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Abusi sessuali su un quattordicenne, quattro anni e mezzo a un disabile

Abusi sessuali su un quattordicenne, quattro anni e mezzo a un disabile

CAGLIARI. Costretto su una sedia a rotelle, un ex insegnante elementare cagliaritano approfittava di un allievo quattordicenne cui doveva dare lezioni di recupero: arrestato a febbraio scorso dai...

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CAGLIARI. Costretto su una sedia a rotelle, un ex insegnante elementare cagliaritano approfittava di un allievo quattordicenne cui doveva dare lezioni di recupero: arrestato a febbraio scorso dai carabinieri di San Bartolomeo, Santino Antonio Casula è stato riconosciuto ieri mattina colpevole di violenza sessuale su minori e condannato dopo il giudizio abbreviato a quattro anni e mezzo di reclusione dal gup Maria Gabriella Muscas, che ha disposto anche il pagamento di una provvisionale di trentamila euro alla vittima e alla sua famiglia, costituiti parte civile con gli avvocati Gianfranco Piscitelli ed Ester Deplano. Il pm Nicoletta Mari aveva chiesto la condanna a cinque anni.

A indagare sulla vicenda erano stati i carabinieri guidati dal maresciallo Mauro Secci partendo dalla denuncia dei genitori del ragazzo, protagonista di un racconto drammatico. Erano settimane che il ragazzo dava segni di nervosismo, sempre di cattivo umore, tantativi continui di sfuggire alle domande del padre e della madre che cercavano di capire quale fosse l’origine del suo malessere. Finché, di fronte alle sollecitazioni dei familiari, il ragazzo s’era deciso a riferire in lacrime quanto gli era accaduto durante le lezioni, a casa del maestro: gli approcci, gli abusi, gli atti sessuali espliciti. Una sequenza di violenze che Casula - nel silenzio complice del badante, che viene processato a parte - commetteva sempre nel corso delle lezioni di recupero, malgrado la sua condizione non gli consentisse di andare al di là della sedia a rotelle. Raccolta la denuncia dei familiari e accertati i fatti, i carabinieri di San Bartolomeo inviarono un rapporto dettagliato alla Procura della Repubblica e per Casula scattarono gli arresti domiciliari, una misura alternativa al carcere legata esclusivamente al suo stato fisico.

Nel corso del giudizio il pm Mari ha sostenuto la piena responsabilità dell’imputato, inchiodato all’accusa di violenza sessuale dai racconti della vittima e dalle verifiche compiute dai militari dell’Arma.

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