Cisl
Carta: servono investimenti per l’isola
Il segretario commenta i dati Svimez: la Sardegna deve ripartire
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Il segretario della Cisl Gavino Carta dà la sua lettura sui dati della Svimez. Numeri che offrono un quadro economico della Sardegna ancora preoccupanti. «La Sardegna non è ancora uscita dalla crisi. Il tessuto economico non è in grado di recepire neppure le politiche di incentivazione – dice Carta –. L’ultimo rapporto Svimez conferma il realismo con cui dobbiamo guardare i processi economici che si sono verificati in Sardegna negli ultimi anni. La grande crisi non è ancora superata».
Carta invoca un cambio di rotta, che ancora non vede. E chiede che si punti soprattutto sull’incentivazione del lavoro stabile. «Vorremmo misurare i progressi concretamente sul numero dei lavoratori occupati stabilmente a tempio pieno e non in occupazioni precarie, a tempo, stagionali derivanti magari da una congiuntura favorevole, che riscontra però un tessuto economico, imprenditoriale e produttivo debolissimo e non in grado di recepire neanche le politiche di incentivo presenti». Il segretario parla numeri alla mano. «Il tasso di disoccupazione annuale è lo specchio più evidente. Nel 2017 ha superato di 5 punti quello registrato nel 2008, che era al 12,2 per cento. Si conferma intorno al 17 per cento la disoccupazione maschile e femminile, mentre la disoccupazione giovanile (15-24 anni) è calata di 10 punti nel 2017 rispetto al 2016 (dal 56% al 46%), ma è ancora molto lontana dalla media nazionale».
Poi il dettaglio. «Il sistema produttivo continua ad arrancare. Gli occupati in agricoltura sono diminuiti di quasi 4 mila unità tra il 2016 e il 2017 e di 12 mila unità rispetto al 2008. Il numero degli occupati nell’industria è salito di 3mila unità negli ultimi due anni, ma rispetto al 2008 ha lasciato per strada 16 mila lavoratori. Il settore delle costruzioni in 10 anni ha perso 23 mila lavoratori. Il Pil pro-capite è sempre stabilmente intorno al 60% rispetto a quello riferito alle regioni del Centro-nord, a conferma del perdurare della emergenza nel Sud del paese. Anche il rapporto fra esportazioni e importazioni in Sardegna continua a evidenziare un segno negativo». Carta chiede di rimettere in moto l’economia: «Servono investimenti in infrastrutture e un piano di investimenti dello Stato e della Ue, oltre che sulla formazione, sull’innovazione, il credito e la creazione d’impresa e lavoro. Servono più Stato e più Europa e una regione che con le sue istituzioni, la politica, le organizzazioni di rappresentanza, l’intera sua comunità si unisca in una forte e determinata rivendicazione per lo sviluppo il lavoro e la coesione sociale».
Carta invoca un cambio di rotta, che ancora non vede. E chiede che si punti soprattutto sull’incentivazione del lavoro stabile. «Vorremmo misurare i progressi concretamente sul numero dei lavoratori occupati stabilmente a tempio pieno e non in occupazioni precarie, a tempo, stagionali derivanti magari da una congiuntura favorevole, che riscontra però un tessuto economico, imprenditoriale e produttivo debolissimo e non in grado di recepire neanche le politiche di incentivo presenti». Il segretario parla numeri alla mano. «Il tasso di disoccupazione annuale è lo specchio più evidente. Nel 2017 ha superato di 5 punti quello registrato nel 2008, che era al 12,2 per cento. Si conferma intorno al 17 per cento la disoccupazione maschile e femminile, mentre la disoccupazione giovanile (15-24 anni) è calata di 10 punti nel 2017 rispetto al 2016 (dal 56% al 46%), ma è ancora molto lontana dalla media nazionale».
Poi il dettaglio. «Il sistema produttivo continua ad arrancare. Gli occupati in agricoltura sono diminuiti di quasi 4 mila unità tra il 2016 e il 2017 e di 12 mila unità rispetto al 2008. Il numero degli occupati nell’industria è salito di 3mila unità negli ultimi due anni, ma rispetto al 2008 ha lasciato per strada 16 mila lavoratori. Il settore delle costruzioni in 10 anni ha perso 23 mila lavoratori. Il Pil pro-capite è sempre stabilmente intorno al 60% rispetto a quello riferito alle regioni del Centro-nord, a conferma del perdurare della emergenza nel Sud del paese. Anche il rapporto fra esportazioni e importazioni in Sardegna continua a evidenziare un segno negativo». Carta chiede di rimettere in moto l’economia: «Servono investimenti in infrastrutture e un piano di investimenti dello Stato e della Ue, oltre che sulla formazione, sull’innovazione, il credito e la creazione d’impresa e lavoro. Servono più Stato e più Europa e una regione che con le sue istituzioni, la politica, le organizzazioni di rappresentanza, l’intera sua comunità si unisca in una forte e determinata rivendicazione per lo sviluppo il lavoro e la coesione sociale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
