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Pigliaru e Paci a Roma il governo apre a un’intesa

Pigliaru e Paci a Roma il governo apre a un’intesa

Trattativa sui 285 milioni contesi dopo il vertice al ministero: assente la Stefani L’assessore: «Incontro positivo, aspettiamo i risultati. L’isola deve pagare meno»

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CAGLIARI. Il Governo Lega-Cinque stelle sugli accantonamenti vuole trattare con la Regione. Anzi, sarà costretto a farlo, perché così ha scritto la Corte costituzionale in una sentenza: «Senza l’intesa – è la sintesi – quei trasferimenti non potranno più essere negati alla Sardegna». È per questo che, a Roma, dal ministero degli Affari regionali – dov’erano stati convocati – il governatore Francesco Pigliaru e l’assessore al bilancio Raffaele Paci sono usciti con una certezza. Questa: «La trattativa sugli accantonamenti può davvero cominciare». Soprattutto finalmente sarà possibile scoprire perché la Ragioneria generale dello Stato continua a imporre ai sardi un prelievo di 536 milioni l’anno, mentre al massimo – secondo la Regione – la «nostra quota di contributo per risanare il debito pubblico nazionale non dovrebbe superare i 251 milioni». La differenza fra le parti è quindi intorno ai 285 milioni ed è da questa cifra che dovrebbe partire, in uno dei giorni della prossima settimana, la nuova trattativa Governo-Regione. Soprattutto, a Roma, è stato raggiunto l’impegno che l’eventuale accordo dovrà essere trovato prima che le due Finanziarie, quella nazionale e quella regionale, siano approvate dal Parlamento e dal Consiglio. Quindi, è una questione di pochi giorni visto che le due Manovre sono date in dirittura d’arrivo a Roma e a Cagliari.

Il vertice. All’incontro con Pigliaru e Paci, non s’è presentata la ministra agli affari regionali Erika Stefani per sopraggiunti impegni, così s’è giustificato lo staff. Al tavolo se così seduta una folta rappresentanza di funzionari, e c’era soprattutto Salvatore Bilardo. È il direttore della Ragioneria dello Stato e sarebbe stato proprio lui a scrivere, ancora una volta, che il contributo della Sardegna – leggi accantonamenti – sarebbe dovuto essere sempre di oltre mezzo miliardo. Negli oltre 40 minuti di faccia a faccia, la Regione ha ribattuto punto su punto. In particolare, ha replicato che «i 285 milioni non sono più dovuti, perché scaduti e quindi senza avere neanche più uno straccio di motivazione». Il confronto, secondo le ricostruzioni rimbalzate da Roma, a tratti sarebbe stato aspro nei toni. Con il ragioniere capo dello Stato che ha continuato a dire: «La Sardegna non può sottrarsi dal dovere di ripianare il debito nazionale». E la Regione decisa nel rilanciare: «Può spettarci solo una parte di quanto ci chiedete ma dobbiamo capire il perché ce lo chiedete e non può essere neanche un prelievo unilaterale destinato a durare all’infinito». Anche quello dei tempi – tra l’altro pure questo indicato dalla Corte costituzionale come condizione essenziale dell’intesa – sarà uno dei punti cruciali della prossima trattativa.

Ottimismo ma vigilanza. Al rientro a Cagliari, l’assessore al bilancio Paci ha detto: «È stato un incontro positivo, almeno a giudicare dagli impegni presi dal Governo. Ora, certo, aspettiamo i risultati concreti, che sono gli unici che contano, e di sicuro non molleremo la presa» Per poi aggiungere: «Nel frattempo però è importante aver ripreso il confronto. Aspettavamo da mesi una convocazione per poter ribadire le nostre ragioni. Certo, siamo consapevoli che il Governo deve far quadrare i conti ma noi sappiamo anche che la Sardegna ha diritto a pretendere regole chiare e pagare di meno». Quanto di meno oggi è difficile da quantificare, ma se ad esempio, in questa Finanziaria, ci fosse un taglio degli accantonamenti intono ai 100-150 milioni sarebbe un ottimo successo. «Di sicuro – ha aggiunto Paci – continueremo a mantenere con forza la nostra posizione e, dopo il vertice, abbiamo qualche motivo in più per pensare che possa essere raggiunto un accordo. Se invece non dovesse esserci, andremo avanti, rifiutandoci di pagare quei 285 milioni per noi non dovuti. Lo abbiamo annunciato e lo faremo attraverso tutti i ricorsi necessari. Speriamo non serva e che si possa arrivare a un mediazione accettabile».

Rischio illusione. Per la verità anche con i due precedenti Governi di centrosinistra, Renzi e Gentiloni, le trattative erano cominciate e sembravano persino a buon punto. Però poi si sono bloccate proprio sull’entità della quota accantonamenti da ridiscutere. Stavolta l’impegno reciproco è di arrivare a una soluzione nel più breve tempo possibile e sembra essere questo quel passo decisivo che finora è mancato. Bisognerà vedere se poi sarà mantenuto dalla ministra Stefani, «Alla prossima riunione ci sarò», ha fatto sapere,e dal sottosegretario alle finanze Massimo Garavaglia, il vero mediatore fra Governo e Regione in questa complicata partita. (ua)

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