questo genere di attività, può contare su dieci strade ferrate, anche se in alcuni casi si tratta solo di brevi tratti per superare passaggi complicati, e già da qualche tempo attrae visitatori da tutto il mondo proprio per la bellezze di alcuni percorsi, come quelli del Supramonte, di Capo Caccia ma anche la rapida scalata sullo scoglio del Pan di Zucchero è uno spot formidabile per il movimento ma anche per il turismo organizzato.


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