L’ASINARA NON AVRÀ PIÙ SETE
di GIANNI BAZZONI
L’Acqua è vita. C’è una campagna sociale che da qualche anno viene portata avanti e riguarda i paesi del Terzo mondo: è stata ideata per mettere insieme le forze e fare in modo che un bene prezioso...
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L’Acqua è vita. C’è una campagna sociale che da qualche anno viene portata avanti e riguarda i paesi del Terzo mondo: è stata ideata per mettere insieme le forze e fare in modo che un bene prezioso possa arrivare da quelle popolazioni che vedono negata una risorsa così importante. Una carenza che pagano con la vita. L’Asinara non è lontana, è solo un’isola nell’isola, ha una storia di sofferenza e di lotta, di detenzione e di speranza. E finora l’acqua l’ha vista da lontano, almeno quella potabile. Perché l’altra - quella del mare - è lì: trasparente, con cromature che conquistano chiunque passi da quelle parti. Non è Terzo mondo, non è nemmeno il posto più bello al mondo, vero, ma ha un ambiente e un fascino particolari che la trasformano in una risorsa straordinaria per il territorio del nord-ovest e per tutta la Sardegna. E poi c’è la storia originale, non solo del carcere e degli uomini che hanno abitato le galere e le case tutt’intorno, ma anche del periodo precedente del lazzaretto e oggi del Parco nazionale. É un posto grande, l’Asinara: 52 chilometri quadrati, la metà esatta della superficie del Comune di Porto Torres che l’isola prima l’ha quasi persa di vista e poi se l’è trascinata sulle spalle con tutto il peso dei problemi di un pezzo di territorio negato per più di 100 anni e messo al servizio dello Stato. Oggi bisogna popolarla, viverla. E l’acqua è uno degli elementi mancanti e considerati fondamentali nei piani per fare decollare definitivamente l’Asinara. Per anni sono state cercate soluzioni, ma senza particolare convinzione. Hanno prevalso diffidenze, divisioni e competenze frantumate in una miriade di responsabilità che servono solo a dimostrare che tutti decidono e nessuno fa niente. La Nuova Sardegna ha condotto una battaglia per l’acqua all’Asinara, sostenendo le iniziative di chi aveva come priorità la soluzione del problema. Una spinta continua per ricordare che avere a disposizione 3,2 milioni di euro per un “progetto di vita” e non spenderli è una grave responsabilità. E perdere tempo a fare il gioco delle parti non giova a nessuno, toglie energie al territorio, riduce in un angolo uno dei Parchi nazionali più interessanti d’Europa. Ora, dopo confronti e accuse, rinvii e chiarimenti, è arrivata la firma sulle carte. Accordo di programma lo chiamano: tradotto in termini pratici è “una convenzione tra enti territoriali (regioni, province o comuni) ed altre amministrazioni pubbliche mediante la quale le parti coordinano le loro attività per la realizzazione di opere, interventi o programmi di intervento”. Bene, ora comincia la seconda fase. Quella esecutiva e dei lavori per portare davvero l’acqua potabile all’Asinara e fare cessare definitivamente la sete. Tempi rapidi è stato detto ieri. E così sia. Comune di Porto Torres e Abbanoa dovranno viaggiare insieme, la Regione ha già trasferito i primi 320mila euro. Man mano che i lavori andranno avanti arriveranno gli altri soldi. Acqua a Cala d’Oliva e anche nelle altre zone. In fondo si poteva fare. Noi ci abbiamo creduto.
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