UNA PARTITA A POKER CON LA UE
di LUCA DEIDDA
L’atto primo è previsto per il 21 novembre, data in cui la Commissione potrebbe formulare una opinione definitiva sulla manovra italiana e proporre o meno una procedura di infrazione. Atto II: 3...
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L’atto primo è previsto per il 21 novembre, data in cui la Commissione potrebbe formulare una opinione definitiva sulla manovra italiana e proporre o meno una procedura di infrazione. Atto II: 3 dicembre riunione del Consiglio Ecofin, composto dai Ministri di economia e finanza di tutti i Paesi Ue, in cui verrà esaminata la proposta della Commissione. Si esprimerà poi il Consiglio Europeo; la decisione è politica, quindi. Cosa potrebbe succede in caso di procedura di infrazione? Dapprincipio un monitoraggio continuo da parte della Commissione con valutazione trimestrale dell’andamento della nostra finanza pubblica e relative raccomandazioni del caso; una sorta di commissariamento.
Se il nostro Paese non dovesse seguirle, scatterebbero le sanzioni. La multa massima a cui potremmo andare incontro è di 9 miliardi; lo 0.5% del Pil. C’è poi il possibile congelamento dei fondi strutturali. Una iattura visto che si tratta di fondi che vengono assegnati per finanziare programmi di investimenti volti alla crescita economica e occupazionale; quelli previsti dal programma quadro europeo 2014-2020 per l’Italia sono 73mld. Ci potrebbe essere poi lo stop ai prestiti della Banca Europea degli Investimenti; e rischiamo di perdere l’accesso al programma di acquisto titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea. Considerato lo stock di debito da rifinanziare; anche qui in termini di credibilità della nostra promessa di ripagare chi ci finanzia avrebbe conseguenze gravi. Partita la procedura di infrazione, per evitare le sanzioni, l’Italia dovrebbe attenersi alle raccomandazioni della Commissione; che potrebbero essere quelle di rispettare la regola di stabilità del debito, il che significherebbe tagliare il 3,5% del nostro debito ogni anno, una manovra da 60mld annui, dicono gli esperti. Quanti condizionali, quanta incertezza; quanta discrezionalità.
Questa partita a poker tra la Ue e uno dei suoi Paesi fondatori deve farci riflettere sul sistema di governance che la Ue si è data in materia di sostenibilità dei bilanci pubblici. Un sistema che apparentemente fissa regole stringenti a cui attenersi e poi però, nella procedura di infrazione, concede molto alla discrezionalità. La credibilità della governance europea in materia di debito pubblico sta nella credibilità del sistema di incentivi e sanzioni. Rules versus discretion: tema classico su cui gli economisti politici da tempo si confrontano. Tanta discrezionalità introduce un elemento di valutazione politica, che può minare tale credibilità; perché l’orizzonte dei politici, le persone fisiche chiamate a tali valutazioni, è spesso breve, molto più breve dell’orizzonte intertemporale su cui definire il concetto di stabilità del debito; specie quando le elezioni politiche europee sono a meno di un anno. Forse in questo spera il governo giallo-verde. Ma, attenzione: non è detto che mettere prima gli italiani sia utile ai politici europei per guadagnare consenso nel proprio Paese in vista delle prossime elezioni. Un motivo in più per pensare che, infine, la procedura di infrazione ci sarà.
Se il nostro Paese non dovesse seguirle, scatterebbero le sanzioni. La multa massima a cui potremmo andare incontro è di 9 miliardi; lo 0.5% del Pil. C’è poi il possibile congelamento dei fondi strutturali. Una iattura visto che si tratta di fondi che vengono assegnati per finanziare programmi di investimenti volti alla crescita economica e occupazionale; quelli previsti dal programma quadro europeo 2014-2020 per l’Italia sono 73mld. Ci potrebbe essere poi lo stop ai prestiti della Banca Europea degli Investimenti; e rischiamo di perdere l’accesso al programma di acquisto titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea. Considerato lo stock di debito da rifinanziare; anche qui in termini di credibilità della nostra promessa di ripagare chi ci finanzia avrebbe conseguenze gravi. Partita la procedura di infrazione, per evitare le sanzioni, l’Italia dovrebbe attenersi alle raccomandazioni della Commissione; che potrebbero essere quelle di rispettare la regola di stabilità del debito, il che significherebbe tagliare il 3,5% del nostro debito ogni anno, una manovra da 60mld annui, dicono gli esperti. Quanti condizionali, quanta incertezza; quanta discrezionalità.
Questa partita a poker tra la Ue e uno dei suoi Paesi fondatori deve farci riflettere sul sistema di governance che la Ue si è data in materia di sostenibilità dei bilanci pubblici. Un sistema che apparentemente fissa regole stringenti a cui attenersi e poi però, nella procedura di infrazione, concede molto alla discrezionalità. La credibilità della governance europea in materia di debito pubblico sta nella credibilità del sistema di incentivi e sanzioni. Rules versus discretion: tema classico su cui gli economisti politici da tempo si confrontano. Tanta discrezionalità introduce un elemento di valutazione politica, che può minare tale credibilità; perché l’orizzonte dei politici, le persone fisiche chiamate a tali valutazioni, è spesso breve, molto più breve dell’orizzonte intertemporale su cui definire il concetto di stabilità del debito; specie quando le elezioni politiche europee sono a meno di un anno. Forse in questo spera il governo giallo-verde. Ma, attenzione: non è detto che mettere prima gli italiani sia utile ai politici europei per guadagnare consenso nel proprio Paese in vista delle prossime elezioni. Un motivo in più per pensare che, infine, la procedura di infrazione ci sarà.
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