PER CRESCERE UN BIMBO CONTA SOLO L’AMORE
di VANESSA ROGGERI
Il ruolo della donna è cambiato, il modello famigliare imposto dalla religione o dal potere statale è scoppiato. Una vera rivoluzione esistenziale è al momento in atto, mentre altre forme di unione...
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Il ruolo della donna è cambiato, il modello famigliare imposto dalla religione o dal potere statale è scoppiato. Una vera rivoluzione esistenziale è al momento in atto, mentre altre forme di unione esigono di essere riconosciute e accettate.
L’altro giorno mi è capitato di ragionare con una persona, più adulta di me di un paio di generazioni, sul caso della coppia omosessuale che a Sassari ha visto riconosciuto in via giudiziale il diritto alla paternità della propria bimba.
Davanti a questa storica sentenza, primo caso in Sardegna, le sue reticenze erano più che palesi: come crescerà mai questa bambina senza una madre e con ben due padri? Si è domandata, senza nascondermi quanto la questione la turbasse e ai suoi occhi apparisse sbagliata.
Io ho rilanciato: chi di noi ha il potere di predire come i nostri figli cresceranno e che genere di adulti diventeranno? Il futuro non si può ipotecare.
Le famiglie così come fin’ora le abbiamo conosciute, costituiscono il luogo ideale di formazione dei futuri individui, ma troppo spesso vengono sopraffatte da nevrosi, egoismi e frustrazioni.
Troppo spesso le famiglie dimostrano di essere delle aggregazioni innaturali, frutto di compromessi che danneggiano l’equilibrio dei più fragili. Gli obblighi di un genitore coincidono con il diritto del bambino ad avere un’infanzia il più possibile serena e stabile, solo questo conta insieme all’amore.
E sulla scorta di questa verità non può essere certo l’orientamento sessuale di un genitore a decidere se sia idoneo o meno a crescere il proprio figlio.
Credo che ragionare in astratto alimenti il pregiudizio, ossia immaginare coppie di madri o di padri caricando di suggestioni negative qualcosa che non si conosce sia l’approccio più sbagliato.
Mi viene spontaneo pensare a due cari amici che da tanti anni convivono felici e che da appena un anno hanno coronato il proprio sogno d’amore; penso ai loro sguardi complici, a come si completano e all’armonia che insieme comunicano al resto del mondo.
Se penso a loro due immagino un giardino fiorito e allora non riesco a concepire un “luogo” migliore in cui un bambino potrebbe crescere sereno e felice.
Alla fine solo l’amore conta, l’amore in termini assoluti e non ponderato da preconcetti, e visti i tempi d’odio e intolleranza che stiamo vivendo, non è retorico sottolinearlo.
La mia unica perplessità riguarda l’eventualità – per fortuna in Italia ancora vietata per legge – della maternità surrogata: il rischio è che si arrivi alla mercificazione della vita.
Questo ultimo stadio di degrado vorrei fosse risparmiato alle donne, mentre trovo che sarebbe necessario e giusto che si aprissero le porte degli orfanotrofi.
Ho avuto degli esempi commoventi nella mia vita e sono convinta che l’adozione di un bambino abbandonato, considerarlo sangue del proprio sangue, sia la forma più alta e altruistica d’amore.
Perché alla fine, e lo ripeto, solo l’amore conta.
L’altro giorno mi è capitato di ragionare con una persona, più adulta di me di un paio di generazioni, sul caso della coppia omosessuale che a Sassari ha visto riconosciuto in via giudiziale il diritto alla paternità della propria bimba.
Davanti a questa storica sentenza, primo caso in Sardegna, le sue reticenze erano più che palesi: come crescerà mai questa bambina senza una madre e con ben due padri? Si è domandata, senza nascondermi quanto la questione la turbasse e ai suoi occhi apparisse sbagliata.
Io ho rilanciato: chi di noi ha il potere di predire come i nostri figli cresceranno e che genere di adulti diventeranno? Il futuro non si può ipotecare.
Le famiglie così come fin’ora le abbiamo conosciute, costituiscono il luogo ideale di formazione dei futuri individui, ma troppo spesso vengono sopraffatte da nevrosi, egoismi e frustrazioni.
Troppo spesso le famiglie dimostrano di essere delle aggregazioni innaturali, frutto di compromessi che danneggiano l’equilibrio dei più fragili. Gli obblighi di un genitore coincidono con il diritto del bambino ad avere un’infanzia il più possibile serena e stabile, solo questo conta insieme all’amore.
E sulla scorta di questa verità non può essere certo l’orientamento sessuale di un genitore a decidere se sia idoneo o meno a crescere il proprio figlio.
Credo che ragionare in astratto alimenti il pregiudizio, ossia immaginare coppie di madri o di padri caricando di suggestioni negative qualcosa che non si conosce sia l’approccio più sbagliato.
Mi viene spontaneo pensare a due cari amici che da tanti anni convivono felici e che da appena un anno hanno coronato il proprio sogno d’amore; penso ai loro sguardi complici, a come si completano e all’armonia che insieme comunicano al resto del mondo.
Se penso a loro due immagino un giardino fiorito e allora non riesco a concepire un “luogo” migliore in cui un bambino potrebbe crescere sereno e felice.
Alla fine solo l’amore conta, l’amore in termini assoluti e non ponderato da preconcetti, e visti i tempi d’odio e intolleranza che stiamo vivendo, non è retorico sottolinearlo.
La mia unica perplessità riguarda l’eventualità – per fortuna in Italia ancora vietata per legge – della maternità surrogata: il rischio è che si arrivi alla mercificazione della vita.
Questo ultimo stadio di degrado vorrei fosse risparmiato alle donne, mentre trovo che sarebbe necessario e giusto che si aprissero le porte degli orfanotrofi.
Ho avuto degli esempi commoventi nella mia vita e sono convinta che l’adozione di un bambino abbandonato, considerarlo sangue del proprio sangue, sia la forma più alta e altruistica d’amore.
Perché alla fine, e lo ripeto, solo l’amore conta.
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