«Troppo individualismo così rischiamo di perdere»
Il deputato azzurro guida la rivolta di una parte di Forza Italia Criticata la gestione di Cappellacci e il rapporto con gli alleati nella coalizione
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SASSARI. Da partito in freezer a inferno di fuoco e passione. Forza Italia nell’isola è un campo di battaglia con i pezzi pregiati del partito pronti a dare battaglia. All’origine la strana danza del coordinatore Ugo Cappellacci. Autodimesso, autoriammesso e alla fine del tutto autonomo. Che apre tavoli, partecipa a summit, sceglie candidati. Tutto in perfetta solitudine. Senza parlare con nessuno dentro Fi. Un atteggiamento che arriva a far scaldare anche il più posato dei parlamentari azzurri, Pietro Pittalis. Il deputato non nasconde la sua amarezza. E con lui ci sono l’europarlamentare Salvatore Cicu, i consiglieri regionali Marco Tedde, Antonello Peru, Stefano Coinu e Alessandra Zedda, che hanno firmato un documento di fuoco contro Cappellacci.
Onorevole Pittalis, cosa succede in Forza Italia?
«La questione che abbiamo sollevato non ha nulla di personale nei confronti di Cappellacci. Ma c’è un’emergenza che deve essere affrontata. Il partito vive una situazione di immobilismo che fa perdere di vista l’obiettivo di rilanciare Fi in Sardegna».
Vede troppa arrendevolezza al tavolo del centrodestra?
«Non possiamo fare finta di nulla. Dopo le Politiche non c’è stata neanche una riunione. Abbiamo appreso dai media che è stato fatto un tavolo. A presiederlo è una persona perbene, che viene dalla Lombardia e non è di Forza Italia. Noi siamo il primo partito nell’isola. Nell’incontro con Berlusconi ci siamo dati un metodo per rilanciare il partito. Ma vedo che ci si limita a rincorrere le indicazioni degli altri partiti. Gridando “Viva Solinas”, poi “Viva Tunis”, in un crescendo di posizioni confuse e contraddittorie che hanno disorientato i nostri elettori».
Ma quella di Tunis come candidato non è una scelta condivisa?
«Di tutto questo non si è mai parlato in nessun incontro di partito. Queste decisioni nascono da una visione autoritaria e autoreferenziale che non ci sta bene. Di molte cose si sarebbe dovuto parlare prima. I consiglieri regionali e i parlamentari non possono fare da comparse. Siamo parte di Fi e vogliamo portare avanti nell’isola il progetto del presidente Berlusconi e di Tajani nel quale ci riconosciamo. Abbiamo assistito alla svendita di Forza Italia in Sardegna, relegata a un ruolo da comparsa».
Ma siete davvero minoranza?
«Cappellacci si sarebbe dovuto preoccupare dello svuotamento in atto in Fi. Avevamo apprezzato le sue dimissioni per un cambio di passo. Poi, per questioni che nascono nei salotti della politica e non tra la gente, le ha ritirate. Nessuno è stato consultato. Singolare che il coordinatore regionale, che io ho sempre difeso anche dai consiglieri che ora annovera nella sua maggioranza, non abbia sentito il dovere di chiedersi cosa succede in Fi. Stefano Tunis ha creato una lista in competizione con Forza Italia. Cappellacci non lo ha riportato nel partito, ma lo ha indicato, in solitudine, come il candidato di Forza Italia».
Ma è una questione di egemonia nel partito?
«Al contrario. Sono molto preoccupato. Il rischio è che si finisca come nel 2014, quando il centrodestra come liste prese più voti del centrosinistra, ma Cappellacci come candidato governatore prese il 2 per cento in meno rispetto a Pigliaru. Credo che il rischio che si possa ripetere la stessa cosa sia alto. Questa girandola di candidati e ipotesi può avere effetto negativo, si deve evitare che si ripeta il 2014. Mi preoccupa anche il fatto che non si è mai parlato dei problemi della Sardegna. Non sento parlare di come aggredire la disoccupazione, il precariato, la povertà. Di come rilanciare le politiche di sviluppo. Cosa fare nelle vertenze aperte, in temi chiave come turismo, artigianato, e mondo agropastorale solo per citare alcune cose».
Cosa propone?
«Noi lavoriamo per il rilancio del partito. Seguendo le indicazioni di Berlusconi per una Forza Sardegna. Il 17 novembre chiameremo il popolo di Fi per parlare dei temi. Lasciamo ad altri categorie come minoranza e maggioranza che non ho mai voluto anche quando Cappellacci era solo contro tutti».
