I consiglieri regionali sardi ora vogliono 5,8 milioni per le loro pensioni
La proposta firmata da 54 onorevoli su 60 per adeguare la Sardegna alle altre regioni. Il Movimento 5 stelle all’attacco, ma il provvedimento potrebbe essere ritirato
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CAGLIARI. Cinquantaquattro consiglieri regionali su sessanta hanno firmato una proposta di legge per ottenere dal Consiglio i contributi previdenziali. Lo hanno chiesto come se fossero anche loro dipendenti di un’azienda, e non invece «titolari di un mandato elettorale e politico a tempo». Se passasse la leggina – ma si sa già che presto dovrebbe essere ritirata per opportunità politica – il cassiere del Palazzo di via Roma dovrebbe versare, tutti assieme, oltre cinque milioni e 880mila euro per una legislatura ormai agli sgoccioli. Con questo risultato, all’inizio del 2019, a gennaio il Consiglio sarà sciolto, ciascun consigliere avrebbe ottenuto in dote 624 contributi pesanti e reali. Non più solo figurativi, com’è finora, e che valgono poi zero o quasi al momento del calcolo della pensione da incassare quando festeggeranno i 65 anni. Cliccabile sul sito ufficiale del Consiglio, in allegato c’è anche l’elenco dei 54 firmatari, la proposta numero 555 ha scatenato un putiferio sul web. I Cinque stelle hanno gridato allo scandalo. A cominciare da Francesco Desogus, che tempo fa aveva annunciato «mi candiderò alle regionarie bis per la presidenza» e che l’altro giorno ha postato questo commento sarcastico: «I nostri onorevoli dopo un legislatura di gran e meritato lavoro si ritrovano con un profilo pensionistico non adeguato! Come dargli torto?». E un altro sicuro candidato del Movimento, Roberto Cappuccinelli, ha aggiunto: «Elettori, a febbraio ricordate bene i nomi di chi ha firmato la proposta di legge... e votate di conseguenza».
Presenti e assenti. Solo tre consiglieri su 4 di Fdi, Paolo Truzzu, Gianni Lampis e Marcello Orrù, e i presidenti dell’Aula e della Regione, Gianfranco Ganau e Francesco Pigliaru, non hanno firmato la «555». Tutti gli altri sì, meno Stefano Coinu di Fi, che in Consiglio però è entrato da pochi mesi al posto di Pietro Pittalis, eletto deputato. Poi in serata si è aggiunto un giallo: il nome di Nanni Lancioni, Psd’Az, compare nell’elenco, in testa alla proposta, ma la sua firma in calce invece non c’è nell’ultima pagina del testo. Tant’è che Lancioni ha sollecitato un’indagine interna per chiarire il mistero.
Il fatto. La storia in sé non è facile da raccontare. In estrema sintesi, è questa. Quando nel 2014, nella precedente legislatura, quel Consiglio regionale cancellò i vitalizi per i futuri onorevoli, lasciando però quelli destinati ai vecchi, nessuno si preoccupò dei contributi previdenziali. Eppure avrebbero dovuto pensarci allora, perché quando un dipendente pubblico o privato è eletto va in aspettativa per tutta la legislatura. Cioè: non verserà più la sua parte di contributi, ma non la farà neanche il suo datore di lavoro. E quindi i futuri cinque anni di contributi saranno solo figurativi. Varranno cioè per il calcolo dell'età pensionistica ma non incideranno sull’importo della pensione. La proposta di legge 555 prevede invece che il Consiglio regionale diventi un datore di lavoro, seppure a tempo, obbligato a pagare la sua quota di contributi (2/3 dello stipendio lordo), mentre la restante parte (1/3) spetta al lavoratore e in questo caso ai consiglieri. In quasi tutte le Regioni questo sistema è codificato ed è così anche alla Camera e al Senato. La Sardegna invece era rimasta indietro, a causa del buco nella legge anti-vitalizi, vuoto solo in parte compensato dalla storica indennità di fine mandato. Che ammonta a 30mila mila euro: il consigliere la riceve dopo aver versato ogni mese una percentuale dello stipendio e il suo stipendio è di 6.600 euro al mese.
Integrativa o normale? La pensione ipotizzata nella proposta di legge non è un assegno in più. Non è un’assicurazione privata, dovrebbe essere solo una quota del futuro assegno Inps incassato dal 65esimo anno d’età in poi. Dunque, anche se dell’argomento nessuno vuole parlare in Consiglio, «non va visto come un privilegio – è scritto nella relazione che accompagna la proposta – ma «far sì che il mandato politico non provochi un buco nella carriera pensionistica e che lo stesso possibile vuoto finisca per condizionare l'accesso allo steso mandato da parte di alcuni cittadini». Soprattutto dei lavoratori dipendenti, mentre quelli autonomi da sempre sono messi al sicuro da questo rischio. Un avvocato o un commercialista eletto consigliere, si sa, non va certo in aspettativa dal suo studio.
