Il partito dei sindaci punta tutto su Zedda
In 130 firmano un documento manifesto, ma si punta a raccogliere altre adesioni Chiedono al primo cittadino di guidare una coalizione di centrosinistra allargata
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CAGLIARI. Centotrenta sindaci sono tutti per la candidatura presidenziale, alle Regionali, di Massimo Zedda, che come loro indossa la fascia tricolore, a Cagliari. Gli hanno scritto una lettera aperta da “collega a collega” e che comincia così: «Caro Massimo». Non si sa ancora chi abbia firmato l’invito ufficiale, i nomi sono stati secretati per «questioni di opportunità» – è stata la risposta data al tentativo di scoprire la lista – ma di certo 130 sono tanti. I Comuni, in Sardegna, sono 377 e quindi è come se oltre un terzo dei Municipi si fosse schierato. È una novità assoluta, il blocco unico: potrebbe addirittura stravolgere le delicate trattative pre elettorali fra i partiti e soprattutto nel centrosinistra. Al di là di quanto potrebbe accadere nei prossimi giorni, l’altra mattina la lettera è stata consegnata a Massimo Zedda. Però da parte del prescelto pare non sia arrivata per ora l’attesa risposta ufficiale, questa: «Sono onorato, accetto».
Caro Massimo. Firmata dai «Sindaci della Sardegna», testuale, la lettera comincia come se fosse indirizzata a un vecchio amico. Ecco il testo: «Le consultazioni regionali sono alle porte e il senso di mobilitazione che avvertiamo e di cui vogliamo farci interpreti, vuole avere attraverso noi sindaci una declinazione inedita, segnata fortemente da chi vive il territorio tutti i giorni, con le difficoltà e le attese di tutti i giorni». Poi, nel secondo capoverso, «Siamo sindaci della Sardegna, sindaci come te e come te ci riconosciamo in quei valori sociali e politici che hanno reso viva la migliore tradizione di governo nella storia della nostra autonomia». Quindi, in estrema sintesi: è la gente a chiederti di candidarti.
Oltre gli schemi. La lettera contiene diversi passaggi politici e forse fra i più incisivi c’è quello in cui la matrice di essere 130 “sindaci del centrosinistra” diventa palese. «Oggi – scrivono – non basta più parlare di vecchie appartenenze. Abbiamo bisogno di guardare oltre: avendo capito la lezione del 4 marzo, siamo tutti chiamati a costruire un nuovo progetto per la Sardegna. Oggi, in questa società globale che cambia in fretta, non sopporta appartenenze e non ammette differenze, c’è bisogno di ribadire i valori che sono il sale della democrazia, e praticarli con umiltà e capacità di dialogo». E ancora: «Oggi non basta più nemmeno essere sindaci. Che significa farsi carico dei problemi, mettersi al servizio dei cittadini per risolvere i loro problemi. Noi siamo le storie che viviamo, noi siamo quel che facciamo, ed è su quel che facciamo che veniamo giudicati». In una frase sola: siamo noi sindaci a essere in prima fila.
Scelto da noi. Ed ecco l’appello: «La tua esperienza amministrativa parla chiaro. È una chiara esperienza di buongoverno, è il caso unico nazionale di chi è stato giudicato bene perché ha fatto bene. Non c’è antagonismo che tenga, se non dettato dal più bieco disfattismo. E la Sardegna oggi non ha bisogno di disfattisti, avventurieri e viceré: la Sardegna ha bisogno di governanti coscienti del proprio ruolo, capaci di guardare avanti e di guardarsi intorno, in Europa e in Italia, a partire da noi, anche da noi, anche da qua, dai territori della Sardegna». Cioè: sei uno di noi.
