La Nuova Sardegna

Maurizio Martina: «Costruiamo un’alleanza che metta al centro la Sardegna»

di Luca Rojch
Maurizio Martina
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Maurizio Martina

Il segretario del Pd parla dello stato di salute dei Dem dopo le elezioni choc: «Il partito non va sciolto, ma deve imparare a stare in mezzo ai cittadini»

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SASSARI. Spazzato via dai 5 Stelle, stritolato dalla Lega, logorato dalle divisioni interne. Il Pd è un grande malato e la missione impossibile del suo segretario Maurizio Martina è farlo rinascere. E trasformarlo da grigio e odiato ex partito di governo, in una gioiosa macchina da guerra. L’unica gigantesca controindicazione della medicina elaborata da Martina è l’assoluta mancanza di tempo. Il segretario è certo che il governo giallo verde si inabisserà davanti agli scogli che deve superare chi governa. Dal Def alle emergenze. Ma per ora 5 Stelle e Lega insieme valgono a livello nazionale oltre il 60 per cento dei consensi, e la percentuale regionale non è troppo distante. A febbraio ci sono le Regionali e se il Pd non riuscirà entro quella data ad avere una nuova mentalità e un nuovo appeal e rischia di arrivare terzo e molto distante da 5 Stelle e centrodestra.

Segretario se guarda all’Italia, cosa pensa della Manovra di lega e 5 Stelle?
«È una manovra folle per l’Italia. Pericolosa. Condono per gli evasori fiscali, nulla per il lavoro, nulla per le imprese e zero per le famiglie. Faccio un esempio semplice: una famiglia con un figlio e un mutuo da questa manovra non otterrà nulla a parte il possibile aumento della rata del mutuo».

La preoccupa il fatto che nonostante la bocciatura dei mercati, delle agenzie di rating, dell’Europa, di Bankitalia, il governo voglia andare avanti con il Def?
«Io penso ai conti degli italiani. A me preoccupa che questo governo rischia di far saltare i sacrifici che sono stati fatti in questi anni per tenere i conti in ordine. Vogliono farci uscire dall’Euro. Pagheremo 8 miliardi di euro in più di tasse già dall’anno prossimo. E scaricheranno debito sulle giovani generazioni, ben 100 miliardi, che poi alla fine dovranno pagare il conto di queste scelte disastrose».

Nonostante le sue critiche Lega e 5 Stelle insieme hanno il 60 per cento dei consensi in Italia, come se lo spiega? Perché secondo lei l’opinione pubblica non si indigna, ma quasi sostiene, davanti a iniziative come il respingimento dei migranti, le armi facili per tutti, la pace fiscale, l’antieuropeismo, lo spostamento a destra dell’asse di riferimento dei paesi con cui dialogare, il dilagare del populismo?
«Penso che gli italiani siano molto preoccupati per questo modo di fare. Non nascondo che il governo vive ancora una luna di miele nella sua propaganda, ma i nodi ora arriveranno al pettine. Basta fare un giro a Genova per capire come la pensano i cittadini di quella città dopo il nulla del governo dopo la tragedia di agosto».

Le pare che a essere in crisi sia il modello della socialdemocrazia in Europa, visto che uno dopo l’altro i Paesi dell’Ue svoltano a destra o hanno una deriva populista?
«I progressisti devono dare battaglia e costruire un’alternativa forte al rischio dei nazionalisti di destra che vogliono distruggere l’Europa. Penso ci sia uno spazio per questo lavoro ovunque e certamente c’è in Italia».

Davanti alle scelte del governo al di là delle manifestazioni di piazza cosa intende fare il centrosinistra? A proposito esiste ancora il centrosinistra?
«Come abbiamo dimostrato nella manifestazione di Piazza del Popolo, il Pd e il centrosinistra esistono eccome. Al contrario della propaganda di Salvini e Di Maio, il Partito democratico ha presentato le sue proposte serie e concrete in favore di famiglie, imprese e giovani. Dal taglio del costo del lavoro all’assegno unico per le famiglie con figli, dall’ampliamento del reddito di inclusione alle detrazioni sugli affitti».

Molti dicono che il Pd andrebbe sciolto, rifondato, regionalizzato. Sembra che non abbia più appeal. Per lei cosa si deve fare?
«Il Partito democratico non va sciolto. Il Pd c’è, deve cambiare, riorganizzarsi, rilanciarsi. Deve tornare a stare fianco a fianco alle persone che vuole rappresentare, ripartendo dai problemi di buona parte dei cittadini che hanno bisogno che ci sia una forza di centrosinistra aperta e radicata sui territori».

Il Pd sardo sembra ancora smarrito, sotto choc dopo il risultato del 4 marzo. A febbraio si vota per le Regionali ma il partito fa fatica a ripartire ancora spaccato da divisioni e correnti, è a conoscenza della situazione sarda?
«Seguo da vicino il lavoro che il Pd in Sardegna sta facendo e penso che ci siano tutte le condizioni per lavorare uniti e aperti. Il percorso che il segretario Emanuele Cani sta proponendo è giusto e va sostenuto».

Si parla come possibile candidato governatore del sindaco di Cagliari Massimo Zedda, cosa ne pensa?
«Massimo Zedda ha dimostrato nei fatti le sue capacità di governo e il suo impegno appassionato per questa terra. Penso sia una grande risorsa. Ciò detto, com’è giusto che sia, il candidato alla presidenza lo decideranno i sardi e non certo qualcuno altrove».

Si cerca di allargare l’alleanza alle forze indipendentiste e nazionalitarie, ma sembra che nessuno voglia allearsi con i Dem, secondo lei perché?
«Sono convinto che ci siano tutte le condizioni per costruire un’alleanza del territorio sardo per il proprio futuro. Bisogna chiamare a raccolta tutte le energie disponibili a lavorare insieme su questo fronte anche per sconfiggere l’idea che il futuro della Sardegna si decida ad Arcore, in via Bellerio a Milano o alla Casaleggio associati».

La giunta Pigliaru è stata quella che ha portato avanti più riforme in Sardegna negli ultimi 30 anni, dalla Sanità al Lavoro, dagli Enti locali all’Anas sarda, ma queste riforme non vengono percepite. E in alcuni casi, come la Sanità, osteggiate. Perché?
«In questi anni penso che in Sardegna la giunta Pigliaru abbia fatto un lavoro importante e coraggioso pensando sempre al bene comune e al territorio».

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