Salute: calano le liste d’attesa in Sardegna, ma con grande lentezza
L’Azienda unica per la prima volta consente di paragonare tempi e costi delle Asl. Restano grandi differenze tra le diverse aree dell’isola e sui tipi di esami
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SASSARI. Non è più un grande malato. Lo stato di salute della sanità in Sardegna migliora. Anche se molto lentamente. Il rapporto Life 2018 offre uno spaccato dettagliato delle liste di attesa delle 43 prestazioni che vengono monitorate dall’Ats. Qualità del servizio, costi, tempi di attesa. E un parallelo fondamentale con il 2014, preso come punto di riferimento per capire se la nuova organizzazione della sanità funziona. Lo studio Life 2018 sulla salute degli anziani sarà presentato a dicembre.
L’analisi. La prima cosa che si può osservare è che la creazione di un’unica azienda un effetto pratico lo ha già avuto. Si possono avere dati dettagliati e comparabili tra le diverse Asl. Si può capire quanto costa la sanità, voce per voce, ospedale per ospedale. Si scopre per esempio che dal momento della prenotazione, mentre un paziente cagliaritano deve attendere di media due mesi per essere visitato, uno sassarese ne deve aspettare almeno quattro.
Ma il centro di prenotazione unico, voluto dall’assessorato alla Sanità e perno della riforma, tende a rendere più omogeneo il servizio. I pazienti vengono dirottati, attraverso il monitoraggio globale, nell’ospedale in cui la fila è minore. Prima i cup erano legati alle Asl e vivevano come repubbliche autonome.
Differenze. Ma perché questo processo vada a pieni giri ci vuole ancora tempo. È ancora evidente una certa mancanza di omogeneità del servizio. In alcune aree dell’isola i tempi di attesa continuano a essere inferiori, e di molto, rispetto ad altre. Ma questo quadro cambia molto da un esame all’altro.
I tempi. La Regione monitora 43 prestazioni, alcune devono avvenire entro 30 giorni dalla prenotazione, altre 60 giorni. I tempi di attesa medi per una visita cardiologica sono di 69 giorni. E in questo caso nulla è cambiato rispetto al 2014. Migliorano i tempi per la visita oncologica, passati dai 34 giorni del 2014 ai 16 del 2018. Sempre troppo lunghi i 119 giorni per la visita oculistica, nel 2014 erano 105.
La data del 2014 non è presa a caso. È quella del primo monitoraggio delle liste d’attesa. Uno sguardo alla tabella pubblicata nel 2014 fa capire che ci volevano in media 66 giorni per avere una visita che per legge doveva essere fatta entro 30 giorni. Con punte massime oltre i 100 giorni per la chirurgia vascolare, l’oculistica e l’endocrinologia. Solo nel caso di 5 tipi di visita, oncologica, ginecologica, pneumologica, fisiatrica e otorinolaringoiatrica, le visite venivano fissate entro i termini di legge.
Nel 2018, dopo quasi un anno e mezzo di Azienda unica della sanità si vede un miglioramento medio. Si passa dai 66 giorni ai 64 di media. Si ha un miglioramento nell’oncologia che dimezza i tempi di attesa. Peggiorano quelli delle visite urologiche e restano inattaccabili, oltre i 3 mesi l’oculistica, la gastroenterologica e l’endocrinologica.
Lo scoramento. C’è un dato che balza agli occhi. Nell’ottobre 2014 le prestazioni prenotate erano 23mila, nell’aprile 2018 solo 14mila. Un dato che secondo il Report Life va spiegato con un effetto psicologico molto simile a quello di chi non cerca più lavoro. Il cittadino sfiduciato nella sanità pubblica non prova più neanche a prenotare una visita e preferisce rivolgersi al privato.
Le visite salvavita. Ci sono 29 prestazioni tra cui risonanze, tac e controlli per prevenire le malattie cardiovascolari che hanno un peso particolare. E sono monitorate con grande attenzione. In molti casi c’è un peggioramento rispetto al 2014. In media si passa dai 71 agli 81 giorni di attesa. Le prestazioni che eccedono i tempi di legge crescono e diventano 19 su 29. Superano i 6 mesi i tempi medi per una mammografia, per l’esattezza 192 giorni. Quelli per una colonscopia che arrivano a 208.
