DELITTO DI SAN TEODORO
Gli avvocati di Fricano: quando ha ucciso non era in sé
di Valeria Gianoglio
NUORO. «Per capire cosa è successo nella villetta di Lu Fraili l’11 giugno del 2017 non si possono non considerare anche i sei anni di cure e assistenza che Dimitri Fricano ha avuto dal centro di...
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NUORO. «Per capire cosa è successo nella villetta di Lu Fraili l’11 giugno del 2017 non si possono non considerare anche i sei anni di cure e assistenza che Dimitri Fricano ha avuto dal centro di igiene mentale di Biella. Non si può non considerare che anche nel periodo del delitto stava prendendo diversi medicinali. Noi insisteremo anche in sede di discussione: bisogna valutare la storia clinica di Dimitri e il disturbo di personalità che gli era stato diagnosticato già da tempo». All’indomani dell’udienza davanti al gup del tribunale di Nuoro considerata di svolta, perché i periti nominati dal giudice hanno dichiarato l’imputato consapevole e non infermo di mente quando ha ucciso la fidanzata Erika Preti, la difesa ribadisce con forza le sue ragioni. «Su un punto continueremo a insistere – spiega l’avvocato Roberto Onida, che insieme alla collega di Biella, Alessandra Guarini, tutela Fricano – ed è la storia clinica di Dimitri. Bisogna andare a indagare tra quelle carte e quelle diagnosi, per capire cosa è successo nella sua mente il giorno del delitto. I periti del giudice, invece, non hanno tenuto conto dei sei anni di accessi di Dimitri al Centro di igiene mentale di Biella. Non è stata considerata nemmeno la relazione, rilasciata il giorno dopo l’omicidio, dal responsabile del Cim basandosi proprio su quella cartella. Dichiarava Dimitri affetto da un disturbo della personalità, non specificato, ma sempre un disturbo della personalità». I difensori del biellese imputato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi, dunque, si preparano a dare battaglia venerdì prossimo, quando il gup Mauro Pusceddu ha fissato l’inizio della discussione. E nel giorno stesso potrebbe arrivare anche la sentenza. E se, da un lato, gli avvocati Onida e Guarini non hanno concordato affatto con le conclusioni dei periti del giudice che ha escluso l’infermità per Fricano e ne hanno contestato la validità, hanno ottenuto comunque che il gup acquisisse agli atti del processo la cartella che documenta l’assistenza che l’imputato aveva ricevuto dal Cim piemontese e la sua travagliata storia clinica.
«Prendeva medicine anche nel periodo del delitto» ribadisce ancora l’avvocato Onida. Che precisa anche come quel giorno Fricano non era andato a comprare le sigarette dopo aver commesso il delitto, ma il suo, a detta di un testimone, era stato solo un proposito annunciato prima dell’omicidio alla padrona di casa che quella mattina il giovane stava aiutando, insieme a Erika, a liberare un appartamento vicino.
«Prendeva medicine anche nel periodo del delitto» ribadisce ancora l’avvocato Onida. Che precisa anche come quel giorno Fricano non era andato a comprare le sigarette dopo aver commesso il delitto, ma il suo, a detta di un testimone, era stato solo un proposito annunciato prima dell’omicidio alla padrona di casa che quella mattina il giovane stava aiutando, insieme a Erika, a liberare un appartamento vicino.
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