Il capo della comunità: clima d’odio, ho paura

Azuka abita a Sassari da 20 anni: «Tra noi ci sono tanti onesti, giusto cacciare chi vive nell’illegalità»

SASSARI. Un anno dopo le scritte vergognose – cariche di odio e razzismo – apparse sui muri del centro di Sassari, le minacce questa volta sono arrivate di persona.

Due sere fa, poco prima dell’ora di chiusura, Joseph Azuka, rappresentante della comunità nigeriana in città, ha visto entrare nel suo negozio del corso Vittorio Emanuele due persone che conosce di vista, due sassaresi che sono venuti subito al sodo e dopo le minacce gli hanno voltato le spalle e sono andati via: «Se i tuoi connazionali non la smettono di spacciare droga ti bruciamo il negozio».

Per quelle frasi intimidatorie Azuka ha scelto per ora di non sporgere denuncia alle forze dell’ordine, ma si è rivolto alla Nuova Sardegna per lanciare un segnale alla città che ormai considera la sua casa. «Vivo qui da quasi vent’anni – racconta Joseph in un tavolino di un bar del Corso – e ormai mi sento parte di questa comunità. Voglio che i sassaresi sappiano che non tutti i nigeriani vivono nell’illegalità, ci sono tante persone oneste che lavorano e tanti bambini che non devono crescere in questo clima d’odio». Padre di una ragazzina di 11 anni, nata in Italia e iscritta alle scuole medie in una scuola cittadina, Azuka un anno fa, quando erano comparse una ventina di scritte razziste e minacce di morte sui muri del centro storico, aveva chiesto aiuto al Comune: «Cancellate quelle scritte vergognose dai muri del centro – si era raccomandato il commerciante – quando tornano a casa da scuola i nostri bambini ci chiedono il motivo di tanto odio nei nostri confronti e non sappiamo più cosa rispondere».

Ora la tensione è salita alle stelle e il rappresentate della comunità nigeriana teme che possa capitare qualcosa di grave. «Per fermare lo spaccio intervengano le forze dell’ordine – spiega Azuka – ma non è giusto accusare tutti i nigeriani di essere spacciatori. Capisco anche che quando hanno aperto i centri di accoglienza una moltitudine di persone si è riversata per le vie del centro – prosegue – ma anche da costoro, la comunità nigeriana ha preteso il rispetto delle regole». Qualche giorno fa un maxi controllo delle forze di polizia, della Assl e dell’ispettorato del lavoro al centro storico ha interessato anche la sua attività. «Non ero in regola con l’antibagno – spiega – e per una settimana ho dovuto chiudere il negozio per sistemare le cose. Ma sono assolutamente favorevole a questi controlli – aggiunge il commerciante – chi vive nella legalità non deve avere niente da temere. Credo sia il caso anche di incrementarli per contrastare il preoccupante fenomeno della “Black Axe”, la mafia nigeriana già presente in molte città italiane e che potrebbe arrivare anche qui. Per quanto riguarda i miei connazionali – aggiunge – avevo chiesto al Comune di darmi una mano per organizzare un incontro, ma non si è fatto sentire nessuno. Non demordo – conclude Azuka – ma nel mentre non posso rispondere io di quello che fanno tutti i nigeriani che vivono in città».

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