Peggiorano i tempi delle Tac che superano i 60 giorni per il torace, l’addome e il capo. Ci vogliono 3 o 4 mesi per una risonanza magnetica al cervello e tronco encefalico o per la colonna vertebrale. (l.roj)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
L’analisi. La prima cosa che si può osservare è che la creazione di un’unica azienda un effetto pratico lo ha già avuto. Si possono avere dati dettagliati e comparabili tra le diverse Asl. Si può capire quanto costa la sanità, voce per voce, ospedale per ospedale. Si scopre per esempio che dal momento della prenotazione, mentre un paziente cagliaritano deve attendere di media due mesi per essere visitato, uno sassarese ne deve aspettare almeno quattro.
Ma il centro di prenotazione unico, voluto dall’assessorato alla Sanità e perno della riforma, tende a rendere più omogeneo il servizio. I pazienti vengono dirottati, attraverso il monitoraggio globale, nell’ospedale in cui la fila è minore. Prima i cup erano legati alle Asl e vivevano come repubbliche autonome.
Differenze. Ma perché questo processo vada a pieni giri ci vuole ancora tempo. È ancora evidente una certa mancanza di omogeneità del servizio. In alcune aree dell’isola i tempi di attesa continuano a essere inferiori, e di molto, rispetto ad altre. Ma questo quadro cambia molto da un esame all’altro.
I tempi. La Regione monitora 43 prestazioni, alcune devono avvenire entro 30 giorni dalla prenotazione, altre 60 giorni. I tempi di attesa medi per una visita cardiologica sono di 69 giorni. E in questo caso nulla è cambiato rispetto al 2014. Migliorano i tempi per la visita oncologica, passati dai 34 giorni del 2014 ai 16 del 2018. Sempre troppo lunghi i 119 giorni per la visita oculistica, nel 2014 erano 105.
La data del 2014 non è presa a caso. È quella del primo monitoraggio delle liste d’attesa. Uno sguardo alla tabella pubblicata nel 2014 fa capire che ci volevano in media 66 giorni per avere una visita che per legge doveva essere fatta entro 30 giorni. Con punte massime oltre i 100 giorni per la chirurgia vascolare, l’oculistica e l’endocrinologia. Solo nel caso di 5 tipi di visita, oncologica, ginecologica, pneumologica, fisiatrica e otorinolaringoiatrica, le visite venivano fissate entro i termini di legge.
Nel 2018, dopo quasi un anno e mezzo di Azienda unica della sanità si vede un miglioramento medio. Si passa dai 66 giorni ai 64 di media. Si ha un miglioramento nell’oncologia che dimezza i tempi di attesa. Peggiorano quelli delle visite urologiche e restano inattaccabili, oltre i 3 mesi l’oculistica, la gastroenterologica e l’endocrinologica.
Lo scoramento. C’è un dato che balza agli occhi. Nell’ottobre 2014 le prestazioni prenotate erano 23mila, nell’aprile 2018 solo 14mila. Un dato che secondo il Report Life va spiegato con un effetto psicologico molto simile a quello di chi non cerca più lavoro. Il cittadino sfiduciato nella sanità pubblica non prova più neanche a prenotare una visita e preferisce rivolgersi al privato.
Le visite salvavita. Ci sono 29 prestazioni tra cui risonanze, tac e controlli per prevenire le malattie cardiovascolari che hanno un peso particolare. E sono monitorate con grande attenzione. In molti casi c’è un peggioramento rispetto al 2014. In media si passa dai 71 agli 81 giorni di attesa. Le prestazioni che eccedono i tempi di legge crescono e diventano 19 su 29. Superano i 6 mesi i tempi medi per una mammografia, per l’esattezza 192 giorni. Quelli per una colonscopia che arrivano a 208.
Peggiorano i tempi delle Tac che superano i 60 giorni per il torace, l’addome e il capo. Ci vogliono 3 o 4 mesi per una risonanza magnetica al cervello e tronco encefalico o per la colonna vertebrale. (l.roj)
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