Tre errori gravissimi. Il primo è che la proposta di legge è stata presentata a fine legislatura e quindi ha un effetto retroattivo dal 2014 in poi e questo è difficile da digerire. Il secondo è che l’esborso chiesto al Consiglio è di quasi 6 milioni in un colpo solo e anche questo è un errore pesante. Il terzo è questo: per le legislature a venire è stato previsto ogni anno un esborso di un milione sempre per i contributi previdenziali dei consiglieri. Inaccettabile per i 5 stelle che hanno detto: «Cancelleremo anche quello, oltre i vitalizi, quando vinceremo le Regionali». (ua)
Presenti e assenti. Solo tre consiglieri su 4 di Fdi, Paolo Truzzu, Gianni Lampis e Marcello Orrù, e i presidenti dell’Aula e della Regione, Gianfranco Ganau e Francesco Pigliaru, non hanno firmato la «555». Tutti gli altri sì, meno Stefano Coinu di Fi, che in Consiglio però è entrato da pochi mesi al posto di Pietro Pittalis, eletto deputato. Poi in serata si è aggiunto un giallo: il nome di Nanni Lancioni, Psd’Az, compare nell’elenco, in testa alla proposta, ma la sua firma in calce invece non c’è nell’ultima pagina del testo. Tant’è che Lancioni ha sollecitato un’indagine interna per chiarire il mistero.
Il fatto. La storia in sé non è facile da raccontare. In estrema sintesi, è questa. Quando nel 2014, nella precedente legislatura, quel Consiglio regionale cancellò i vitalizi per i futuri onorevoli, lasciando però quelli destinati ai vecchi, nessuno si preoccupò dei contributi previdenziali. Eppure avrebbero dovuto pensarci allora, perché quando un dipendente pubblico o privato è eletto va in aspettativa per tutta la legislatura. Cioè: non verserà più la sua parte di contributi, ma non la farà neanche il suo datore di lavoro. E quindi i futuri cinque anni di contributi saranno solo figurativi. Varranno cioè per il calcolo dell'età pensionistica ma non incideranno sull’importo della pensione. La proposta di legge 555 prevede invece che il Consiglio regionale diventi un datore di lavoro, seppure a tempo, obbligato a pagare la sua quota di contributi (2/3 dello stipendio lordo), mentre la restante parte (1/3) spetta al lavoratore e in questo caso ai consiglieri. In quasi tutte le Regioni questo sistema è codificato ed è così anche alla Camera e al Senato. La Sardegna invece era rimasta indietro, a causa del buco nella legge anti-vitalizi, vuoto solo in parte compensato dalla storica indennità di fine mandato. Che ammonta a 30mila mila euro: il consigliere la riceve dopo aver versato ogni mese una percentuale dello stipendio e il suo stipendio è di 6.600 euro al mese.
Integrativa o normale? La pensione ipotizzata nella proposta di legge non è un assegno in più. Non è un’assicurazione privata, dovrebbe essere solo una quota del futuro assegno Inps incassato dal 65esimo anno d’età in poi. Dunque, anche se dell’argomento nessuno vuole parlare in Consiglio, «non va visto come un privilegio – è scritto nella relazione che accompagna la proposta – ma «far sì che il mandato politico non provochi un buco nella carriera pensionistica e che lo stesso possibile vuoto finisca per condizionare l'accesso allo steso mandato da parte di alcuni cittadini». Soprattutto dei lavoratori dipendenti, mentre quelli autonomi da sempre sono messi al sicuro da questo rischio. Un avvocato o un commercialista eletto consigliere, si sa, non va certo in aspettativa dal suo studio.
Tre errori gravissimi. Il primo è che la proposta di legge è stata presentata a fine legislatura e quindi ha un effetto retroattivo dal 2014 in poi e questo è difficile da digerire. Il secondo è che l’esborso chiesto al Consiglio è di quasi 6 milioni in un colpo solo e anche questo è un errore pesante. Il terzo è questo: per le legislature a venire è stato previsto ogni anno un esborso di un milione sempre per i contributi previdenziali dei consiglieri. Inaccettabile per i 5 stelle che hanno detto: «Cancelleremo anche quello, oltre i vitalizi, quando vinceremo le Regionali». (ua)
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