Addio centrosinistra, ecco i Progressisti di Sardegna
Si fa sempre più largo il nome di Zedda. Per il Pd un ruolo da comprimari Crescono le quotazioni dei sindaci, ma resta il nodo del rapporto con il Pds
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CAGLIARI. Addio vecchio centrosinistra. Cinque anni dopo l’ultima vittoria alle Regionali, la nuova coalizione riformista, autonomista e ambientalista per il 2019 si chiamerà «I progressisti di Sardegna». Per chi è sotto nei sondaggi, non sarà solo un semplice cambio di nome e neanche l’ultima frettolosa rinfrescata alla facciata. «Rispetto al 2014, sarà proprio un’altra cosa», fa sapere chi da settimane è impegnato a costruire «una casa molto più ampia del passato». Resta da decidere il nome del candidato governatore, e quello di Massimo Zedda continua a essere al primo posto nella rosa dei papabili. Oramai da giorni il sindaco di Cagliari è impegnato in un giro vorticoso di consultazioni. Se già incontrato con partiti, movimenti, associazioni di ogni tipo, e per oggi ha in agenda un faccia a faccia con Emanuele Cani e Franco Sabatini, segretario e vicesegretario regionale del Pd. Perché il Partito democratico farà parte di sicuro dei «Progressisti di Sardegna», ma senza più avere il ruolo centrale del 2014. A guidare il tutto, a fare da collante, sarà sempre e solo Massimo Zedda.
La riserva. Seppure a piccoli passi, il sindaco di Cagliari comincia a muoversi come se fosse lui il portabandiera dei progressisti. In questo fine settimana, ad esempio, è annunciata la sua partecipazione a diverse manifestazioni fuori dai confini della Città metropolitana, con missioni desinate a sondare gli umori delle piazze. È vero che non ha sciolto ancora la riserva, ma tutti dicono che ormai il passaggio dal suo diplomatico e impenetrabile «sarei onorato», finora ha sempre risposto così alle domande su una sua candidatura alle Regionali, al «sono onorato di guidare una coalizione progressista, riformista, autonomista e ambientalista» sarebbe molto vicino.
Anzi, superata questa settimana e l’inizio della prossima, saranno giorni decisivi, l’accettazione della candidatura dovrebbe essere ufficializzata in una manifestazione organizzata dai sindaci. Sono quelli non solo del Pd e del vecchio centrosinistra, la maggior parte preferisce definirsi dei «civici puri, che un mese hanno firmato il «Manifesto dei 130», chiedendogli di diventare «il futuro sindaco della Sardegna». Molti di loro si sono già sbilanciati: «Siamo pronti, aspettiamo solo un suo sì».
Il confronto. Nel 2014 il centrosinistra era una coalizione formata, oltre che dal Pd, dall’allora Sel, da lì a poco si spaccherà in due tronconi, da una parte Liberi e uguali e dall’altra Campo progressista. Poi dall’esordiente per l’epoca Partito dei sardi, dall’Upc, Socialisti italiani, Irs, Rossomori, La Base, Centro democratico, Italia dei valori, ora scomparsa dai radar, e Sinistra sarda, che era l’alleanza fra Rifondazione e Comunisti italiani ma non esiste più. Cinque anni dopo, in diversi hanno preso altre strade: Rossomori e Irs, ad esempio, sono usciti dalla maggioranza e oggi fanno parte di Autodeterminatzione. È il cartello indipendentista che alle prossime elezioni regionali presenterà un proprio candidato governatore, l’ex Pd Andrea Murgia. C’è stata poi la svolta del Partito dei sardi di Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda, che da mesi ha scelto la strada delle primarias. Sono quelle online del 16 dicembre, organizzate per andare oltre i «classici schieramenti di centrodestra e centrosinistra» ma a cui – almeno stando alla situazione attuale – non dovrebbero partecipare candidati del gruppo dei Progressisti di Sardegna. Se così fosse, è difficile anche ipotizzare, a febbraio, la partecipazione del Pds al raggruppamento progressista. Mentre il resto dei partiti sopravvissuti della vecchia coalizione dovrebbero tutti confluire in quella nuova. Le new entry invece dovrebbero essere tre: «Italia in Comune», la lista ufficiale dei sindaci che si riconoscono nel movimento dell’ex Cinque stelle Federico Pizzarotti, poi una seconda civica trasversale con in testa alcuni fedelissimi di Zedda. Infine, la terza novità sarebbe il ritorno in campo degli ambientalisti, con un raggruppamento che si starebbe formando in queste settimane. (ua)
La riserva. Seppure a piccoli passi, il sindaco di Cagliari comincia a muoversi come se fosse lui il portabandiera dei progressisti. In questo fine settimana, ad esempio, è annunciata la sua partecipazione a diverse manifestazioni fuori dai confini della Città metropolitana, con missioni desinate a sondare gli umori delle piazze. È vero che non ha sciolto ancora la riserva, ma tutti dicono che ormai il passaggio dal suo diplomatico e impenetrabile «sarei onorato», finora ha sempre risposto così alle domande su una sua candidatura alle Regionali, al «sono onorato di guidare una coalizione progressista, riformista, autonomista e ambientalista» sarebbe molto vicino.
Anzi, superata questa settimana e l’inizio della prossima, saranno giorni decisivi, l’accettazione della candidatura dovrebbe essere ufficializzata in una manifestazione organizzata dai sindaci. Sono quelli non solo del Pd e del vecchio centrosinistra, la maggior parte preferisce definirsi dei «civici puri, che un mese hanno firmato il «Manifesto dei 130», chiedendogli di diventare «il futuro sindaco della Sardegna». Molti di loro si sono già sbilanciati: «Siamo pronti, aspettiamo solo un suo sì».
Il confronto. Nel 2014 il centrosinistra era una coalizione formata, oltre che dal Pd, dall’allora Sel, da lì a poco si spaccherà in due tronconi, da una parte Liberi e uguali e dall’altra Campo progressista. Poi dall’esordiente per l’epoca Partito dei sardi, dall’Upc, Socialisti italiani, Irs, Rossomori, La Base, Centro democratico, Italia dei valori, ora scomparsa dai radar, e Sinistra sarda, che era l’alleanza fra Rifondazione e Comunisti italiani ma non esiste più. Cinque anni dopo, in diversi hanno preso altre strade: Rossomori e Irs, ad esempio, sono usciti dalla maggioranza e oggi fanno parte di Autodeterminatzione. È il cartello indipendentista che alle prossime elezioni regionali presenterà un proprio candidato governatore, l’ex Pd Andrea Murgia. C’è stata poi la svolta del Partito dei sardi di Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda, che da mesi ha scelto la strada delle primarias. Sono quelle online del 16 dicembre, organizzate per andare oltre i «classici schieramenti di centrodestra e centrosinistra» ma a cui – almeno stando alla situazione attuale – non dovrebbero partecipare candidati del gruppo dei Progressisti di Sardegna. Se così fosse, è difficile anche ipotizzare, a febbraio, la partecipazione del Pds al raggruppamento progressista. Mentre il resto dei partiti sopravvissuti della vecchia coalizione dovrebbero tutti confluire in quella nuova. Le new entry invece dovrebbero essere tre: «Italia in Comune», la lista ufficiale dei sindaci che si riconoscono nel movimento dell’ex Cinque stelle Federico Pizzarotti, poi una seconda civica trasversale con in testa alcuni fedelissimi di Zedda. Infine, la terza novità sarebbe il ritorno in campo degli ambientalisti, con un raggruppamento che si starebbe formando in queste settimane. (ua)
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