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Boom di fallimenti in Sardegna nel 2017, addio a 263 imprese in un anno

Boom di fallimenti in Sardegna nel 2017, addio a 263 imprese in un anno

Cna: record di chiusure aziendali dall’inizio della crisi. Trend negativo anche nel 2018

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SASSARI. Nel 2017 sono fallite 263 imprese in Sardegna, dato che fa segnare un nuovo record negativo dall’inizio della crisi. È quanto emerge da un rapporto della Cna Sardegna elaborato sulla base dei dati dell’Osservatorio su fallimenti, procedure e chiusure aziendali che hanno riguardato le imprese sarde dal 2008 al settembre 2018. Complessivamente l’anno scorso hanno chiuso i battenti 263 aziende, il massimo osservato dal 2008, l’anno di inizio della crisi. Come sottolinea il report della Cna «il 2017 ha quindi confermato i segnali negativi arrivati nel 2016 quando chiusero i battenti 246 aziende». E non fanno ben sperare neanche i dati del 2018: fino a settembre si sono registrati già 181 fallimenti.

Come ricorda la Confederazione degli artigiani «la situazione delle imprese sarde appare preoccupante anche se inserita nel contesto nazionale. Se si confronta l’ultimo triennio con quello precedente, infatti, solo il Lazio e la Valle d’Aosta hanno visto aumentare il numero di fallimenti in maniera più marcata».

Secondo i calcoli della Cna, considerando anche i dati del 2018, il numero di procedure concorsuali in Sardegna nell’ultimo triennio aumenterà del 25% a fronte di una media nazionale dell’11%. Un dato, questo, decisamente superiore a quello di tutte le altre regioni del Mezzogiorno. In Basilicata, Abruzzo, Molise e Calabria i fallimenti negli ultimi tre anni sono infatti diminuiti, mentre sono cresciuti solo in Campania e Sicilia, ma con un’intensità inferiore rispetto alla Sardegna (+15% rispetto al 25%).

La situazione resta complicata anche nel settore edile. Nei primi 9 mesi dell’anno il numero di fallimenti ha già eguagliato quello del 2017.

«I dati confermano la condizione di estrema fragilità dell’economia isolana – dicono Pierpaolo Piras e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale della Cna Sardegna – Le politiche pubbliche nazionali e regionali, tutte orientate al sostegno dei consumi privati, deprimono gli investimenti, riducono le risorse destinate alle politiche attive». Preoccupa la crisi dell’edilizia. «Le previsioni per il 2018 prospettavano una crescita degli investimenti in edilizia residenziale del 2,4%, ma è probabile che l’intensità di questa ripresa sia ancora troppo limitata per risollevare un settore che in 10 anni ha perso il 40% del suo mercato. Per questo investire nella riqualificazione del patrimonio edilizio rimane una strategia fondamentale se l’obiettivo è quello di rilanciare un settore composto per il 70% da piccole e piccolissime imprese artigiane». (g.z.)



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