LA MANOVRA E IL CONDONO PER I RICCHI
di LUCA DEIDDA
L’emersione agevolata del nero riguarda anche l’IVA. L’altro giorno, ad un concerto in piazza un signore mi ha detto: si metta lei davanti, che è “diversamente alto”. Nell’era del politically correct...
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L’emersione agevolata del nero riguarda anche l’IVA. L’altro giorno, ad un concerto in piazza un signore mi ha detto: si metta lei davanti, che è “diversamente alto”.
Nell’era del politically correct ci può stare; ma chiamare pace fiscale un condono è fuorviante. Chiamiamolo col suo nome: Condono!
Senza pregiudizi, la domanda è: serve? Il sole 24 ore ci dice che i vari condoni degli ultimi 45 anni hanno generato complessivamente 131,8 miliardi: cifra che il Fisco incasserebbe in un anno se tutti pagassero le tasse. Quindi, il condono non consente il recupero che di una minima parte di quanto evaso.
Dopodiché, fior di studi ci dicono che i condoni stimolano l’evasione; il vecchio adagio recita: l’occasione fa l’uomo ladro.
Infine, a chi conviene? Secondo le stime dell’associazione dei commercialisti i vantaggi maggiori sono per chi fa emergere redditi non dichiarati oltre i 75.000; che sarebbero soggetti ad una aliquota marginale del 46% e pagando il 20% hanno uno sconto del 56%. Sotto i 25.000 il vantaggio è dimezzato.
Un condono, e per giunta non per i poveri! Un desiderata per i verdi; ma non per i gialli a quanto dice Di Maio! Prima divergenza; che pesa sulla sostenibilità, in termini di minori entrate future.
Flat tax. Il regime forfettario al 15% per le piccole imprese esteso a 65000 euro di reddito. A chi conviene il forfettario? Senza considerare eventuali detrazioni, il forfettario conviene alle imprese che sono più efficienti, con meno costi e quindi più utili.
La misura, da questo punto di vista, premia l’efficienza; ma è anche un premio ai più abbienti. Appetibile per il popolo verde ma meno per il giallo; che in molti casi si è eletto a paladino dei più poveri. Seconda discrepanza; e altro costo, perché se il forfettario conviene, vuol dire minori entrate fiscali.
C’è poi IRES che scende al 15%, era al 24%, per le imprese che reinvestono utili per investire in R&D, macchinari e per garantire assunzioni in pianta stabile.
Qui il Governo segue il solco tracciato dalla legge Sabatini e da Industria 4.0 in materia di incentivazioni per investimenti in macchinari; questo tipo di provvedimenti stimola la produttività, unica chiave per una maggiore crescita del PIL pro-capite che sia strutturale. Qui popoli giallo e verde sono d’accordo. Stessa sintonia per quanto riguarda quota 100.
Restano le discrepanze sulla flat tax e sul condono.
Conciliare desiderata diversi fa lievitare il conto; e il banco salta.
Specialmente se anche il nostro ufficio parlamentare del bilancio riconosce che i conti non tornano.
Nell’era del politically correct ci può stare; ma chiamare pace fiscale un condono è fuorviante. Chiamiamolo col suo nome: Condono!
Senza pregiudizi, la domanda è: serve? Il sole 24 ore ci dice che i vari condoni degli ultimi 45 anni hanno generato complessivamente 131,8 miliardi: cifra che il Fisco incasserebbe in un anno se tutti pagassero le tasse. Quindi, il condono non consente il recupero che di una minima parte di quanto evaso.
Dopodiché, fior di studi ci dicono che i condoni stimolano l’evasione; il vecchio adagio recita: l’occasione fa l’uomo ladro.
Infine, a chi conviene? Secondo le stime dell’associazione dei commercialisti i vantaggi maggiori sono per chi fa emergere redditi non dichiarati oltre i 75.000; che sarebbero soggetti ad una aliquota marginale del 46% e pagando il 20% hanno uno sconto del 56%. Sotto i 25.000 il vantaggio è dimezzato.
Un condono, e per giunta non per i poveri! Un desiderata per i verdi; ma non per i gialli a quanto dice Di Maio! Prima divergenza; che pesa sulla sostenibilità, in termini di minori entrate future.
Flat tax. Il regime forfettario al 15% per le piccole imprese esteso a 65000 euro di reddito. A chi conviene il forfettario? Senza considerare eventuali detrazioni, il forfettario conviene alle imprese che sono più efficienti, con meno costi e quindi più utili.
La misura, da questo punto di vista, premia l’efficienza; ma è anche un premio ai più abbienti. Appetibile per il popolo verde ma meno per il giallo; che in molti casi si è eletto a paladino dei più poveri. Seconda discrepanza; e altro costo, perché se il forfettario conviene, vuol dire minori entrate fiscali.
C’è poi IRES che scende al 15%, era al 24%, per le imprese che reinvestono utili per investire in R&D, macchinari e per garantire assunzioni in pianta stabile.
Qui il Governo segue il solco tracciato dalla legge Sabatini e da Industria 4.0 in materia di incentivazioni per investimenti in macchinari; questo tipo di provvedimenti stimola la produttività, unica chiave per una maggiore crescita del PIL pro-capite che sia strutturale. Qui popoli giallo e verde sono d’accordo. Stessa sintonia per quanto riguarda quota 100.
Restano le discrepanze sulla flat tax e sul condono.
Conciliare desiderata diversi fa lievitare il conto; e il banco salta.
Specialmente se anche il nostro ufficio parlamentare del bilancio riconosce che i conti non tornano.
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