La Nuova Sardegna

SARDEGNA GIÙ, GOVERNATORI IN LISTA D’ATTESA

di LUCA ROJCH

Ma se si guarda a sinistra i 5 Stelle sono molto più avanti. Già perché è vietato anche usare il nome centrosinistra. Meglio l’agile circonlocuzione “Coalizione civico democratico sovranista...

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Ma se si guarda a sinistra i 5 Stelle sono molto più avanti. Già perché è vietato anche usare il nome centrosinistra. Meglio l’agile circonlocuzione “Coalizione civico democratico sovranista nazionalitaria”. Non solo non c’è il candidato, diventato quasi una questione di secondo piano, ma non si capiscono i confini. In realtà la coalizione è un cantiere. Il Pd, che somiglia più o meno alla Kriptonite per Superman, non viene neanche citato. È un po’ uno sfondo su cui dovranno muoversi altri attori protagonisti. Si spera che il partito dei sindaci scenda in campo e Zedda lo guidi. Ma si devono fare i conti anche con i compagni di viaggio. Si lavora per una convergenza con il Partito dei sardi. Ma il progetto guidato da Paolo Maninchedda viaggia in modo autonomo da mesi. Il Pds ha lanciato le Primarias, un treno in corsa. Complicato ignorarlo, in particolare se si vuole creare un programma e un percorso comune.

Il centrodestra somiglia al ciclista in fuga. Sa di essere davanti a tutti nella corsa che porta alla Regione, ma non può sbagliare. Dentro c’è lo psicodramma di Forza Italia. I cavalieri azzurri vivono già la loro decaduta nobiltà. Quasi rassegnati a subire l’opa lanciata dalla Lega alla guida della coalizione. Cercano di ritrovare unità e proporre un nome da contrapporre come potenziale governatore. Ma sembra un esercizio quasi accademico. Depressi e sottovoce anche loro attendono che Salvini il 23 novembre annunci l’incoronazione di Christian Solinas alla guida del centrodestra.

La campagna elettorale non parte. Tra le coalizioni regna ancora l’incertezza. Ma la pila con i faldoni delle emergenze aumenta giorno dopo giorno. La giunta Pigliaru cerca di capitalizzare al massimo i 5 anni di mandato. Ma è inevitabile che alcune questioni restino aperte. Dall’urbanistica al metano, dai trasporti alla sanità, le riforme iniziate dal centrosinistra dovranno trovare attuazione.

Difficile pensare che la Sardegna possa andare ancora avanti senza una legge di governo del territorio. Una legge severissima che dia regole certe su dove e come costruire. Inconcepibile dopo avere per la prima volta quantificato il gap legato all’insularità abbandonare la battaglia per dare alla Sardegna infrastrutture adeguate. Che ne aiutino la crescita e la competitività. Impossibile abbandonare la battaglia perché l’isola abbia collegamenti adeguati via cielo e mare a costi competitivi per i passeggeri e per le merci. Non solo per la difesa del diritto alla mobilità dei sardi, ma anche per mantenere in vita l’industria del turismo. Un’altra rivendicazione deve essere legata alla sanità. Al di là delle critiche la giunta Pigliaru per prima ha avuto il coraggio di fare una riforma del sistema della salute dei sardi. Qualche risultato si vede già, su tutti l’elisoccorso. Ma sono ancora da definire i rapporti con l’assistenza privata, e la qualità del servizio sanitario. L’altro rapporto da ridefinire è quello con lo Stato. Non solo da un punto di vista economico, con la vertenza accantonamenti, ma anche attraverso il riconoscimento di una reale specialità della Sardegna. Temi che dovrebbero essere al centro della campagna elettorale e del dibattito politico. Ma vengono messi da parte. Nell’era della politica come reclame non conta il prodotto, ma il testimonial.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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