Dai ragazzi in cella soltanto mezze ammissioni
di Enrico Carta
Al via gli accertamenti dei Ris sulle armi. Domani il procuratore Basso nella scuola degli assassini
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GHILARZA. Tutto è iniziato coi giovani e dai giovani ora si riparte. Risolto il caso dell’omicidio di Manuel Careddu – questo dicono le indagini e le confessioni dei ragazzi in carcere –, la missione è coinvolgere i loro coetanei. La “fuga dalla società” del gruppo che ha commesso il delitto è un problema che non si vuol trascurare. I giorni dello choc non sono ancora passati e la comunità non smette di interrogarsi dopo lo smarrimento delle prime ore. È davanti ai ragazzi delle scuole che ci sarà nuovamente modo di parlare di Manuel e delle sei persone che sono in carcere o per il suo omicidio o per la soppressione del cadavere.
Domani il procuratore della Repubblica del tribunale di Oristano, Ezio Domenico Basso, e il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Domenico Cristaldi saranno a scuola, davanti ai compagni e agli ex compagni di chi oggi è in carcere. Invitati dalla dirigente Donatella Arzedi, saranno ospiti del liceo scientifico, del liceo linguistico e dell’istituto professionale per una lezione del tutto insolita, ma in un momento come questo indispensabile perché gli stessi ragazzi hanno la necessità di ritrovare l’orientamento dopo che su di loro e sui loro insegnanti è piombata la tragedia.
In quei banchi di scuola, negli anni passati si sono seduti alcuni dei ragazzi accusati dell’omicidio. Altri come G., la diciassettenne del gruppo sedevano tra quei banchi sino al giorno dell’arresto. Il suo nome è ancora nel registro di quella classe dove oggi la sedia vuota si nota ancora di più.
Non sarà la solita lezioncina sulla legalità, in cui molti ascoltano distrattamente e altri in maniera più attenta. Stavolta l’attualità farà da calamita e l’attenzione sarà altissima. Non si parla di storie lontane, di casi che servono da esempio. Stavolta la storia è la loro, è lì ancora davanti agli occhi, viaggia continuamente nei loro pensieri. Ecco perché gli stessi ragazzi avranno bisogno di chi li aiuti a leggere la situazione da un punto di vista particolare come quello di chi ha vissuto in prima persona le indagini che da lunedì hanno iniziato una nuova fase.
Finita quella più movimentata delle intercettazioni, degli arresti, della ricerca del corpo, del ritrovamento di oggetti che fungeranno da prove, degli interrogatori e delle confessioni, inizia quella più tecnica legata agli accertamenti sui vari oggetti e sulle auto finite sotto sequestro. Al momento le analisi scientifiche affidate ai carabinieri del Ris di Cagliari sono appena iniziate e non ci sono certezze sul loro esito, motivo per cui le presunte indiscrezioni di ieri non poggiano su riscontri certi. La verità è che ancora ci si basa sulle confessioni intere o a metà fatte dagli stessi ragazzi in carcere: Christian Fodde, Riccardo Carta, Matteo Satta e i minorenni C.N. e G.C. – Nicola Caboni è agli arresti per soppressione di cadavere –. È dalle loro parole che si sa che la piccozza è stata usata per uccidere Manuel Careddu l’11 settembre. È dalle loro parole che si sa che la pala, seconda arma del delitto del lago, è stata distrutta la sera stessa dell’omicidio. È grazie alle loro parole che la piccozza è stata ritrovata in un terreno utilizzato dal padre di Christian Fodd, non lontano da quello in cui fu ritrovato il cadavere.
Domani il procuratore della Repubblica del tribunale di Oristano, Ezio Domenico Basso, e il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Domenico Cristaldi saranno a scuola, davanti ai compagni e agli ex compagni di chi oggi è in carcere. Invitati dalla dirigente Donatella Arzedi, saranno ospiti del liceo scientifico, del liceo linguistico e dell’istituto professionale per una lezione del tutto insolita, ma in un momento come questo indispensabile perché gli stessi ragazzi hanno la necessità di ritrovare l’orientamento dopo che su di loro e sui loro insegnanti è piombata la tragedia.
In quei banchi di scuola, negli anni passati si sono seduti alcuni dei ragazzi accusati dell’omicidio. Altri come G., la diciassettenne del gruppo sedevano tra quei banchi sino al giorno dell’arresto. Il suo nome è ancora nel registro di quella classe dove oggi la sedia vuota si nota ancora di più.
Non sarà la solita lezioncina sulla legalità, in cui molti ascoltano distrattamente e altri in maniera più attenta. Stavolta l’attualità farà da calamita e l’attenzione sarà altissima. Non si parla di storie lontane, di casi che servono da esempio. Stavolta la storia è la loro, è lì ancora davanti agli occhi, viaggia continuamente nei loro pensieri. Ecco perché gli stessi ragazzi avranno bisogno di chi li aiuti a leggere la situazione da un punto di vista particolare come quello di chi ha vissuto in prima persona le indagini che da lunedì hanno iniziato una nuova fase.
Finita quella più movimentata delle intercettazioni, degli arresti, della ricerca del corpo, del ritrovamento di oggetti che fungeranno da prove, degli interrogatori e delle confessioni, inizia quella più tecnica legata agli accertamenti sui vari oggetti e sulle auto finite sotto sequestro. Al momento le analisi scientifiche affidate ai carabinieri del Ris di Cagliari sono appena iniziate e non ci sono certezze sul loro esito, motivo per cui le presunte indiscrezioni di ieri non poggiano su riscontri certi. La verità è che ancora ci si basa sulle confessioni intere o a metà fatte dagli stessi ragazzi in carcere: Christian Fodde, Riccardo Carta, Matteo Satta e i minorenni C.N. e G.C. – Nicola Caboni è agli arresti per soppressione di cadavere –. È dalle loro parole che si sa che la piccozza è stata usata per uccidere Manuel Careddu l’11 settembre. È dalle loro parole che si sa che la pala, seconda arma del delitto del lago, è stata distrutta la sera stessa dell’omicidio. È grazie alle loro parole che la piccozza è stata ritrovata in un terreno utilizzato dal padre di Christian Fodd, non lontano da quello in cui fu ritrovato il cadavere.
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