L’appello finale. «Forti del tuo e del nostro impegno – è scritto nell’ultimo capoverso della lettera – vogliamo essere insieme strumenti di un buon governo per la nostra Isola, portatori di buone pratiche e di esperienze estendibili e replicabili, nel segno del dialogo e della partecipazione, della condivisione e dell’inclusione, al di fuori delle distinzioni storiche e geografiche che sinora hanno diviso il centro dalle periferie». Poi un’altra farse forte: «Noi siamo periferia che vuole diventare centro, noi vogliamo una Sardegna che continui sui passi della crescita e dello sviluppo, con un governo che senta forte il sale della democrazia, che è il sale del dialogo, dell’ascolto, della partecipazione. Vogliamo una Sardegna sarda e democratica, con un governatore di provata capacità. Un governatore scelto da noi, qui, in Sardegna, non nei palazzi romani». Manca solo un «a presto», perché da oggi sono in 130 ad attendere una risposta da Massimo Zedda. (ua)
Caro Massimo. Firmata dai «Sindaci della Sardegna», testuale, la lettera comincia come se fosse indirizzata a un vecchio amico. Ecco il testo: «Le consultazioni regionali sono alle porte e il senso di mobilitazione che avvertiamo e di cui vogliamo farci interpreti, vuole avere attraverso noi sindaci una declinazione inedita, segnata fortemente da chi vive il territorio tutti i giorni, con le difficoltà e le attese di tutti i giorni». Poi, nel secondo capoverso, «Siamo sindaci della Sardegna, sindaci come te e come te ci riconosciamo in quei valori sociali e politici che hanno reso viva la migliore tradizione di governo nella storia della nostra autonomia». Quindi, in estrema sintesi: è la gente a chiederti di candidarti.
Oltre gli schemi. La lettera contiene diversi passaggi politici e forse fra i più incisivi c’è quello in cui la matrice di essere 130 “sindaci del centrosinistra” diventa palese. «Oggi – scrivono – non basta più parlare di vecchie appartenenze. Abbiamo bisogno di guardare oltre: avendo capito la lezione del 4 marzo, siamo tutti chiamati a costruire un nuovo progetto per la Sardegna. Oggi, in questa società globale che cambia in fretta, non sopporta appartenenze e non ammette differenze, c’è bisogno di ribadire i valori che sono il sale della democrazia, e praticarli con umiltà e capacità di dialogo». E ancora: «Oggi non basta più nemmeno essere sindaci. Che significa farsi carico dei problemi, mettersi al servizio dei cittadini per risolvere i loro problemi. Noi siamo le storie che viviamo, noi siamo quel che facciamo, ed è su quel che facciamo che veniamo giudicati». In una frase sola: siamo noi sindaci a essere in prima fila.
Scelto da noi. Ed ecco l’appello: «La tua esperienza amministrativa parla chiaro. È una chiara esperienza di buongoverno, è il caso unico nazionale di chi è stato giudicato bene perché ha fatto bene. Non c’è antagonismo che tenga, se non dettato dal più bieco disfattismo. E la Sardegna oggi non ha bisogno di disfattisti, avventurieri e viceré: la Sardegna ha bisogno di governanti coscienti del proprio ruolo, capaci di guardare avanti e di guardarsi intorno, in Europa e in Italia, a partire da noi, anche da noi, anche da qua, dai territori della Sardegna». Cioè: sei uno di noi.
L’appello finale. «Forti del tuo e del nostro impegno – è scritto nell’ultimo capoverso della lettera – vogliamo essere insieme strumenti di un buon governo per la nostra Isola, portatori di buone pratiche e di esperienze estendibili e replicabili, nel segno del dialogo e della partecipazione, della condivisione e dell’inclusione, al di fuori delle distinzioni storiche e geografiche che sinora hanno diviso il centro dalle periferie». Poi un’altra farse forte: «Noi siamo periferia che vuole diventare centro, noi vogliamo una Sardegna che continui sui passi della crescita e dello sviluppo, con un governo che senta forte il sale della democrazia, che è il sale del dialogo, dell’ascolto, della partecipazione. Vogliamo una Sardegna sarda e democratica, con un governatore di provata capacità. Un governatore scelto da noi, qui, in Sardegna, non nei palazzi romani». Manca solo un «a presto», perché da oggi sono in 130 ad attendere una risposta da Massimo Zedda. (ua)
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