Ricerca e tecnologia un binomio per il futuro
di Giusy Ferreli
Esperti a confronto durante un convegno organizzato dal Banco di Sardegna L’obiettivo è sostenere l’innovazione nelle imprese e nelle scuole
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NUORO. Ricerca e innovazione, il binomio vincente per affrontare le sfide del futuro. Le testimonianze emerse ieri mattina nel convegno che, sotto l’egida del Banco di Sardegna, ha aperto la manifestazione della Camera di commercio di Nuoro “Mastros e Massaios”, dicono che questa è la strada giusta per superare il gap dettato dall’insularità.
Start up e spin off, laboratori digitali e produzioni innovative che hanno visto la luce nel capoluogo nuorese grazie alla collaborazione tra enti e istituzioni concorrono a superare i problemi delle carenze infrastrutturali e dell’isolamento. Non mancano, infatti gli esempi virtuosi come Elighes, società che nasce con lo scopo di fornire consulenza e supporto tecnico-scientifico nel campo della gestione del patrimonio forestale. C’è chi come Island 3D ha utilizzato la tecnologia della realtà aumentata per rilevare e rendere fruibile a grandi e piccini il patrimonio archeologico dell’isola. Ed ancora ci sono le esperienze degli studenti dell’istituto tecnico Chironi, che hanno costruito un drone e dell’artistico Ciusa, impegnati nella valorizzazione del patrimonio ambientale, e del consorzio universitario nuorese rappresentato dal commissario Fabrizio Mureddu impegnato su più fronti. Non poteva mancare il percorso formativo dedicato alla fabbricazione digitale per le imprese del progetto Make in Nuoro, realizzato dalla Camera di commercio del capoluogo barbaricino in collaborazione con l’Ailue. Nel palco della sala, condotti dal giornalista Giacomo Mameli si sono alternati oltre al padrone di casa, il presidente della Camera di commercio Agostino Cicalò, politici(il sindaco Andrea Soddu e l’assessore regionale alla Programmazione Raffaele Paci)e rappresentanti del più grande istituto di credito sardo. Tutti con un unico obiettivo: sostenere l’innovazione tecnologica nelle scuole e nelle imprese.
E proprio nel settore dei processi innovativi potrebbero aprirsi interessanti spazi di intervento grazie ai 62 milioni di euro che la Bei (Banca europa investimenti) ha affidato al Banco di Sardegna. «Fondi cospicui destinati in verità a tutte le regioni del Mezzogiorno compresa la Sardegna» ha detto Giuseppe Cuccurese direttore generale del Banco di Sardegna che pare puntare molto sulla sferzata che arriverà dal fondo europeo alle imprese delle regioni coinvolte: Sardegna, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Basilicata. Il consiglio del presidente del banco, Antonello Arru, è chiaro. «Affidatevi alla vostra fantasia. Osate proporre qualcosa che a noi può essere sfuggito» ha detto a margine del convegno. Arru, che ha chiuso le fila dei ragionamenti della mattinata, non ha dubbi. «L’agroalimentare e le tecnologie legate al patrimonio culturale e all’ambiente, senza dimenticare altri settori altrettanto stimolanti, potrebbero – ha detto il presidente – deve essere i campi d’azione privilegiati per le nostre imprese». Gli esempi d’altra parte ieri mattina non sono mancati. «Queste testimonianze ci dicono chiaramente quanto le eccellenze grazie all’apporto dell’innovazione, confluiscano in settori considerati obsoleti. Qualcosa – ha concluso Arru – si muove. E ne siamo contenti»
Start up e spin off, laboratori digitali e produzioni innovative che hanno visto la luce nel capoluogo nuorese grazie alla collaborazione tra enti e istituzioni concorrono a superare i problemi delle carenze infrastrutturali e dell’isolamento. Non mancano, infatti gli esempi virtuosi come Elighes, società che nasce con lo scopo di fornire consulenza e supporto tecnico-scientifico nel campo della gestione del patrimonio forestale. C’è chi come Island 3D ha utilizzato la tecnologia della realtà aumentata per rilevare e rendere fruibile a grandi e piccini il patrimonio archeologico dell’isola. Ed ancora ci sono le esperienze degli studenti dell’istituto tecnico Chironi, che hanno costruito un drone e dell’artistico Ciusa, impegnati nella valorizzazione del patrimonio ambientale, e del consorzio universitario nuorese rappresentato dal commissario Fabrizio Mureddu impegnato su più fronti. Non poteva mancare il percorso formativo dedicato alla fabbricazione digitale per le imprese del progetto Make in Nuoro, realizzato dalla Camera di commercio del capoluogo barbaricino in collaborazione con l’Ailue. Nel palco della sala, condotti dal giornalista Giacomo Mameli si sono alternati oltre al padrone di casa, il presidente della Camera di commercio Agostino Cicalò, politici(il sindaco Andrea Soddu e l’assessore regionale alla Programmazione Raffaele Paci)e rappresentanti del più grande istituto di credito sardo. Tutti con un unico obiettivo: sostenere l’innovazione tecnologica nelle scuole e nelle imprese.
E proprio nel settore dei processi innovativi potrebbero aprirsi interessanti spazi di intervento grazie ai 62 milioni di euro che la Bei (Banca europa investimenti) ha affidato al Banco di Sardegna. «Fondi cospicui destinati in verità a tutte le regioni del Mezzogiorno compresa la Sardegna» ha detto Giuseppe Cuccurese direttore generale del Banco di Sardegna che pare puntare molto sulla sferzata che arriverà dal fondo europeo alle imprese delle regioni coinvolte: Sardegna, Abruzzo, Molise, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Basilicata. Il consiglio del presidente del banco, Antonello Arru, è chiaro. «Affidatevi alla vostra fantasia. Osate proporre qualcosa che a noi può essere sfuggito» ha detto a margine del convegno. Arru, che ha chiuso le fila dei ragionamenti della mattinata, non ha dubbi. «L’agroalimentare e le tecnologie legate al patrimonio culturale e all’ambiente, senza dimenticare altri settori altrettanto stimolanti, potrebbero – ha detto il presidente – deve essere i campi d’azione privilegiati per le nostre imprese». Gli esempi d’altra parte ieri mattina non sono mancati. «Queste testimonianze ci dicono chiaramente quanto le eccellenze grazie all’apporto dell’innovazione, confluiscano in settori considerati obsoleti. Qualcosa – ha concluso Arru – si muove. E ne siamo contenti»
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