Saras più forte della crisi prima raffineria in Italia
di Giuseppe Centore
Oggi a Cagliari sarà presentata la ricerca sul ruolo dell’azienda per il territorio Nel 2017 raggiunti 7,7 miliardi di ricavi, in crescita del 45% rispetto al 2009
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CAGLIARI. È possibile misurare l’impatto globale di una azienda nel territorio che la ospita, andando oltre il numero degli addetti e il fatturato? Quale è l’influenza dei giganti industriali in aree povere e depresse? A queste e altre domande risponderà una ricerca di The European House Ambrosetti, il gruppo di consulenza più famoso in Italia, promotore ogni anno di un Forum che a Cernobbio, sul lago di Como, raccoglie il gotha della politica e dell’economia mondiale.
Oggetto della ricerca, peraltro da lei commissionata, è la Saras. Lo studio, denominato “Il valore della Saras per la crescita del territorio”, sarà presentato oggi a Cagliari, alla presenza dei vertici Saras e della Regione in un seminario dove verranno illustrati e analizzati in dettaglio quattro dimensioni rilevanti di creazione di valore: il contributo al capitale economico, al capitale sociale, al capitale cognitivo e al capitale ambientale, secondo un modello interpretativo sviluppato da The European House – Ambrosetti e già applicato ad altre realtà industriali e di servizio.
Ambrosetti ha prodotto un voluminoso report di cui è possibile conoscere a grandi linee i contenuti. Se la Saras riesce a essere la prima raffineria in Italia, con un quinto di volumi lavorati sul totale, e se è riuscita a non far parte dell’elenco delle aziende di raffinazione che in questi ultimi anni in Europa hanno chiuso o sono state riconvertite, ciò si deve, secondo Ambrosetti, alla capacità di Saras di sapersi adattare ai mutevoli scenari geopolitici, regolatori e tecnologici, con capacità di visione e flessibilità e senza mai venir meno ai propri impegni di investimento in sicurezza e tutela ambientale. «In questo percorso di evoluzione storica, alcuni passaggi sono stati fondamentali, in quanto connotano le caratteristiche di Saras come realtà industriale resiliente, sostenibile e attenta alla creazione di valore per i propri portatori di interesse interni ed esterni.
Tra i diversi momenti fondamentali per Saras uno di questi è il 2001, quando si avvia l’impianto di gassificazione a ciclo combinato cogenerativo per la produzione di energia elettrica, che oggi contribuisce al fabbisogno elettrico del 46% della Sardegna, ma che soprattutto ha rappresentato, sia per il sistema di immissione privilegiato dell’energia nel sistema nazionale, che per le sue caratteristiche, uno strategico polmone finanziario che ha consentito a Saras di stare a galla anche quando il mercato della raffinazione ha creato difficoltà nei bilanci.
Da allora ci sono stati altri passi, dal rafforzamento del sistema commerciale (con l’apertura di una sede ad hoc a Ginevra), all’acquisizione dell’impianto Versalis, alla nascita di un polo autonomo che svolge attività di trading indipendente sui prodotti petroliferi, sino alla recente rivoluzione digitale.
Grazie a queste trasformazioni e al continuo sviluppo delle attività esistenti, la dimensione economica diretta di Saras ha raggiunto 7,7 miliardi di euro di ricavi nel 2017, in crescita del 45% rispetto al 2009. Tale dimensione Saras tra i primi 15 gruppi italiani e al terzo posto nel settore Oil&Gas (primo se si considera la raffinazione).
L’export per Saras rappresenta l’81,8% delle esportazioni della Sardegna. La scelta di aprirsi ai mercati internazionali, sviluppando la capacità di produrre diversi tipi di prodotti raffinati e di acquistare molteplici qualità di greggio da svariati Paesi nel mondo, ha connotato le strategie di Saras negli ultimi 10 anni. Il valore aggiunto, anch’esso in forte crescita (+43% nel 2017 rispetto al 2009) viene ridistribuito sul territorio nazionale attraverso gli investimenti, 800 milioni nel triennio 2018-2021.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Oggetto della ricerca, peraltro da lei commissionata, è la Saras. Lo studio, denominato “Il valore della Saras per la crescita del territorio”, sarà presentato oggi a Cagliari, alla presenza dei vertici Saras e della Regione in un seminario dove verranno illustrati e analizzati in dettaglio quattro dimensioni rilevanti di creazione di valore: il contributo al capitale economico, al capitale sociale, al capitale cognitivo e al capitale ambientale, secondo un modello interpretativo sviluppato da The European House – Ambrosetti e già applicato ad altre realtà industriali e di servizio.
Ambrosetti ha prodotto un voluminoso report di cui è possibile conoscere a grandi linee i contenuti. Se la Saras riesce a essere la prima raffineria in Italia, con un quinto di volumi lavorati sul totale, e se è riuscita a non far parte dell’elenco delle aziende di raffinazione che in questi ultimi anni in Europa hanno chiuso o sono state riconvertite, ciò si deve, secondo Ambrosetti, alla capacità di Saras di sapersi adattare ai mutevoli scenari geopolitici, regolatori e tecnologici, con capacità di visione e flessibilità e senza mai venir meno ai propri impegni di investimento in sicurezza e tutela ambientale. «In questo percorso di evoluzione storica, alcuni passaggi sono stati fondamentali, in quanto connotano le caratteristiche di Saras come realtà industriale resiliente, sostenibile e attenta alla creazione di valore per i propri portatori di interesse interni ed esterni.
Tra i diversi momenti fondamentali per Saras uno di questi è il 2001, quando si avvia l’impianto di gassificazione a ciclo combinato cogenerativo per la produzione di energia elettrica, che oggi contribuisce al fabbisogno elettrico del 46% della Sardegna, ma che soprattutto ha rappresentato, sia per il sistema di immissione privilegiato dell’energia nel sistema nazionale, che per le sue caratteristiche, uno strategico polmone finanziario che ha consentito a Saras di stare a galla anche quando il mercato della raffinazione ha creato difficoltà nei bilanci.
Da allora ci sono stati altri passi, dal rafforzamento del sistema commerciale (con l’apertura di una sede ad hoc a Ginevra), all’acquisizione dell’impianto Versalis, alla nascita di un polo autonomo che svolge attività di trading indipendente sui prodotti petroliferi, sino alla recente rivoluzione digitale.
Grazie a queste trasformazioni e al continuo sviluppo delle attività esistenti, la dimensione economica diretta di Saras ha raggiunto 7,7 miliardi di euro di ricavi nel 2017, in crescita del 45% rispetto al 2009. Tale dimensione Saras tra i primi 15 gruppi italiani e al terzo posto nel settore Oil&Gas (primo se si considera la raffinazione).
L’export per Saras rappresenta l’81,8% delle esportazioni della Sardegna. La scelta di aprirsi ai mercati internazionali, sviluppando la capacità di produrre diversi tipi di prodotti raffinati e di acquistare molteplici qualità di greggio da svariati Paesi nel mondo, ha connotato le strategie di Saras negli ultimi 10 anni. Il valore aggiunto, anch’esso in forte crescita (+43% nel 2017 rispetto al 2009) viene ridistribuito sul territorio nazionale attraverso gli investimenti, 800 milioni nel triennio 2018-2021.
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