Cosa pensa della candidatura di Solinas?
«Non mi esprimo su nessun nome fino a quando non si conosceranno i programmi e le iniziative. Non ha senso parlare di nomi se prima non si ha chiaro cosa si vuole fare per la Sardegna. Delle alchimie della politica ai pastori e agli operai non interessa. Io non prendo parte alla lotteria dei nomi». (l.roj)
Onorevole Pittalis, cosa succede in Forza Italia?
«La questione che abbiamo sollevato non ha nulla di personale nei confronti di Cappellacci. Ma c’è un’emergenza che deve essere affrontata. Il partito vive una situazione di immobilismo che fa perdere di vista l’obiettivo di rilanciare Fi in Sardegna».
Vede troppa arrendevolezza al tavolo del centrodestra?
«Non possiamo fare finta di nulla. Dopo le Politiche non c’è stata neanche una riunione. Abbiamo appreso dai media che è stato fatto un tavolo. A presiederlo è una persona perbene, che viene dalla Lombardia e non è di Forza Italia. Noi siamo il primo partito nell’isola. Nell’incontro con Berlusconi ci siamo dati un metodo per rilanciare il partito. Ma vedo che ci si limita a rincorrere le indicazioni degli altri partiti. Gridando “Viva Solinas”, poi “Viva Tunis”, in un crescendo di posizioni confuse e contraddittorie che hanno disorientato i nostri elettori».
Ma quella di Tunis come candidato non è una scelta condivisa?
«Di tutto questo non si è mai parlato in nessun incontro di partito. Queste decisioni nascono da una visione autoritaria e autoreferenziale che non ci sta bene. Di molte cose si sarebbe dovuto parlare prima. I consiglieri regionali e i parlamentari non possono fare da comparse. Siamo parte di Fi e vogliamo portare avanti nell’isola il progetto del presidente Berlusconi e di Tajani nel quale ci riconosciamo. Abbiamo assistito alla svendita di Forza Italia in Sardegna, relegata a un ruolo da comparsa».
Ma siete davvero minoranza?
«Cappellacci si sarebbe dovuto preoccupare dello svuotamento in atto in Fi. Avevamo apprezzato le sue dimissioni per un cambio di passo. Poi, per questioni che nascono nei salotti della politica e non tra la gente, le ha ritirate. Nessuno è stato consultato. Singolare che il coordinatore regionale, che io ho sempre difeso anche dai consiglieri che ora annovera nella sua maggioranza, non abbia sentito il dovere di chiedersi cosa succede in Fi. Stefano Tunis ha creato una lista in competizione con Forza Italia. Cappellacci non lo ha riportato nel partito, ma lo ha indicato, in solitudine, come il candidato di Forza Italia».
Ma è una questione di egemonia nel partito?
«Al contrario. Sono molto preoccupato. Il rischio è che si finisca come nel 2014, quando il centrodestra come liste prese più voti del centrosinistra, ma Cappellacci come candidato governatore prese il 2 per cento in meno rispetto a Pigliaru. Credo che il rischio che si possa ripetere la stessa cosa sia alto. Questa girandola di candidati e ipotesi può avere effetto negativo, si deve evitare che si ripeta il 2014. Mi preoccupa anche il fatto che non si è mai parlato dei problemi della Sardegna. Non sento parlare di come aggredire la disoccupazione, il precariato, la povertà. Di come rilanciare le politiche di sviluppo. Cosa fare nelle vertenze aperte, in temi chiave come turismo, artigianato, e mondo agropastorale solo per citare alcune cose».
Cosa propone?
«Noi lavoriamo per il rilancio del partito. Seguendo le indicazioni di Berlusconi per una Forza Sardegna. Il 17 novembre chiameremo il popolo di Fi per parlare dei temi. Lasciamo ad altri categorie come minoranza e maggioranza che non ho mai voluto anche quando Cappellacci era solo contro tutti».
Cosa pensa della candidatura di Solinas?
«Non mi esprimo su nessun nome fino a quando non si conosceranno i programmi e le iniziative. Non ha senso parlare di nomi se prima non si ha chiaro cosa si vuole fare per la Sardegna. Delle alchimie della politica ai pastori e agli operai non interessa. Io non prendo parte alla lotteria dei nomi». (l.roj)
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